E' da un po’ che ci penso: mi chiedo cosa fare di questo spazio. E' che faccio fatica a scrivere, faccio fatica a mettere in ordine, come prima invece mi veniva facile, quello che osservo. Mi accorgo di scrivere cose che, se le leggessi altrove, troverei molto stupide e affatto interessanti. Mi accorgo di allontanarmi pian piano da tutte le persone che in rete ho conosciuto e di usare sempre meno i social network che per lungo tempo hanno riempito il mio bisogno di comunicare. Poi mi guardo intorno ed osservo che non sono l'unica a sentire questa cosa. Ne hanno già parlato altri. Faccio fatica anche a scorrere i miei feed, e a volte mi chiedo anche perché ne tengo alcuni che non leggo praticamente mai.
Mi chiedo se questa mia stanchezza sia legata al bisogno che ho di vivere più real life (e al contempo intessere relazioni con un samsung, ad esempio
), o forse sia indipendente. Magari dovuta alla difficoltà che ho di lasciar davvero intendere quel che vorrei comunicare. E mentre il mio compagno di lab dice che gli piace un sacco come rendo le cose, come parlo, come mi esprimo, io mi convinco sempre più che non è certo questo - e non lo sarà in futuro - il mio ruolo. Comunicare, in modo diretto, non fa per me. D'altra parte, questa mia difficoltà si vede pure quando a pranzo con i miei parenti mi nascondo in cucina a lavare i piatti pur di non cadere nelle banalità dei discorsi di tutti i giorni, e soprattutto pur di evitare domande a cui non ho voglia di rispondere, forse per presunzione, forse per timidezza. Ma sto divagando.
La questione aperta, ancora più aperta dopo una breve discussione con AleAllaRicercaDiUna.k.a., è quanto bisogno ho di questo spazio, quali sono le ragioni per cui ancora lo alimento e verso quali lidi voglio dirigerlo. Infatti almeno questo per ora è sicuro: non buttarlo via, perché è parte di me, e non si butta nulla (anche se qualcosa la rinnegherei, sono sincera).
Rifletto allora a voce alta, magari immaginando che chi mi legge e resta silenzioso possa aiutarmi a capire quello che oggi non capisco.
Quanto ho bisogno di questo spazio non lo so esattamente. So che mi piace. Solletica la mia vanità e riempie il mio tempo. Mi lascia parlare quando magari nessuno mi ascolta e pensare ad alta voce senza dover censurare il mio pensiero. (qui poi sorgono altre domande e mi chiedo quanto censuro, perché censuro, quanto lascio filtrare di me e della mia vita privata, quanto è giusto che giò avvenga, quanto sono responsabile di quello che dico, ed è evidente che è ancora poco, dato che faccio fatica all'idea che tutti proprio tutti sappiano che stellakeride sono io e che io sono stellakeride).
Quali sono le ragioni per cui lo alimento (ed ancora lo alimento)? E' cercare di descrivere quello che vedo attraverso i miei occhi. Filtrarlo, interpretarlo, e da queste analisi capirlo meglio.
Allora mi accorgo che per fare queste mie analisi e dare queste mie letture è necessario dedicare del tempo, fermarsi a riflettere e non buttare giù quattro righe. Ed è vero anche che è passato il tempo dei post-flusso-di-coscienza, ed è maturata in me l'esigenza di rileggere e rileggere e rileggere ancora. E più spesso ancora di pensare e ripensare e ripensare ancora prima di scrivere. Così, rimangono su un post-it le note che prendono, perché un giorno vorrei raccontare di questo e di quest'altro, e non lo faccio mai. E sembra che sia come tutte le cose della vita. Mi dico un giorno farò l'inter-rail e poi scopro che già non posso farla più (o meglio posso farla, ma comprare un biglietto da adulto non è la stessa cosa, ed ormai non ho più l'età per il biglietto da young :( ) e così mille altre cose.
Mi resta dunque da capire dove voglio andare. Ed ancora non lo so.
