C'è questo tizio, si chiama Paul, ha un anno meno di me e segue i miei stessi corsi. Da quando sono qui non ha mai cambiato stile: camicia abbottonata fino all'ultimo, nera o bordeaux, con le maniche troppo corte per le sue braccia e rigosoramente abbottonate anch'esse. Ridacchia, guarda l'orologio e poco ci manchi che non cominci ad abbagliare il prof giocando col sole. Ha la pelle pulita, senza tracce di acne. Forse ancora non è entrato nell'adolescenza, questo spiegherebbe tutto. Non rivela le sue preferenze politiche, come se sapere per chi ha votato alle presidenziali potesse cambiarmi la vita. E' impersonale. Insomma, mi sembra proprio un inetto. E stamattina mi ha fatto perdere le staffe con i suoi cliché italia=mafia. Insinuando tra l'altro che finirò troppo tardi i miei studi e che quindi, dopo la laurea, dovrò passare direttamente alla pensione. Precisando che lui, studente medio, non spiccica mezza parola d'inglese e che quindi le nostre inutili conversazioni (che muoiono più che altro perchè io mi allontano stizzita) sono cominciate solo dopo che io ho cominciato a spicciare due parole e mezzo di francese. E' la perfetta incarnazione di chi, non sapendo nulla, pretende di sapere tutto.
