martedì, 27 maggio 2008, 16:34
stress, ing


Come altrimenti definire il coraggio di incidere - nero su bianco - cognome, nome, matricola nell'elenco dei prossimi che prossimamente sosterranno l'Esame (si noti la E, rigorosamente MAIUSCOLA) di Ingegneria Sismica?

(peraltro, con il prof - l'uomo più figo della Facoltà - che tossiva dietro la porta mentre parlava a telefono e parlava di bulloni. Giuro, erano bulloni).

Si vabbè ma tanto poi non mi ci siedo. Si sa, no?

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venerdì, 23 maggio 2008, 15:03
laboratorio, ing , conneries


Il prof entra in lab. stamattina
- sei pallida, com'è?-
-no, professo', normale-

Passato del tempo, dopo pranzo, all'improvviso apre la porta.
-ho capito perchè sei palida- (con faccia da lampadina)
-perchè, professo'?-
-perchè oggi sei più scoperta, e siccome sei bianca, ma proprio bianca, sembri pallida-
-ah.-

intanto, Amica arriva in lab, mentre questo teatrino si consuma. Mi fa:
-oh ma che c'hai, sei viola!-
-...-

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venerdì, 23 maggio 2008, 11:10
conneries


Ecco. Appunto. Io pensavo fosse una bella giornata.
E invece forse no.

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giovedì, 22 maggio 2008, 22:50
casa


Le due ore passate intorno all'armadio, mentre invece era prevista piscina e poi vabbè, cambiato programma, hanno prodotto quanto segue:

Sacco di roba da buttare, contenente:
  • n.2 calzini spaiati (esattamente uno rosa scattoso e uno blu sbiadito)
  • n.2 paia di calzini in lana, uno marrone uno rosso (confesso: quello rosso aveva la nocchetta al lato, poi staccata per un pò di dignità)
  • n.2 pezzi dell'ultimo jeans acquistato, tagliati perchè, ahimè, i jeans acquistati sono sempre troppo lunghi.
  • n.3 reggiseni consumati ed inutilizzabili, due bianchi ed uno nero, rigorosamente uguali.
  • n.1 accappatoio celeste e malandato (c'ha un buco, confesso)
  • n.1 short che in origine non era proprio short ma comunque non ha mai avuto una lunghezza utile ed utilizzabile
  • n.1 pantaqualcosa usato in palestra svariato tempo consunto e scolorito
  • n.1 pantalone beige molto amato, ma ormai non più usato
  • n.1 pantalone di velluto nero a costine, consumatissimo. Cerniera rotta sostituita da bottoni a pressione da me maldestramente cuciti ad arte. Non è mica una contraddizione, eh, per cucire maldestramente ci vuole arte.
  • n.1 camicia beige che col tempo ha cambiato forma
  • n.1 t-shirt manica lunga "hearts" benetton. Bellina, mi dispiace quasi.
Sacco di roba da controllare, contenente:
  • n. 2 (e dico 2) camicie di flanella squadrate ma calde (ammetto, calde)
  • n. 1 completo gonna-casacca di velluto liscio ROSSO. io e l'albero di natale in pratica
  • n.1 sottospecie di tailleur indossato a matrimonio di cugino. Dovrei cercare di bruciare le foto di quel matrimonio. indecente!
  • n.1 minigonna di velluto a costine verde militare (o verde vasco, che dir si voglia) (o verde in altro modo...)
  • n.1 pantalone marrone praticamente nuovo ma anche immettibile causa modello strano
  • n.1 gonna nera elegantina, bella, ma non mi va
  • n.1 maglia a righe orizzontali. C'è ancora il targhettino. Regalo (non felice) per il mio compleanno. Sì, mia zia.
  • n.1 maglia elegantissima di velo, un pò strana. Un matrimonio e 4 anni di cassetto.
Ah. Da buttare anche un paio di ciabatte invernali, un paio di infradito praticamente diventati sogliole, e paio di infradito scomodissimi (ma carucci).


#update#: è che mi sa che ho cambiato idea. magari la minigonna e la gonna nera me le tengo.

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giovedì, 22 maggio 2008, 17:08
gente, ritratti, laboratorio, ing


No, i soggetti strani (esempi qui, qui, qui,qui e qui ancora) non esistono solo lontano. Sebbene sia molto più facile individuarli, si tratta solo del gioco dei numeri. Se però sei fortunato (si, lo so, sto dicendo che sono fortunata. Ma ovvio che la questione dipenda dal puntodi vista: fortunata a trovare i soggetti strani, ecco, è solo perchè poi ci posso scrivere un post, ecco, mica che in senso assoluto lo sia. Solo per i post).
Dicevo. Un soggetto strano è capitato, data la fortuna, da queste parti. Insomma, a dire il vero ci capita spesso. Ormai almeno una volta a settimana viene a trovarci in laboratorio. Poveraccio, mica divertente quello che fa, scansionare vecchie carte enormi ed ammuffite recuperate in qualche buco d'archivio puzzolente e polveroso.
Ma gli tocca, è evidente.
Vabbè, insomma, lui arriva. Poggia lo smanicato grigiastro contenente il giubbino di jeans su una sedia. Va a sedersi su un'altra sedia. Dovessimo mica formalizzarci? Qua quante sedie vuoi. A quel punto mi sposto, dato che il pc da cui si controlla lo scanner (pc senza periferica altra che lo scanner ed un remotissimo cavo di rete che non funziona proprio sempre sempre. pc che, si badi, è di quelli con il case che poggia sotto lo schermo, quasi tipo così diciamo) è proprio sulla scrivania dove lavoro io di solito. Gli lascio il campo, ma ovunque poi mi sposti me lo trovo intorno: prima apre un cassetto per prendere il trincetto. Che ovviamente è sulla scrivania nel portapenne. Poi chiede la custodia di un cd per usarla come riga. E già, ha bisogno di tagliare delle cose (le carte vecchie enormi ammuffite) e siccome l'ultima volta che è venuto non ha trovato nè riga nè forbici, oggi ha ben pensato di venire ugualmente senza nulla.
Però ammetto che ha fatto un progresso: oggi non tuta, ma jeans. Sempre fedele all'odore di casa vecchia e saponetta.

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giovedì, 22 maggio 2008, 10:14
specchio


O resterai più semplicemente

dove un attimo vale un altro

senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere

o finalmente sceglierai.

 

Mi sono seduta su una poltroncina, e ho lasciato la mia gamba pulsare mentre accanto a me maturavano proposte. Ho ascoltato con emozione. Ho sentito il desiderio di avere una figlia, e chiamarla Nina, e ci ho pensato per strada, intensamente.

Ho affrontato. Seduta su una sedia rossa, ho ascoltato in silenzio che mi si parlasse di me. E ho ricordato.

 

C'era la prof di inglese una volta che mi diceva di non mettere il mio futuro negli stessi cassetti in cui ho messo il passato. Lasciarlo andare, così come viene, perché ancora non è arrivato e ora c'è solo il presente.

 

E' faticoso.

 

C'era poi di fronte alla sedia rossa una persona che mi diceva di aspettare, perché ancora non è arrivato il momento di ogni cosa, ed ogni cosa non va affrontata prima che arrivi.

 

Fasciarsi la testa prima di cadere, ecco cosa faccio. Come quando da bambina ubbidivo, e se cadendo non riuscivo a mettere le mani davanti, sapevo che sarei stata rimproverata. Perché si cade mettendo le mani davanti, è la prima regola. 

 

Vivo così, mettendo le mani davanti e costruendo la realtà di ragioni sottese ai comportamenti che assumo e alle scelte che faccio.

 

Anche quando non scelgo.

 

Allora, ora lo so. Non disperdere le energie, ma concentrarmi, un obiettivo per volta. Una cosa per volta. Calmare l'entusiasmol'angoscialafrenesialapaura che ogni istante mi assalgono e mi spingono oltre. Non la corrente, ma la mia forza di nuotare. Non la spinta dell'acqua, ma la mia capacità di controllare la direzione.

 

Sono tornata in piscina, allora. E nuotando e stancandomi e leggendo e guardando e parlando e vivendo ho capito.


Il verde rigenerato sulle colline è dentro di me.


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martedì, 20 maggio 2008, 23:39
specchio


Arriva ad un certo punto, e non si può più tornare indietro.

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mercoledì, 14 maggio 2008, 17:17
conneries


E' stato un colpo al cuore. All'improvviso, senza che me lo aspettassi, mentre mi concentravo a coccolare il plotter capriccioso. Lui mi chiama e mi dice che sull'altro computer tutti i problemi di georeferenziazione che c'erano sul mio, bè, non c'erano più. Nessuna ombra di errore, nessuno spostamento non previsto. Ogni punto coincidente. 
Il mio pc mi ha tradito. E continua a tradirmi sotto i miei occhi, mostrando un'ortofoto là dove non è e impedendo a tutti i costi e con tutti i mezzi che possa coincidere con degli stupidissimi e rozzi confini comunali.

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mercoledì, 14 maggio 2008, 13:28
grandi veritĂ 


Dicevamo della competenza. Ecco, appunto.

BeAd & BrEkfast.   Ecco cos'ho trovato stamattina.

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martedì, 13 maggio 2008, 12:29
potenza, da grande


Se fosse davvero vero quel che ho sentito dire poco fa nei corridoi dove si consumava un mezzo caffè, sarei addolorata e offesa. Ma, nonostante "non abbia avuto la fortuna di essere sua allieva" come mi scrisse tempo fa lui stesso nella prima pagina bianca qui dentro, bè, posso essere un buon professionista comunque. E avere la speranza che con le mie forze e con le forze di quanti sono simili a me, il sostrato culturale della città, se è proprio così basso, possa diventare migliore.

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domenica, 11 maggio 2008, 19:44
specchio


Attraversavo la piazza alle dieci meno un quarto meravigliata ancora per il caloroso saluto che due belle ragazze, amiche di amici, mi avevano appena rivolto, convinta di non poter mai aver fatto loro una grande impressione, ed ancora più meravigliata perché proprio oggi discutevo del fatto che faccio estrema fatica a sviluppare la mia vita sociale. Per quanto mi sforzi di uscire e conoscere gente, rimango per la maggior parte del tempo silenziosa nel mio cantuccio ad osservare e trovo difficile inserirmi nel discorso e dire la mia, sarà perché non sono convinta che la mia sia interessante, sarà perché magari non la si trova interessante e non me la si chiede, sarà perché poi in fondo, osservare è proprio una cosa che mi piace.

Quello che mi turba, tuttavia, è quanto io non riesca a mettere a frutto questa osservazione e sia ben lungi dal capire la natura umana e, più banalmente, la natura delle persone che mi circondano. Così, dopo aver etichettato quelle due fanciulle come due snob, ieri sera ho dovuto ricredermi, e mentre cercavo un contatto con una persona che pensavo amica, ho dovuto ricredermi ancora una volta, ed aprire gli occhi sul fatto che la realtà che osservo è continuamente permeata dal mio modo di volerla vedere. Mio zio direbbe che sono una costruttrice di realtà, come dice di mio padre, e sebbene sentirmi simile a lui (mio padre, mica mio zio :p) mi affascina in qualche modo, allo stesso tempo mi devasta se analizzo criticamente il suo modo di stare in società. E mi dilania ancora di più quando poi, seduti di fronte allo stesso tavolo nelle famose situazioni di famiglia che tanto mi turbano e che vanno spesso sotto il nome di pranzi della domenica, leggo nei miei gesti i suoi gesti e nel mio modo di sentirmi fuori posto il suo modo di sentirsi fuori posto.


Mi turba poi anche il fatto che, passeggiando piacevolmente e a lungo con notevoli parlatori, sebbene io riesca a parlare, arrivo ad un punto in cui innalzo un muro e tengo per me le mie ragioni e le argomentazioni delle mie prese di posizione, passando forse per strana o pazza quando invece non lo sono (credo) e soprattutto quando sarebbero un'ottima maniera di diventare l'elemento portante della discussione e non quello portato, lasciando peraltro l'impressione di essere superficiale ed immatura quando invece - pur essendo superficiale e immatura - lo sono molto meno.

 

Infine, ragionando su questa mia natura schiva ed esibizionista al tempo stesso, mi domando quando sarò capace di passare tante serate come davvero mi piacerebbe passarle, senza timore di uscire senza una compagnia definita: uno sgabello, una birra - rossa, piccola - la luce bassa ed il bancone di legno consumato di un pub popolato di gente che scambia pensieri, parole e tintinnii di bicchiere.


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giovedì, 08 maggio 2008, 19:24
stress, laboratorio, ing


Dico io, se c'è una cosa per cui tutti quanti rompono le scatole agli ingegneri è che sono tutti precisini etc etc. E ma perchè allora gli unici due che non lo sono mi sono capitati a me?
Mi spiego: il lavoro che sto svolgendo in questo momento consiste nel prendere delle "cose" che sono su delle carte e inserirle in un database geografico. Semplice, magari un pò oneroso per la quantità di "cose" ma semplice.
Questo pensavo all'inizio. Tuttavia, dicevo, ci sono questi due che dell'esame di disegno hanno dimenticato tutto, e non è che gli si chiedesse molto in questo momento, giusto un paio di proiezioni ortogonali, neh. Per farla breve, è tutto il pomeriggio che armeggio con una scolorita e stropicciata carta formato A0 (ma mi sembra pure di più, che devo dire) alla ricerca di queste "cose". Le linee che le identificano si incrociano ed intersecano e girano e tornano su se stesse ed io le coloro e le seguo e le ricontrollo. Infinita pazienza insomma (parentesi: stavo alla macchinetta a prendere una coca, che c'avevo bisogno di caffeina ma non volevo il caffè ed ecco che punto il kinder pinguì e mi dico evvai ora mi rilasso un attimo con questa cosa cioccolatosa e faccio per trovare 10cent nel fantastico portafoglio parigino che fa di me "la ragazza col portafoglio pylones"e mi arriva un prof che mi ferma e mi fa eccavolo mi è sfuggito che ti avevo promesso di mandarti quella cosa e blah blah ma che stai facendo ma lo so che al tuo piano la macchinetta non c'è e vieni a fare rifornimento qui e blah blah, insomma m'ha intimidito ecco tutto e niente kinder pinguì). Vabbè, mi arriva l'ingegnere capo e mi fa "ma che stai a fa' le proiezioni?".
credo che non abbia mai ricevuto uno sguardo tanto incazzato da me ecco. Tzè.

Vabbè, torno alla carta va. Ho perso il filo. (e ovviamente pure la linea che stavo seguendo. stress)

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mercoledì, 07 maggio 2008, 22:23



Ho dimenticato le candeline per la torta di papà.

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mercoledì, 07 maggio 2008, 21:15
casa, dedicato a, laboratorio


Ecco, ho apparecchiato con la solita cura la tavola, lisciando i piatti bianchissimi e posandoli sulla tovaglia che ho scelto. E' il compleanno di papà, siamo 12 a tavola, e la tavola è stretta.
Giornata lunga. Ho apprezzato coraggio e un pizzico di incoscienza che non fa mai male, e ne ho apprezzato le ragioni più profonde, quelle che tanto contesto e combatto. Ho alzato la voce con chi stamattina è arrivato in ritardo e mi ha deluso. Ho bisogno di riposo, ma andrò a letto tardi. Ho emozione, perchè questo qui è mio cugino.
(ho anche nervosismo, perchè un altro cugino, di tutt'altra pasta e di tutt'altro sangue è venuto qua a dirmi come fare la ricerca su google. Lui a me, capito? ah, vabbè.)

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martedì, 06 maggio 2008, 10:08
stress


Troppi pensieri si affollano nella mia mente...
non mi lasciano stare
non mi fanno sognare,
voglio solo abbandonare la realtà e
seguire la mia anima
che
uccide l’inquietudine
di vivere,
di essere soli e cambiare,

per tornare leggeri come l’aria


Mettiamo una cosa in chiaro: una nottata come quella trascorsa era proprio un sacco di tempo che non la passavo. E' cominciata che avevo sete. Poi mi è venuta la bella idea di guardare l'ora. Ed è lì che ho scoperto che il mio cellulare giaceva con la batteria carica ma privo di vita. Ha continuato a dirmi "insérez une carte SIM" e continua tuttora e mi fa venire un nervoso. Vabbè, mi dicevo, ci penserò domattina. E mi sono rimessa a dormire. Mannaggia! Un incubo con i fiocchi proprio, curato nei minimi dettagli, un'ansia allucinante. Mi sono svegliata sudatissima agitata e col mal di stomaco. Non sapevo nemmeno l'ora, visto che signor telefono era sempre morto. Dunque ho acceso il pc. Unica nota dolce, perchè il jet lag era favorevole e lei era disponibile ad una chiacchiera. Sapesse quanto mi manca! Vabbè. Poi ho dormito un altro pochetto, ma male male, e al risveglio 'sto cielo grigio. uff. E il traffico, eh.
Bella giornata, comunque.

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