Scrutando le tracce di felicità che ancora si intravedono, ne misuro la penuria. Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane.
Italo Calvino, Le Città Invisibili







| Your Personality Profile |
![]() Always unsatisfied, you constantly try to better yourself. You are also a seeker of knowledge and often buried in books. You tend to be philosophical, looking for the big picture in life. You dream of inner peace for yourself, your friends, and the world. A good friend, you always give of yourself first. |

), siamo entrati a bere il thè a casa di certi signori ed abbiamo fatto una chiacchiera con vecchi sindaci della città, ci siamo arrampicati tra i muretti e le sterpaglie ed abbiamo incontrato possibili lavori da fare (a proposito, ma poi com'è finita?). Abbiamo scattato un sacco di foto e cercato di capire come cavolo erano 'sti setti benedetti. Abbiamo cercato il numero civico del nostro edificio n.62 e ce lo avevamo anche in una foto. Abbiamo fatto ipotesi e contro-ipotesi, abbiamo ricontrollato i calcoli. Ho sbagliato un sacco di calcoli. Abbiamo sovrastimato la popolazione. Ci siamo stancati un sacco. Abbiamo staccato per sbaglio prese della corrente senza richiesta e abbiamo assorbito onde elettromagnetiche oltre il necessario (
). Abbiamo dato un sacco di fastidio al Laboratorio e abbiamo stampato due volte la relazione. 
Caro Professore,
Le scrivo ora, dopo aver registrato il mio imbarazzante 18, per dirLe alcune cose che penso, e che ci tengo Lei possa conoscere.
Il Suo corso è stato per me l'ultimo corso da seguire, l'avevo lasciato alla fine del mio percorso per ragioni varie (non ultima l'impegno che Lei richiede, e che rende davvero difficile tenere il passo mentre si seguono altri corsi), e l'ho vissuto quindi come una sorta di confine che ancora mi teneva separata dal passare dallo stato di studentessa allo stato di prossima laureanda e poi, magari, di ingegnere. Anche per questo ho deciso di registrare un voto così basso - per la prima e spero ultima volta nella mia vita.
Ho faticato molto, conscia delle mie lacune nel campo della matematica, e soprattutto difronte alla difficoltà che uno studente che in Italia frequenta il Liceo Classico come me spesso ha nel manipolare e giocare un po’ con l'esercizio davanti a sé. Ho guardato spesso quel foglio davanti a me e ho cercato di non averne paura, ma non nascondo che molte volte l'ho provata...
Ho cercato di rimanere trasparente ai suoi occhi, con il terrore di essere invitata alla lavagna e allo stesso tempo con la consapevolezza che la lavagna è per noi un'opportunità e un momento di riflessione più consapevole, e la voglia di sentirmi pronta per poter alzarmi e venire spontaneamente a risolvere un esercizio.
Quella prontezza però non l'ho mai trovata, non l'ho mai sentita mia, e ho continuato a cercare di essere trasparente fino all'ultima lezione. E' lì che mi sono accorta di provare dispiacere per non essere riuscita a dimostrarLe di aver capito almeno un po’ di quello che Lei ci ha insegnato (cosa che evidentemente non ho saputo fare nemmeno con il mio compito :) ). E' stato in quel momento che ho deciso che, allorché avessi superato il mio esame e registrato il mio voto, Le avrei scritto.
E allora eccomi qua.
I cioccolatini che ci ha portato, le sue ramanzine di fronte ai nostri errori, il suo entusiasmo per quei matematici francesi o di qualsivoglia nazionalità di cui ci parlava, e quello che alla fine ci ha raccomandato, di studiare, per essere dei buoni ingegneri, perché il nostro Paese ne ha bisogno…
Per tutto questo (e perché ora so un sacco di cose in più di quel mondo misterioso e affascinante di cui Lei si occupa) volevo solo dirLe grazie.
Il ricordo si sa trasfigura la realtà la verità se ne sta sulle stelle più lontane
E vado a fare un giro in un supermercato bruttissimo, cerco dei contenitori di plastica che qualcuno ha comprato e sono troppo carini per portarmi il pranzo in giro, alla ricerca di una casa, come dice l'architetto, che a casa non ho.
Ci rimane una città un lavoro sempre uguale una canzone che fa sottofondo all'indecifrabile
E poi mi sono rintanata sotto il piumone, tartaruga, e ho guardato il prezzo del biglietto, ho detto ok, se è sotto un certo limite io prendo e parto. Senza dovermi sentire in colpa solo perché vederti significa prendere un aereo ed avere bisogno di percorrere così tanti km. Ho guardato Harry Potter, l'ho mischiato con i discorsi seri, ho fritto le patatine smile.
Sfreccia in cielo un aeroplano io ti amo e non ti penso mai Penso a quello che ci resta vola l'aeroplano va lontano vola su Baghdad noi voliamo invano.
E vorrei chiamarti, raccontarti di questa rabbia che sento oggi addosso, che vorrei urlare a volte, quando le persone intorno non si accorgono e io non riesco proprio a capire. E comincio a scriverti e poi butto tutto, e cambio idea e non voglio appigliarmi a niente, io appigli non ne voglio. E non è giusto che sia tu.
Stupidi noi che piangiamo disperati che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa la nostra esperienza a che cosa servirà.