venerdì, 29 febbraio 2008, 01:07
specchio


Scrutando le tracce di felicità che ancora si intravedono, ne misuro la penuria. Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane.

Italo Calvino, Le Città Invisibili


 



Ho guardato, vi ho osservato. Vi ho scattato delle foto mentre ricordavate i tempi andati. Ho sofferto per il tempo andato e ho tremato per il tempo a venire.


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giovedì, 28 febbraio 2008, 21:40



Your Personality Profile
You are dignified, spiritual, and wise.
Always unsatisfied, you constantly try to better yourself.
You are also a seeker of knowledge and often buried in books.

You tend to be philosophical, looking for the big picture in life.
You dream of inner peace for yourself, your friends, and the world.
A good friend, you always give of yourself first.
The World's Shortest Personality Test

Oh, grazie @catepol :)

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lunedì, 25 febbraio 2008, 14:44
stress


ma sono talmente nervosa che ho dimenticato tutto quello che avevo pensato di scrivere certa di poter poi beneficiare dell'effetto  della liberazione.
Voglio dire: non solo il mio peso è lievitato (insieme chiaramente ai cm di girovita), ma lo scopro durante una serata piuttosto sofferente, e che fa da preludio alla prima giornata di studio dell'esame più brutto mai pensato.
Si, ecco qual è il punto: studiare ingegneria sismica sapendo che comincio ora e non si sa quando finirò è un elemento di ansia e delirio, che mi induce a mettere in discussione ogni scelta. E per soffocare ogni gioia e mortificare i miei sensi, mi sono premiata con un piatto di 12 rigatoni sconditi ed una voluminosa insalata pallida e ruvida (nel senso che non scivola, non c'è olio). Finisco con tisana al finocchio. Compatitemi.
(e questo post continua a mortificarmi, non ne sto traendo alcun giovamento, e tanto per continuare a brontolare, mi aspetta primissimo pomeriggio in macchina (che è calda con questo sole e non la sopporto io 'sta cosa) con mia madre, che devo accompagnare dal meccanico e riaccompagnare a casa. anf. anf.

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domenica, 24 febbraio 2008, 23:17
dedicato a


C'è questo zio che ieri ha compiuto 79 anni, ed oggi ci siamo ritrovati per festeggiarlo. Io non so di che colore aveva i capelli, me li ricordo sempre così, bianchi. Mi ricordo di quando giocava a carte, mi ricordo le sue guance rosse e il suo solito "pace e bene, fratelli".
E' malato, e stare seduta accanto a lui è stato doloroso stasera. Ed è un dolore che non riesco ad analizzare, non riesco a capire. Non è pena, non è una vera sofferenza.
Poi, ad un tratto, sono uscite delle vecchie foto in bianco e nero, quelle piccoline, con i bordi smerlettati. Delle foto stupende, delle immagini di vitafelice. Bambini floridi, mare spumoso, matrimoni e viaggi di nozze, brindisi, prati. E' stato un contrasto così forte, quello che era e quello che è, che non so, non riesco a realizzare. Mi sento solo terribilmente in colpa per aver continuato a pensare tutta la sera che magari questo è l'ultimo compleanno, e i suoi figli, che tanto non riconoscerebbe, sono lontani. 

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domenica, 24 febbraio 2008, 11:09
dedicato a, laboratorio, potenza, ing




Anche questo è andato. Ci abbiamo lavorato a lungo. Ci siamo lasciati arrossare dal sole (e lo so che ve lo ricordate di quella mattina che sono tornata a casa con una striscia bianca che mi attraversava tutte le spalle da sinistra a destra), e ci siamo presi anche un sacco di freddo, trovando riparo in certi portoni, ci siamo divertiti a fare pubblicità ai pub (solo certi pub, per altri, TABULA RASA ), siamo entrati a bere il thè a casa di certi signori ed abbiamo fatto una chiacchiera con vecchi sindaci della città, ci siamo arrampicati tra i muretti e le sterpaglie ed abbiamo incontrato possibili lavori da fare (a proposito, ma poi com'è finita?). Abbiamo scattato un sacco di foto e cercato di capire come cavolo erano 'sti setti benedetti. Abbiamo cercato il numero civico del nostro edificio n.62 e ce lo avevamo anche in una foto. Abbiamo fatto ipotesi e contro-ipotesi, abbiamo ricontrollato i calcoli. Ho sbagliato un sacco di calcoli. Abbiamo sovrastimato la popolazione. Ci siamo stancati un sacco. Abbiamo staccato per sbaglio prese della corrente senza richiesta e abbiamo assorbito onde elettromagnetiche oltre il necessario (). Abbiamo dato un sacco di fastidio al Laboratorio e abbiamo stampato due volte la relazione.
Forse abbiamo sbagliato i nostri ragionamenti, e si, ci siamo fatti fregare così, come degli scemi. Ma quello non è tutto.



Tutto è che siamo quasi alla fine, un pò ci separiamo già ora (ahia, come faremo noi senza di te eh?) e, in sintesi, a me dispiace un sacco.

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giovedì, 21 febbraio 2008, 19:50
dedicato a, ing


Caro Professore,

Le scrivo ora, dopo aver registrato il mio imbarazzante 18, per dirLe alcune cose che penso, e che ci tengo Lei possa conoscere.

Il Suo corso è stato per me l'ultimo corso da seguire, l'avevo lasciato alla fine del mio percorso per ragioni varie (non ultima l'impegno che Lei richiede, e che rende davvero difficile tenere il passo mentre si seguono altri corsi), e l'ho vissuto quindi come una sorta di confine che ancora mi teneva separata dal passare dallo stato di studentessa allo stato di prossima laureanda e poi, magari, di ingegnere. Anche per questo ho deciso di registrare un voto così basso - per la prima e spero ultima volta nella mia vita.

Ho faticato molto, conscia delle mie lacune nel campo della matematica, e soprattutto difronte alla difficoltà che uno studente che in Italia frequenta il Liceo Classico come me spesso ha nel manipolare e giocare un po’ con l'esercizio davanti a sé. Ho guardato spesso quel foglio davanti a me e ho cercato di non averne paura, ma non nascondo che molte volte l'ho provata...

Ho cercato di rimanere trasparente ai suoi occhi, con il terrore di essere invitata alla lavagna e allo stesso tempo con la consapevolezza che la lavagna è per noi un'opportunità e un momento di riflessione più consapevole, e la voglia di sentirmi pronta per poter alzarmi e venire spontaneamente a risolvere un esercizio.

Quella prontezza però non l'ho mai trovata, non l'ho mai sentita mia, e ho continuato a cercare di essere trasparente fino all'ultima lezione. E' lì che mi sono accorta di provare dispiacere per non essere riuscita a dimostrarLe di aver capito almeno un po’ di quello che Lei ci ha insegnato (cosa che evidentemente non ho saputo fare nemmeno con il mio compito :) ). E' stato in quel momento che ho deciso che, allorché avessi superato il mio esame e registrato il mio voto, Le avrei scritto.

E allora eccomi qua.

I cioccolatini che ci ha portato, le sue ramanzine di fronte ai nostri errori, il suo entusiasmo per quei matematici francesi o di qualsivoglia nazionalità di cui ci parlava, e quello che alla fine ci ha raccomandato, di studiare, per essere dei buoni ingegneri, perché il nostro Paese ne ha bisogno…

Per tutto questo (e perché ora so un sacco di cose in più di quel mondo misterioso e affascinante di cui Lei si occupa) volevo solo dirLe grazie.


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martedì, 19 febbraio 2008, 09:47
dedicato a


Vorrei essere bella e gentile come chi, a volte, ascolta i miei sfoghi di nervosismo e non si scandalizza per le malignità che a prima mattina sputo come fiori velenosi sulla gente senza distinzione alcuna.  Anzi, è talmente gentile che mi rassicura anche sulla mia non-malignità.

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lunedì, 18 febbraio 2008, 14:18
specchio


C'è questa nuova canzone che mi è entrata dentro, e cercavo di passarti, ma l'altro ieri la connessione faceva le bizze e c'era mia madre che continuava ad urlarmi di scendere a pranzo. Poi, da allora, è cominciato il weekend e non so che fai.

Il ricordo si sa trasfigura la realtà la verità se ne sta sulle stelle più lontane

E vado a fare un giro in un supermercato bruttissimo, cerco dei contenitori di plastica che qualcuno ha comprato  e sono troppo carini per portarmi il pranzo in giro, alla ricerca di una casa, come dice l'architetto, che a casa non ho.

Ci rimane una città un lavoro sempre uguale una canzone che fa sottofondo all'indecifrabile

E poi mi sono rintanata sotto il piumone, tartaruga, e ho guardato il prezzo del biglietto, ho detto ok, se è sotto un certo limite io prendo e parto. Senza dovermi sentire in colpa solo perché vederti significa prendere un aereo ed avere bisogno di percorrere così tanti km. Ho guardato Harry Potter, l'ho mischiato con i discorsi seri, ho fritto le patatine smile.

Sfreccia in cielo un aeroplano io ti amo e non ti penso mai Penso a quello che ci resta vola l'aeroplano va lontano vola su Baghdad noi voliamo invano.

E vorrei chiamarti, raccontarti di questa rabbia che sento oggi addosso, che vorrei urlare a volte, quando le persone intorno non si accorgono  e io non riesco proprio a capire. E comincio a scriverti e poi butto tutto, e cambio idea e non voglio appigliarmi a niente, io appigli non ne voglio. E non è giusto che sia tu.

Stupidi noi che piangiamo disperati che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa la nostra esperienza  a che cosa servirà.


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sabato, 16 febbraio 2008, 12:49
laboratorio, ing , conneries


E' l'ora di prendere il programma e, punto per punto, ripeterlo ad alta voce. Ci riuniamo, una domanda la faccio io una domanda la fai tu. Così il tempo passa prima e non ci annoiamo.
Poi, magari ci divertiamo anche...

Generale: "Esiste una procedura standardizzata per il calcolo delle perdite?"
Gissista: "Tena Lady"

Il riferimento era a questo, si sappia eh :)

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venerdì, 15 febbraio 2008, 10:55
leggendocondivido



Bè, anche noi qui in laboratorio condividiamo :)

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mercoledì, 13 febbraio 2008, 09:21
parole


Il budino fumava sul gas, col cioccolato che si fondeva e la densità che cresceva. E intanto, fouetter, ma quanto è bello questo verbo?

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mercoledì, 13 febbraio 2008, 08:20
laboratorio, potenza, ing , da grande


Succede che ci si ritrova in un laboratorio, un proiettore acceso che emana un sacco di calore e fa un sacco di brusio. una decina di persone, circa, cercando di capire perchè questa cosa pubblica è tanto bistrattata.

Volevo fare l'urbanista da grande, e la voglio fare ancora. E allora guardo, osservo, imparo, e mentre gli animi si infiammano e certe affermazioni prendono colori politici, mi domando semplicemente com'è che sia così difficile fare le cose per bene.

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mercoledì, 13 febbraio 2008, 01:53
dedicato a, conneries


Giusto per dire. Sono circa le due di notte e sto cercando so google come fare la crema alla nocciola. Che mia madre c'ha 'sto pallino della crema alla nocciola e di quando una volta un pasticciere le disse "signora, mica le vengo a dire a lei come la facciamo qui noi". E siccome compie 60 anni, proviamoci, dico io, a fare questa crema. Anche perchè la solita torta m'ha stufato, non c'ho voglia di rifarla.

(e ho appena finito di attaccare 40 post-it a 40 foto scelte e fatte stampare appositamente per raccontarle gli ultimi dieci anni (che ad essere sinceri si riassumono negli ultimi due, in cui ero dotata di fotocamera ma non perdiamoci in questi dettagli), dopo aver inserito le suddette 40 foto in un fastidiosissimo e assolutamente poco pratico, ma altrettanto bello, portafoto di legno, per descriverle e dar loro un senso)

(e oggi ho anche fatto un esame, eh, uno scritto. si si, proprio quello di matematica. argh)

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domenica, 10 febbraio 2008, 11:38
specchio


oggi credo proprio di sapere quello che voglio fare.

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sabato, 09 febbraio 2008, 14:49
specchio


Ci sono giorni in cui sono più forti le mancanze. E' quel supermercato, forse, quello lì che così ben rappresenta l'identità della città, e che si, avrei dovuto mostrarlo agli stranieri passati di qua per far capire che gente siamo. E' quel negozietto in centro che, pare, chiude i battenti, e  dietro la saracinesca lascia l'amore per le cose belle e la cura per le confezioni regalo e la voglia, ogni volta che ci entro più forte, di uno spazio mio. Ci sono giorni in cui mi interrogo sulle mancanze che sento e mi domando se non sia poi forse più bisognosa di quel che immagino, di quel che voglio, di idee normali e vita normale, ed in quei giorni quelle mancanze hanno il sapore della nostalgia. In quei giorni non ho paura di chiamare i sogni con il loro nome, guardarli dritto in faccia ed ammettere che si, sono i miei sogni.

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