martedì, 29 gennaio 2008, 08:25
stress, conneries


Volevo raccontare di quanto sono esaurita, perchè, dopo aver sognato, mi sveglio e ripenso al sogno e nel dormiveglia me lo ripercorro e cambio le scene, i personaggi, l'ordine. Poi ad un certo punto dico tra me e me: no questa scena non va, e la cancell. Ci ripenso e voglio rimetterla a posto, ma nessuno sforzo mentale riporta l'immagine. Penso "Ctrl+Z".

Solo che poi, mentre mi preparavo a scrivere, mi sono alzata per prendere il caffè appena uscito. E mi è cascata la macchinetta. Puzzo di caffè, c'ho una macchia enorme sul pigiama, c'è un lago nero a terra. Miseriacc'.

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martedì, 29 gennaio 2008, 01:05
mybooks


"Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni, se ci si da' da fare con umiltà, se si aguzza l'ingegno, i sogni diventano realtà.
Si possono dare alla luce anche cose che non hanno mai avuto una forma in questo mondo, e le si può far crescere nel tempo."
Il coperchio del mare, Banana Yoshimoto, 2004

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lunedì, 28 gennaio 2008, 20:44
stress, conneries


Vai a fidarti degli specchi: un giorno dicono una cosa, il giorno dopo cambiano completamente punto di vista.

No, forse quella sono io, che mi faccio influenzare dall'occhio che so mi scruterà...
(oggettiva devo essere, oggettiva. E soprattutto devo convincermene prima di scendere a cena, altrimenti divento debole e mi lascio tentare).

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lunedì, 28 gennaio 2008, 20:24
ing


Scambio di sms:
Io: "Domani  al quartier generale per mettere a punto la strategia di guerra. Il generale J. verrà a prelevarti alle 16.30. L'ammutinamento sarà punito con cena con l'ingegnere revisore."
L'altro: "Mi sento abile ed arruolabile per l'operazione R.I.S.K.I.O....ci vediamo al quartier generale...parola d'ordine "B.A.C.I.".

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sabato, 26 gennaio 2008, 16:10
uomini e donne, potenza


Il sole ed il cielo azzurro. La colazione mentre parlo a telefono con un'amica. I cereali nuovi che sono troppo buoni e il barattolo del nescafé che ho comprato l'altro ieri, per gli ospiti che arriveranno, e che al mattino preferiscono il loro lungo e scialbo caffè-noncaffè. Lo studio, un sacco, da fare. Qualche piccola commissione e la voglia di indossare la gonna, stasera c'è troppo freddo di sicuro. Ok, esco.
La piazza, visi noti, il piacere di camminare da sola. Cercare qualcosa, l'armadio è sempre vuoto. Quattro chiacchiere, proposte allettanti, ma che chissà.
"Un passaggio fino alla macchina?", "No grazie, preferisco passeggiare, c'è bel tempo". "Vuoi mostrare le gambe eh, donna maledetta?".
Bè, forse si, in fondo :)

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martedì, 22 gennaio 2008, 21:48
dedicato a, specchio


E poi, c'è un pò di pioggia e aspetti che passino a prenderti sotto il porticato, così non ti bagni i capelli, e pensi intensamente che avresti voglia di casa, quella tua, quella di cui ora non hai più le chiavi. E torni a casa e fai un bagno, e mentre la schiuma si gonfia nella vasca, scrivi quattro righe piene di errori, e aspetti di sentire quelle coccole promesse in sogno, e programmi già come potresti spendere dei soldi che forse arriveranno, se andrà bene quel lavoro, e ti chiedi se forse allora è solo questo che ti rende incerta, insicura, la tua incapacità di sentire lontano il calore.
L'ansia è rientrata, forse il caffè eliminato?

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martedì, 22 gennaio 2008, 13:09
dedicato a, ing


"Io vi ringrazio, siete stati meravigliosi, vi prego di continuare così, perchè l'Italia ha bisogno di validi ingegneri."

Questo corso è finito. Ora, non resta che studiare e che Dio me la mandi buona. Non è che sia sicura di superarlo ed ho seri dubbi di passare il semestre del prossimo anno di nuovo lì, magari con un pò più di coraggio tanto da scendere alla lavagna a risolvere qualche esercizio, invece di nascondermi ad ogni lezione dietro maglioni neri per essere invisibile. 
Questo corso era una linea di confine, prima ero una studentessa, ora devo essere una laureanda. E' che questo tempo trascorso ad osservare dalla terza fila (si in media era sempre la terza), spostata a sinistra più sinistra che potevo, spesso sola, a volte chiacchierando, annotando sul quaderno tutto quello che mi faceva sorridere o ridere, guardando quei prof che mettevano l'anima e sbuffando alle spalle di quelli che non è proprio cosa loro, ancora non mi basta. Se deve finire, però, vabbè, sono contenta che è finito così, con uno che il suo mestiere ce l'ha nel sangue, che ci ama, ci sprona, ci vuole migliori, e non è stanco mai di spiegarci che "questo 3 non ammazza il meno".

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martedì, 22 gennaio 2008, 09:03
dedicato a


Oh, ma oggi è il compleanno del mio zio preferito :)  
(bello guardare il tabellone che ogni mattina mi dice la data e la temperatura, pensare a lui e sentirmi vicina vicina anche se siamo lontani).

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martedì, 22 gennaio 2008, 08:27
ing , addiction, conneries


No, oggi niente caffè. Vediamo un pò se il mio stato tensivo migliora un pochetto.

Come si può notare, ho sostituito il caffè con il post. Sono le 08.24, sono in ritardo, e sto tranquilla davanti al pc. Mi aspetta crisi d'astienza da entrambi (caffè e pc, se non fosse sufficientemente chiaro) anche perchè oggi grande giorni dell'ultima (ULTIMA) lezione di matematica.  (che altrimenti detto significa che d'ora in poi non devo vestirmi necessariamente di nero per passare inosservata e non essere chiamata alla lavagna, eh, e che finora m'è andata bene). Vado. Uhm, no, nun c'ho voglia :(

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lunedì, 21 gennaio 2008, 11:08
ing , da grande


E' lunedì mattina, la carburazione è lentissima, la pigrizia c'è, c'è pure il sole che farebbe venir voglia di uscire ed andare. Facciamoci coraggio, però.
Pagina 2 degli appunti sbobinati ormai registrati lungo tempo fa (il che sarebbe, altrimenti detto, che è tempo di fare l'esame)
"Tuttavia, bisogna considerare che il luogo di un evento sismico è, cinismo a parte, un meraviglioso laboratorio a cielo aperto, grazie al quale approfondire le conoscenze e dedurre nuove osservazioni"

Ancora non sono arrivata alle tabelle con i morti e i senza tetto, perchè allora, lo so, spegnerò tutto e cambierò mestiere.

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lunedì, 21 gennaio 2008, 01:38
dedicato a, specchio






Me ne tornavo in macchina da sola, riflettevo sul senso di quest'abitudine che sto prendendo, che forse mi fa bene davvero o forse è solo un'illusione, bere una tisana e poi infilarmi sotto le coperte e spegnere il pc. Cercavo ancora di calmarmi, perchè in questi due giorni ho quell'ansia che mi spezza il fiato e un tremore più accentuato del solito, e no, non sono gli esami che si avvicinano. E' che una piccola discussione, una cazzata, e tu hai visto molto più di quello che vorrei mostrare. Hai letto nelle mie paure, ci sei entrato dentro, mi hai chiesto di calmarmi, mi hai chiesto di guardarti. Io non voglio. Io poi faccio brutti sogni e tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme, tutto il mio capire che è la normalità che cerco poi svaniscono via, e la notte non basta un quintale di tisane. Io non voglio questo, non voglio progetti su di me, e lei mi dice tra i tavoli disordinati che allora non ha senso e no, forse non ne ha, ma io non so mai che fare, e ogni scelta è sempre molto più difficile del non scegliere e crogiolarmi così, e vivere nella speranza che poi sia tutto più lineare così, da solo. E poi, quest'idea che hai, di imparare la mia lingua, ma a che serve? Forse è proprio questo che va bene, che sono libera, libera di pensare, sicura che le sfumature dei miei pensieri tu non riuscirai a capirle, ed in questo modo sarai protetto dai miei pensieri e dai miei errori e dalle mie paure. E sarai lontano, e vedersi sarà semplice, sempre vacanza, lontano dalle scelte, perchè le scelte a questa nostra scala sono troppo forti, hanno la misura di 2000km e io non so farle e mi fanno troppa paura e poi no, non è possibile che tu possa farle per me, come potresti, gli uomini non si innamorano di me. E poi ho ancora questa scena in testa, il negozio di scarpe a Lione ed io che sulle scale ti chiedo se poi tu dei progetti li faresti e allora mi porti a bere una birra e mi parli e mi chiedi di essere sincera con me stessa e di essere serena con te, e mentre ripenso a questo, Modo' che muore e mi spezza il cuore, e mi fa tornare tutte le mie paure, e non ho più voglia di fare programmi, perchè non si possono fare programmi, la vita è una funzione di troppe variabili ed io non so tracciarne il grafico, e sogno e spero, ma poi, poi ho troppa paura di farmi male, e ho bisogno di guardare un film a cinema, per convincermi che un pò di potenziale potrei averlo anche io, e ci vuole solo il coraggio per usarlo, e che quel 29 deve essere più digeribile dei trenta che tanto dimenticherò, ed ho già dimenticato.

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domenica, 20 gennaio 2008, 12:26
dedicato a, passato, uomini e donne


Ieri sera al pub ho visto un mio compagno delle medie (comunque mi resta il dubbio che "medie" al plurale non si possa dire, ma non ne sono sicura, c'ho un vago ricordo bah), nemmeno ci salutiamo ma mi era venuta voglia di prendere il mio bicchiere, spostarmi vicino a lui e dirgli "ma ti ricordi...". Si, perchè quando l'ho visto mi è venuto in mente un episodio, e l'ho raccontato ai miei amici e mi son fatta grasse risate, solo che, boh, avrei voluto farle con lui. Vabbè, tant'è, l'episodio è questo. Eravamo compagni di banco, e non ci amavamo molto. In prima fila, colonna centrale, proprio davanti alla cattedra. Piccolini tutti e due, eravamo costretti a stare vicini, voleri della prof di italiano che, si sa, è quella che comanda. A quell'epoca io non riuscivo proprio ad ingoiare l'idea che un maschio potesse essere un amico simpatico. Ed era ancora più lungi da me l'idea che potesse essere altro, beninteso. Insomma, il genere maschile era circa un nemico, non fosse stato per quell'unico rappresentante che, invece, esercitava su di me un fascino pazzesco e per il quale avrei fatto qualunque cosa (tant'è che lo feci mettere insieme alla mia migliore amica, ma vabbè, questa è un'altra storia). Comunque, questo mio compagno piccolino, che aveva sempre le maniche a coprirgli un pezzo di mano, e la pelle screpolata sul viso, intorno alle labbra e sulla fronte, insomma, a lui toccava portare il libro di Arte il martedì pomeriggio, ma si sa, il pomeriggio vigeva un pò di anarchia e, lontana la prof di italiano, ci si spostava tra i banchi: lui infatti mi abbandonò per sedersi, col libro, accanto a quello per cui io avrei fatto qualunque cosa. Siccome io allora ero grassa, brutta e secchiona (e diciamo che solo secchiona ora non sono più), ho fatto la spia (e si lo so, chi fa la spia non è figlio di Maria, ma come facevo a disegnare senza il libro?Ero secchiona, non dimentichiamolo, e comunque ero in buona fede, si sappia, anche se non mi crede nessuno). Il prof di arte ha rimproverato il disertore, lo ha rimandato a posto senza libro e ha mandato me accanto al mio amato (LOL). Non appena si è allontanato, il mio compagno di banco  ha cercato la vendetta, ha afferrato la boccetta di inchiostro di china, e me l'ha lanciata addosso, colpendo non me (ahahah) ma il muro bianco. Per rimediare all'evidente disastro, con molta solidarietà maschile, al mattino dopo i ragazzi sono arrivati a scuola prima, per ridipingere di bianco il muro. Con la scolorina.

Osservazione: ma se mi vengono in mente queste cose, sarà forse che sono diventata una vecchia (grassa e brutta e non più secchiona, ed infatti ancora non mi sono laureata, argh) nostalgica?

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sabato, 19 gennaio 2008, 11:36
specchio


Fine gennaio piena di sole, mi sveglio e sono di buon umore. Lavoro di buona lena, dormo pochissimo. Mi sposto, ritorno, parto e vado, e ancora. Il ritmo è segnato dai caffè che bevo. Amari, perchè è tempo di cercare le ossa che non sento. E la sera, una tazza d'acqua calda colorata, effetto placebo, per rilassare i nervi e distendere il corpo. E le persone intorno, le vedo, quelle più vicine che si affannano alla ricerca di un senso e chi mi osserva e vede quello che sento, e domanda, ma non voglio dare risposte. Già una volta ho sentito ed ascoltato a lungo parole che non mi calzavano bene, fuori taglia. E poi, quest'inquietudine, e investimenti su di me, ed io che non ne ho voglia. E l'ultimo corso che seguo, è rimasta una lezione, e mi sembra una barriera. Come se quasi quasi davvero non vorrei superare l'esame, per sapere - ed essere certa - di essere studente ancora un pò.

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mercoledì, 16 gennaio 2008, 15:10
ing , da grande, la mia piccola città terra mia


Il TgR delle 14.00, si sa, bisogna vederlo. Mica solo per scoprire quale cravatta ha indossato lo zio, no, c'è anche dell'altro. Tipo, scoprire che una signora un pò impacciata davanti alla telecamera c'ha il suo concetto preciso preciso di sviluppo sostenibile, e magari ci crede davvero. E collabora.
E così, mentre penso davvero che sarebbe una figata aprire un'erboristeria, ne parlo col prof e mi lascio dare il suo beneplacito, mi accorgo che quello che faccio ora e quello che voglio diventare davvero sono cose belle da morire.

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mercoledì, 16 gennaio 2008, 02:29
casa, conneries


Ma perchè poi mi vengono queste manie da casalinga (nottambula) imperfetta? Tanto, quel che dovevo stirare è stiracchiato, ho scoperto che non ho alcuna intenzione di dormire in lenzuola stropicciate, eppure l'anno scorso non le stiravo e godevo di ottima salute. Infine, c'ho mezzo rimesso un dito. Ammazza come brucia.  (sorvolando sul fatto che c'ho la pancia raggrinzita - si la pancia niente da ridere - dopo lo stiraggio della settimana scorsa). E' aperto il toto-scottatura. Cosa succederà la settimana prossima all'apprendista-so-fare-tutto-io?
Nota Bene: ho pure provato a cucinare i peperoni gratinati, ma non  è stato un gran successo. Speriamo almeno di riuscire a dormire eh ;)

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