Ti cerco. Guardo la finestra di msn, tu non ci sei. C'è la tua foto, quella che mi piace tanto, col profumo di sabbia sulle mani.
Oggi ti ho cercato a lungo. Ti ho scritto, il paesaggio fuori era grigio e colorato d'autunno. Avevo molte cose da fare, e pensavo a quelle che farò con te. Volevo scriverti, c'ho provato. E' brutto ammettere di non saper tradurre i pensieri, le emozioni. E' brutto essere così, pensierosa, e dubitare e non saper fare la scommessa giusta. Poi, leggo pagine che mi danno risposte, e penso che non sbaglio scelta.
Lasciami andare non mi stringere più you've asked me to hold you but the holding is through
Ti ho visto leggermi la mente era un dolore sconvolgente perché non provi a fare un po' più piano dai Mi camminavi tra i pensieri e non negarlo perché c'eri perché non provi a fare un po' più piano
La mente è debole, lo sai e prima o poi la romperai. Lasciami andare, Il dado, D.Silvestri

Mi sono decisa. Vabbè, non c'avevo scelta, ma comunque dovevo decidere,e accettare nel profondo la cosa. Dovevo tagliare i capelli. Un anno, forse più, senza farlo, ed erano cresciuti. E non c'andavo d'accordo, no, ma comunque avevo trovato con loro un compromesso. Solo che, maledetti, hanno avuto questa brillante idea di sfibrarsi e moltiplicarsi alle punte e dividersi e scompaginarsi, e già non sono proprio bellissimi, eredità dell'allegra (o__o) famiglia paterna, poi ci si mette la piscina e poi lo stress, insomma, il taglio era necessario.
Ho indugiato. Sono passata e ripassata davanti a due studi di coiffeur fighissimi a Parigi, uno alle porte del Marais, con le poltrone che piacciono a me, per le quali proprio perdo la testa, e tutto in pietra, ed un tizio fighissimo alla reception, l'altro, con sede a Parigi e a Bruxelles, forse ancora più bello, in un hotel particulier a Saint André des Arts. Ma no, mi vergognavo troppo. E non ci sono entrata. Parlare col mio accento italiano, far mettere le mani sulla mia testa malamata, diventare rossa e imbarazzata etc etc. E c'ho pure provato a tornare dal vecchio parrucchiere potentino, in un sabato affollato, e m'ha detto che no, non ce la faceva, che ci voleva un appuntamento per la settimana successiva.
Tuttavia, io non posso prendere l'appuntamento, è proprio una cosa durissima per me, perchè non lo so quel giorno poi come mi sento, e se la mia testa è d'accordo a farsi mettere le mani addosso. E poi, no, non ce la faccio. In fondo, il principio è che io pago e non solo pago, poi mi porto pure la mia testa in giro, e non ci vado d'accordo. L'ho detto che mi ci è voluto un sacco per abituarmi a quella di prima! Comunque, per farla breve, mi sono forzata a conoscere il suo nuovo parrucchiere. Forza e coraggio, e sono entrata. Va bene, il pavimento del negozio non mi piace, ma in generale l'organizzazione dello spazio m'è piaciuta, come pure l'organizzazione del lavoro, con una squadra di ragazze precisissime e capaci, grazie alle quali i tempi morti sono ridotti al minimo. Poi, sono passata sotto le sue mani. Ed era un momento importante per me, si badi bene, perché in cuor mio desidero ardentemente instaurare un rapporto di fiducia col coiffeur, che sappia lui cosa è bene per me, ma lo sappia davvero, e mi consenta di portare in giro quella testa senza troppa sofferenza, ecco. Gli ho sorriso, e gli ho detto chiaro chiaro che no, andare dal parrucchiere non mi piace, e non mi fido, ma vorrei fidarmi. Lui allora mi ha detto che mi vede in un certo modo, e me ne ha spiegato le ragioni, e mi sono affidata.
Ora, non sono ancora convinta che sia tutto ok, ma comunque, se, quando finirò il mio personale coiffage sarò accettabile, probabilmente adotterò anche lui come quel mattino ho fatto col gommista.

)Ci sono pagine intense da cui non riesco a staccarmi, e che leggo con il pathos con cui a volte vivo le persone. Ci sono persone intense da cui non riesco a staccarmi, e che guardo con il pathos con cui a volte sfoglio i libri. Ci sono ore che trascorro a cercare di sincronizzarmi e lunghe pause in cui mi sento fuori dal tempo. Ci sono giorni che più di altri mi rimangono impressi nella memoria, ed immagini che scatto e conservo nella mente, e come flash all'improvviso ritornano e sono lancinanti. Un lancinante senza colore, un'emozione. Non ha il profumo del dolore, non ha il profumo del suo opposto, ma è lancinante, senza dubbio. E ci sono parole che non riesco a dire, o forse che non so pronunciare, o forse che non hanno il suono giusto per essere ascoltate o forse sono solo sotto voce, o forse sono solo parole, e non val la pena di toccarle. E ci sono parole che dico forse troppo, o troppo spesso, o troppo fuori luogo, e ci son rimedi che non so dare, non so trovare.
E allora, mi lascio prendere da quelle ore in cerca di sincronia, interrogandomi sull'interpretazione possibile delle parole dette e non dette e chiedendomi se ci si domanda altrove di parallele interpretazioni.
Ed in una confusione tale, finisco un libro, e un'emozione lancinante mi tocca ancora. E non è vero che non ascolto e non sono attenta. Forse a volte, cerco solo di non sentire.