mercoledì, 28 novembre 2007, 00:18
dedicato a


Ti cerco. Guardo la finestra di msn, tu non ci sei. C'è la tua foto, quella che mi piace tanto, col profumo di sabbia sulle mani.

Oggi ti ho cercato a lungo. Ti ho scritto, il paesaggio fuori era grigio e colorato d'autunno. Avevo molte cose da fare, e pensavo a quelle che farò con te.  Volevo scriverti, c'ho provato. E' brutto ammettere di non saper tradurre i pensieri, le emozioni. E' brutto essere così, pensierosa, e dubitare e non saper fare la scommessa giusta.  Poi, leggo pagine che mi danno risposte,  e penso che non sbaglio scelta.


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lunedì, 26 novembre 2007, 13:50
report


Le calli e la pioggia e lo sprizz (gli innumerevoli sprizz, in effetti) e i relatori e questi giovani architetti bellissimi e il vaporetto e lo stile veneziano e piazza San Marco e i colombi che di giorno ci passeggi in mezzo e di notte li fotografi mentre dormono ed il vinaio ed i citofoni e la libreria Mondadori e l'acqua alta e la tua musica ed i tuoi libri e la tua borsa così compatta e l'aereo e i lampadari e le toilettes di Palazzo Franchetti e i cestini dell'immondizia riempiti delle giuste parole, ed il vino ed il piano regolatore delle città del vino e le persone che hai intorno e le promesse che ti aspetti e la zuppa tipica e la gente lucana e un ristorante ed un caffè.
Il mio cielo mi mancava, ma è stato molto bello.

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martedì, 20 novembre 2007, 11:12
specchio


Lu' è in difficoltà. Accende in macchina l'ultima sigaretta rubata a Marion un pomeriggio a Saint Lazare. Torna a casa e continua ad ascoltare questo blues, così è più vicina a lui, così si sente più parte dello zio che ama tanto, a cui somiglia e a cui vorrebbe somigliare ancora di più. Perché, si accorge, lui è serafico, e lei anela a questo, ma si lascia turbare da mille passioni e vive tutto troppo intensamente. Lu' si innervosisce, perché la strada è piena di buche e l'università non ha un parcheggio per tutti. Lu' si innervosisce, perché Modo' non la ascolta, esce fuori dal cancello ed insegue un gatto e scappa via da lei e lei allora va via, e trema mentre teme che lui possa essere investito e non tornare più, ora che è già abituata a trovarlo al suo ritorno a casa, così impetuoso com'è, così ansioso di vivere e vedere tutto, proprio come lei. Lu' non riesce a far male un lavoro e se ne carica ma poi ci ripensa e lo lascia così, quasi a metà, perché non le piace essere maltrattata e non le piace non poter fare di testa sua. Lu' è presuntuosa. Lu' si incanta a guardare il fumo dei comignoli alle otto del mattino nel cielo di città. Lu' non riesce a rispondere a chi le dice cosa fare, e dentro si sente scoppiare, ma non lo fa lo stesso, e non sa perché non ha la forza. Lu' è triste, mentre le chiedono di quel ragazzo francese l'ennesima volta, e rimane in silenzio, e risponde solo con frasi fatte e banali e  convenzioni. Lu' ascolta la cronaca di questi giorni e spiega a sua madre come funziona il Nord della bussola. Che l'ago punta sempre a Nord, lui sa qual è il Nord. E Lu' sa come funziona la bussola e vorrebbe essere un ago anche lei, ed avere il suo campo magnetico, e saper trovare sempre il riferimento ed essere costante e costantemente serafica. Lu' cerca il suo equilibrio, il suo campo. Sa che deve trovarlo in sé, sa che deve ricominciare da quei picchetti che altre volte è riuscita a piantare saldi. Ma che poi, inevitabilmente, è capace di sradicare con forza, con pathos.

E allora, se ne va.


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martedì, 20 novembre 2007, 01:57
storie di ordinaria follia


E' che volevo scrivere un post, ma poi è inutile.
Giornata allucinante, meglio stendere un velo pietoso. E ringraziare quella telefonata parmense, perchè noi no, non smettiamo di inseguire i sogni, anche se i silenzi fanno male, e poi noi restiamo così, fuori dal tempo col tempo che passa.

Lasciami andare non mi stringere più you've asked me to hold you but the holding is through

Ti ho visto leggermi la mente era un dolore sconvolgente perché non provi a fare un po' più piano dai Mi camminavi tra i pensieri e non negarlo perché c'eri perché non provi a fare un po' più piano
La mente è debole, lo sai e prima o poi la romperai. Lasciami andare, Il dado, D.Silvestri


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sabato, 17 novembre 2007, 02:32
specchio, boulevard parisien




Parigi a volte torna prepotente nei miei pensieri. Quei tentacoli che mi hanno catturato, e basta una chiacchiera intorno ad un tavolo a rievocare quei sapori e quegli odori e quei colori e quei suoni e quei chilometri. La mia cornice per nove lunghi mesi. I miei pensieri in Rue Caulaincourt, mentre aspettavo nel gelo il 95 per andare a casa, là dove mi sentivoa casa. Cercando Jane Avril nei tavoli chez Pradel, mangiando la biquette e mai un'altra insalata. Sapendo esattamente quale canzone ho ascoltato percorrendo quale percorso. Con negli occhi stampato il volto del giovane padre che al mattino si dirigeva verso la crèche e quello del vecchio dalla pelle nera i capelli bianchi ed il camice grigio nell'atrio dell'università, mentre mangiavo la mia chocosuisse. e allora mi commuovo, leggendo.

1. You consider Boulogne, Neuilly, Saint-Denis etc to be the countryside. I mean, Porte de Versailles or Porte de la Villette mean there IS a door, and therefore an outside and an inside, right?
2. You know that, when you take the subway and you have to go through Châtelet, you NEED a ticket because you know exactly where the police is hiding (behind those glass window things)
3. You're SO over the sound the Carte Imagine R makes when you swipe it on the machine
4. Your very first clubbing experience was at Les Planches. Now you think it looks more like a nursery than a club.
5. You know that a martini means a martini, and not that gross vermouth and gin mixture.
6. You find it normal that someone is randomly peeing in the street.
7. You peed in the street at least once in your life.
8. You think that having a car in Paris is useless, but to go from Concorde to Les Champs Elysées, you take a taxi.
9. You can tell only by looking at their clothes from which arrondissement people are.
10. Shopping is a competitive sport, fashion, a way of life.
11. You actually consider walking in dog shit with your left foot lucky (it happens so often, it might as well be useful)
12. You know the subway map by heart, but you have trouble learning the different regions of France.
13. You know that coffe isn't suppose to be served in a cup that looks like a bathtub. And you drink it at the bar, standing.
14. You hate Paris and Parisians.
15. You love Paris and Parisians.
16. When foreign people ask where you're from, you say "Paris", and not "France".
17. You could write a poem on Ladurée/ Pierre Hermé macarons.
18. You have never been on the Eiffel Tower, or on a boat on the Seine, and you only go tothe Champs Elysées when it's Sunday night and you need to buy a book at Virgin for class on Monday.
19. When people say "Paname", you want to bleach their mouth.
20. You're so dramatic, you say you want to kill yourself at least five times a day.
21. You're surprised when someone holds the door for you at the subway exit.
22. You're even more surprised when a sales person asks if you're looking for something in particular. Actually that would never happen.
23.You know the guy whose sister's friend who's the cousin of a girl who knows the manager.
24. You got shit faced when you were 13, and now you drink real drinks, and look down on people who do vodka/beer shots at frat parties.
25. "Putain", "bordel", "merde" or the ever famous "putain de bordel de merde" are not considered "bad words"; I mean, you use them every day, and sometimes it's affectionate.
26. You don't really get excited when you go clubbing; you just take your bag and go.
27. You know that Paris is not a city, it's an attitude.
28. When you see "schales" in the street, you think that they should be banned from the city and burned at the stake.
29. You thinks it's normal when you know the life story of the butcher/baker/cashier of G20/homeless guy rue de Rennes/sales woman of H&M.


30. You KNOW that it's the most fabulous,angry, stylish, bitchy, comic, even romantic (even though you HATE clichés) city in the world and that, although you left, you will come back and stay for good.

Update: che poi, chissà che farò, ma mentre perdevo la mia pinza ieri sera pensavo che sì, mi manca.

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martedì, 13 novembre 2007, 00:55
conneries


C'ho la personalità confusa. Ogni nomignolo-variazione di nomignolo mi fa cambiare d'umore, miseriacc'


Il tutto viene da qua e ho preso spunto da qua.

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lunedì, 12 novembre 2007, 15:24
stress, uomini e donne, conneries


Mi sono decisa. Vabbè, non c'avevo scelta, ma comunque dovevo decidere,e accettare nel profondo la cosa. Dovevo tagliare i capelli. Un anno, forse più, senza farlo, ed erano cresciuti. E non c'andavo d'accordo, no, ma comunque avevo trovato con loro un compromesso. Solo che, maledetti, hanno avuto questa brillante idea di sfibrarsi e moltiplicarsi alle punte e dividersi e scompaginarsi, e già non sono proprio bellissimi, eredità dell'allegra (o__o) famiglia paterna, poi ci si mette la piscina e poi lo stress, insomma, il taglio era necessario.

Ho indugiato. Sono passata e ripassata davanti a due studi di coiffeur fighissimi a Parigi, uno alle porte del Marais, con le poltrone che piacciono a me, per le quali proprio perdo la testa, e tutto in pietra, ed un tizio fighissimo alla reception, l'altro, con sede a Parigi e a Bruxelles, forse ancora più bello, in un hotel particulier a Saint André des Arts. Ma no, mi vergognavo troppo. E non ci sono entrata. Parlare col mio accento italiano, far mettere le mani sulla mia testa malamata, diventare rossa e imbarazzata etc etc. E c'ho pure provato a tornare dal vecchio parrucchiere potentino, in un sabato affollato, e m'ha detto che no, non ce la faceva, che ci voleva un appuntamento per la settimana successiva.

Tuttavia, io non posso prendere l'appuntamento, è proprio una cosa durissima per me, perchè non lo so quel giorno poi come mi sento, e se la mia testa è d'accordo a farsi mettere le mani addosso. E poi, no, non ce la faccio. In fondo, il principio è che io pago e non solo pago, poi mi porto pure la mia testa in giro, e non ci vado d'accordo. L'ho detto che mi ci è voluto un sacco per abituarmi a quella di prima! Comunque, per farla breve, mi sono forzata a conoscere il suo nuovo parrucchiere. Forza e coraggio, e sono entrata. Va bene, il pavimento del negozio non mi piace, ma in generale l'organizzazione dello spazio m'è piaciuta, come pure l'organizzazione del lavoro, con una squadra di ragazze precisissime e capaci, grazie alle quali i tempi morti sono ridotti al minimo. Poi, sono passata sotto le sue mani. Ed era un momento importante per me, si badi bene, perché in cuor mio desidero ardentemente instaurare un rapporto di fiducia col coiffeur, che sappia lui cosa è bene per me, ma lo sappia davvero, e mi consenta di portare in giro quella testa senza troppa sofferenza, ecco. Gli ho sorriso, e gli ho detto chiaro chiaro che no, andare dal parrucchiere non mi piace, e non mi fido, ma vorrei fidarmi. Lui allora mi ha detto che mi vede in un certo modo, e me ne ha spiegato le ragioni, e mi sono affidata.

Ora, non sono ancora convinta che sia tutto ok, ma comunque, se, quando finirò il mio personale coiffage sarò accettabile, probabilmente adotterò anche lui come quel mattino ho fatto col gommista.

 10 Novembre (8)

 


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sabato, 10 novembre 2007, 20:44
occhiali, da grande


La domanda è lecita e me la sono posta, mentre mi smontavano le gomme ieri mattina ed io, infreddolita, tenevo tra le mani il quaderno di Bonifica per recuperare almeno un pò di tempo. La domanda era legata al loro modo di fare squadra, e lavorare sereni, e non lamentarsi e non essere stanchi, anche se era quasi ora di pranzo. E non so, per un attimo ho pensato che porca miseria, erano bellissimi. E così, ho giurato fedeltà, dopo un paio d'anni di diserzione per seguire le direttive di mio padre che mi dirigeva altrove, e mi sono sentita forse pure un pò invidiosa, perchè tra donne un clima di lavoro così no, non si crea. O forse si, non lo so, ma finora non l'ho visto.
Certo, la tuta non la indosserei con piacere, quello no, chè mi starebbe malissimo. Comunque, è che sono ancora estasiata dalla competenza, precisione, gentilezza e rapidità con cui mi hanno trattato. Con i guanti, anche se le mani erano sporche di grasso.

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martedì, 06 novembre 2007, 13:13
dedicato a, ing


Il prof è entrato scusandosi per aver dimenticato la lezione, settimana scorsa, o meglio, per aver dimenticato di avvertirci che non ci sarebbe stato. Ci ha portato, per scusarsi, dei cioccolatini, giustificandosi con "con  il dolce sarete più disposti ad imparare" e io mi sono commossa.
Forse non tanto per il gesto in sè, che in fondo è giustificato e comprensibile, quanto per aver deciso di compierlo, andando contro corrente, andando contro ogni tendenza. E' questo che mi piace di lui. Ed è per questo che accetto il suo modo di fare lezione così, assolutamente eccessivo e troppo impegnativo. PErchè siamo in un'aula universitaria, è un corso per degli studenti già laureati, per degli ingegneri, non per dei liceali. Ma lo accetto perchè lui lo fa con la luce negli occhi, ascoltando solo la sua coscienza che gli suggerisce di darci, darci, darci ancora qualcosa. E difronte a ciò, vorrei essere tanto brava da non deluderlo, o per lo meno, da dimostrargli che i suoi sforzi non sono vani. E se potessi, oggi firmerei per essere così domani, integra.
Probabilmente, almeno metà della classe, ma forse anche molto di più, ha pensato che lui fosse pazzo. Lo pensano un pò tutti in fondo. Ma quella pazzia è solo coerenza, coerenza con se stesso, capacità di vivere secondo il suo modus vivendi, ignorando le convenzioni, passandoci al di sopra, ed ascoltando quel che la sua testa (matematica) gli suggerisce.

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lunedì, 05 novembre 2007, 23:39
specchio


in verità, mi sento triste.

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lunedì, 05 novembre 2007, 16:12
conneries


Io stamattina studiavo, facevo la persona seria. Poi, un dubbio, e perforza ho dovuto accendere il pc. E già che c'ero, vabbè, che si fa, non ci da' una controllatina in giro? mail, social networtk, i feed no, che se no poi mi metto a leggere e addio! Guardiamo pure le statistiche, però, che non si sa mai. E che ti vedo? che qualcuno m'ha cliccato stamattina giusto giusto da qui: che ci sarà mai mi dico? che io mica sono blogger famosa! E leggo, e rido (ha ha ha, rido ancora).
Ma non mi tiro indietro (anche perché, diciamocelo, sono la prima ad essere curiosa, io, in fatto di numeri )
E conto. Dopo aver depurato i contatti (che un pò di tempo fa è successo un casino e si sono moltiplicati, rimanendo tuttavia gli stessi), ho fatto i miei bei calcolini. Dunque. Siccome qua le cose si fanno sul serio, mi sono pure aperta un foglio di calcolo (e ci tengo a sottolinearlo, avendo installato open office e mandato a quel paese ms eh eh) e mi sono disaggregata i miei numeretti. Dicevamo. Come d'altra parte diceva FallenAngel, questi numerelli non ci dicono gran che se sono così, in termini relativi. E ora, che volete che io li dia proprio tutti? No, noi qui confesseremo solo quanto richiesto dal pigro, inaffidabile ed egoista Alexios976 (ok, ci si vede nel uichend) e cioè esattamente che i fortunati (ooooooooooooo) si attestano intorno al 8,8periodico% (leggi otto virgola otto periodico percento oppure otto virgola otto percento periodico non so fai tu), se riferiti alla solo componente maschiereccia dei contatti, e perdono tre punti percentuali se invece aggreghiamo al totale. 

Ora, la questione è: il numeretto è stabile nel tempo o varia? c'è un valore di equilibrio? (si lo so, lo ammetto, tutto ciò deriva dal fatto che il pc l'ho acceso perchè c'avevo problemi con le portate di modellamento, che sono una roba che c'entra con i fiumi e con quando sono in equilibrio, e io sto studiando, e quindi c'è attinenza e quindi mi si conceda la parentesi). Perchè, qua le cose sono due (forse 3):
  1. il numeretto resta uguale a se stesso nel tempo (me tapina, vorrebbe dire che avrei dovuto cominciare il post con "mi ha detto una mia amica", ma posso pur sempre scappotarmela, che il di lui in questione non parla l'italiano eh eh), ed il problema rimane capire quale tempo (tipo gli alvei incisi di montagna c'hanno l'equilibrio in ere geologiche, ma in pianura scendiamo, ah se scendiamo!). Nulla cambia, stesso numero di contatti, e o rimango casta per i prossimi secoli a venire, oppure rimango monogama (ma essendo il di lui in questione oltralpe la cosa equivale a rimanere casta tout court)
  2. Il numeretto tende a diminuire: e allora, o cresce il numero di contatti msn rimanendo invariato quello con cui ci si scambia effusioni a sfondo sessuale (riconducendomi verso il m'ha detto una mia amica"), ipotesi a, oppure il numero di contatti msn rimane lo stesso e cresce quello con cui ci si scambia effusioni. No, nun me piace, poca carne a cuocere, ipotesi b.
  3.  Il numeretto aumenta (hip hip hurrà) e allora qua o ci si rimischia (vedi caso 2b), ipotesi già scartata, direi, oppure, auspicato evento, crescono i contatti e con questi nuovi ci si conosce approfonditamente.
Mo', l'ipotesi resta: me li vado a giocare 'sti numeri!?!?!?
Nel dubbio, quasi quasi...

Nota Bene: in realtà sono convinta che si possano ancora prospettare altri scenari, si si, e provare diverse combinazioni possibili, ma mo' devo studia' sul serio, e quando avrò scoperto qual è la portata di mod...ehm...il numero di contatti che mi rende equilibrata ve lo faccio sapere  :p

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lunedì, 05 novembre 2007, 12:47
conneries


1..2..3..

bè, io conto, poi percentualizzo, poi più tardi vi faccio sapere :)  (eh eh)

(e tutto questo comincia da qui)

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lunedì, 05 novembre 2007, 00:11



Ci sono pagine intense da cui non riesco a staccarmi, e che leggo con il pathos con cui a volte vivo le persone. Ci sono persone intense da cui non riesco a staccarmi, e che guardo con il pathos con cui a volte sfoglio i libri. Ci sono ore che trascorro a cercare di sincronizzarmi e lunghe pause in cui mi sento fuori dal tempo. Ci sono giorni che più di altri mi rimangono impressi nella memoria, ed immagini che scatto e conservo nella mente, e come flash all'improvviso ritornano e sono lancinanti. Un lancinante senza colore, un'emozione. Non ha il profumo del dolore, non ha il profumo del suo opposto, ma è lancinante, senza dubbio. E ci sono parole che non riesco a dire, o forse che non so pronunciare, o forse che non hanno il suono giusto per essere ascoltate o forse sono solo sotto voce, o forse sono solo parole, e non val la pena di toccarle. E ci sono parole che dico forse troppo, o troppo spesso, o troppo fuori luogo, e ci son rimedi che non so dare, non so trovare.

E allora, mi lascio prendere da quelle ore in cerca di sincronia, interrogandomi sull'interpretazione possibile delle parole dette e non dette e chiedendomi se ci si domanda altrove di parallele interpretazioni. 

Ed in una confusione tale, finisco un libro, e un'emozione lancinante mi tocca ancora. E non è vero che non ascolto e non sono attenta. Forse a volte, cerco solo di non sentire. 


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sabato, 03 novembre 2007, 16:55
tecnologia, stress


Vabbè, io un backup completo ce l'ho. E' tutto pronto, pare che si sia capito qual è il problema, ma non ci voglio manco pensare, povero piccolo piccì malatuccio. Vabbè, ne abbiamo fatte di battaglie insieme, lui ed io, ne abbiamo percorsa strada insieme (senza che lui si prenda i meriti ero io a portarlo in spalla, eh), ci siamo guardati ovunque, ivi compresi i parchi e gli starbuck's coffee, abbiamo riso e pianto. Ma no, non è ancora il tempo di morire, che io non lo voglio il piccì nuovo, no, no, può solo sembrare, ma lui, quel piccolino che mi dorme accanto sul tavolino rosso (dove mangiavo davanti alla tv quand'ero piccina) è sempre e solo il mio grande amore. Con tutti i difetti che ha, la batteria che dura poco, le casse morte, lo zero che ogni tanto fa i capricci, e ora pure con il nuovo alimentatore etc etc, io voglio che viva ancora a lungo...
Perchè poi, mi si dice, io le cose le tratto male. E invece  no, le tratto come tratto me stessa, le vivo, le rendo funzionali, le adatto al mio stile di vita (si, ok, magari il fatto che prenda botte ovunque potrei anche cercare di limitarlo, soprattutto quando si tratta di tecnologia). Comunque, io ora me lo sto curando, e spero tanto che si riprenda. Intanto, verifichiamo che c'ha, e poi si vede. Qua saluto, sperando di tornare presto, molto prima di quanto si possa immaginare...

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sabato, 03 novembre 2007, 15:09
stress, la mia piccola cittĂ  terra mia


No, non ci si può fare niente, il mercato non è proprio un costume che mi si addice. Eppure, non è che io non mi ci metta! Insomma, quando mi chiedono cosa mi è piaciuto di più di Parigi, la risposta è sempre les marchés. Ma qua è diverso. Qua mi sembra una tortura inutile. E così, se da piccola, quando restavo dalla zia, mi toccava il giro al mercato rionale del venerdì, di cui mi ricordo fondamentalmente i pulcini e qualche faccia di fruttivendolo, crescendo ho perso quella sana abitudine. Eppure, c'ho provato qualche volta, guardando i maglioncini che qualche cugina (acquisita e di buon gusto) riusciva a comprare a poco prezzo. Allora, mi son detta, ma che sarà mai, proviamoci. Ci sono andata, sotto il sole (ahi, che caldo, insopportabile), a primavera, in compagnia di amiche, con mia madre. Ma niente, ogni volta, mi innervosisco e non riesco a trovare nulla. Quella gente che ti strattona, quella bolgia, quella confusione, molta merce che non mi piace e trovo di cattivo gusto, il dover saper cercare, rovistare, adocchiare. Il contrattare, il miglior prezzo, ma soprattutto, caspita, misurare. Come si può acquistare ad occhi chiusi? E perchè mai quel traffico incredibile, inimmaginabile, impossibile ed insostenibile come stamattina? Gente arrampicata ovunque, fila di macchine interminabile, caos profondo. La ciliegina sulla torta, direi, per una persona già prima di uscire di casa orribilmente nervosa.

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