mercoledì, 31 ottobre 2007, 08:52
casa


mi sveglio, e fuori piove.

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lunedì, 29 ottobre 2007, 21:01
specchio, mymovies


East is east. I mattoncini delle case sono tutti uguali, le persone, ognuna a suo modo.

Perchè poi, per un figlio, bisogna solo volere che scelga la sua felicità, e difenderlo con tutte le forze perchè abbia il diritto di scegliere, e non proiettare su di lui le proprie aspirazioni, e non aspettarsi da lui che sia un'appendice. Perché poi, per riuscirci davvero, bisogna essere forse pure un pò troppo freddi, ed ascoltarlo come se non ci appartenesse. Perchè così è, non appartiene.



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domenica, 28 ottobre 2007, 13:27
donne, specchio, listen, conneries


Qualche volta ci provo, si, mi guardo nello specchio e ballo. E' l'effetto della musica, è quando sono allegra, energica, e il mio corpo va da sé, prende possesso di me e mi guida.E viene naturale.

Poi, poi sono sulle scale, guardo la gente ballare, è bella e mi piace guardarla. Vorrei esserne parte. Ma non oso. Mi lascio trascinare, mi lascio convincere, ma non sono convinta. Ci sono, ma non è il mio posto. Guardo le altre, non sono diverse da me. O forse si, non lo so. Non so essere oggettiva. Il corpo che si muove, non riesco a percepirlo, non riesco a controllarlo e la luce mi abbaglia, mi deconcentra. Non sono relax. Non so esprimermi. Ho bisogno di parlare, per esprimermi. Ho bisogno di controllare, per esprimermi, e la parola so di poterla controllare. Il corpo, no. Mi appartiene, ma a volte siamo slegati. E' questo che temo. Che lui controlli me, che sia lui a parlare per me, e non so se sappia mandare il giusto messaggio. Il mio corpo non mi riflette. O forse, mi riflette quando sono sola, davanti allo specchio, e riesco anche a guardarlo, a trovarlo armonioso, a suo modo. Poi, ci separiamo, e mi blocco. Lascio la pista, conchiglia, mi chiudo. E' come toccare il fondo in piscina. Scendere quei metri, bloccarsi, avere paura, non fidarsi. Tornare indietro, combattuta, delusa. E' come altri momenti, che non so se sono quelli giusti, e preferisco arretrare, piuttosto che esplorare lo sconosciuto. E' come quando non so, e non scelgo.

Dommage, questo corpo strumento di comunicazione. Dommage, perché la mia voglia di comunicare è forte. Dommage, potrei ripetermelo, e cercare di modellare il mio corpo, costruirlo a mia immagine. Dommage, non funziona. Forse, cercare quella cerniera che ogni tanto si apre, chiuderla, e mettere in comunicazione corpo e mente, lasciare che si parlino e si amino e restino insieme.

E si, smettere di pensare di essere al centro del mondo, al centro della pista, al centro del tavolo, al centro della strada. Farlo, invece di camminare raso muro, spostarmi al centro. Smettere di essere un limone vagante (cit.), e godere di me stessa, perché poi lo so che questo è giusto.


(Carla Bruni, La dernière minute, Quelqu'un m'a dit, 2002)

Quand j'aurais tout compris tout vécu d'ici bas,/Quand je serais si vieille que je n'voudrais plus d'moi,/Quand la peau de ma vie sera creusée route et de traces et de peines et de rires et de doutes,/alors je demanderais juste encore un minute. [..]

Puisque ma vie n'est rien alors je la veux toute,/Toute entière,tout à fait et dans toutes ses déroutes,/Puisque ma vie n'est rien alors j'en redemande,/je veux qu'on m'en rajoute,/Soixantes petites secondes pour ma dernière minute.


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sabato, 27 ottobre 2007, 10:59
specchio




My shadow's the only one that walks beside me

My shallow heart's the only thing that's beating

Sometimes I wish someone out there will find me/'Til then I walk alone/Ah-ah, Ah-ah, Ah-ah, Aaah-ah,/Ah-ah, Ah-ah, Ah-ah/I'm walking down the line/That divides me somewhere in my mind/On the border line/Of the edge and where I walk alone

Read between the lines/What's fucked up and everything's alright

Check my vital signs/To know I'm still alive and I walk alone


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mercoledì, 24 ottobre 2007, 07:59
boulevard parisien


e gli anni passano (vabbè, uno, ora non esageriamo)


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martedì, 23 ottobre 2007, 10:21



Ferma nel traffico, ascoltavo e guardavo. I bambini saltellano, mentre vanno a scuola, con la piccolissima mano in quella del papà, che porta per loro anche l'enorme zainone. Il cielo è grigio e stizzichea, ma loro saltellano comunque. Ed io non mi sento poi così lontana, se ripenso alla mia infanzia ovattata da cui ancora non sono uscita del tutto, con la mia incapacità di percepire tutti i segnali e codificarli come codice vuole.

E tu fai ancora passi indietro
stringi ancora le gambe al petto
e sembri una conchiglia rotta
dopo lo spavento dell'onda

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lunedì, 22 ottobre 2007, 17:15
tecnologia, laboratorio, ing , conneries


Ecco, lui è neonato in laboratorio...ora, ancora non ha proprio l'ambiente consono...ma vivgis e lurbanista sono pronte ad entrare in azione...



Per la cronaca, otello è il nome del nostro forno a microonde, appena acquistato per permetterci di vivere le innumerevoli ore che trascorriamo in laboratorio in maniera più civile: riscaldare i pasti, preparare una camomilla (si, lo so ne sarà l'unica consumatrice ma ho messo i miei 10 euri e quindi mi arrogo il diritto di usarlo allo scopo infimo di calm-down prima degli esami), ora che è inverno preparare la cioccolata calda etc etc. In fondo, è necessario che tutti i nostri bisogni siano soddisfatti perchè il nostro lavoro sia proficuo, no?

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lunedì, 22 ottobre 2007, 09:42
casa, modo, conneries, mymovies


si, ok? il mio gatto nero si chiamerà come "un rat", come il topo che sfida Parigi, la conquista e rimane se stesso.
 

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domenica, 21 ottobre 2007, 21:05
casa, modo, conneries



Si, la foto è sfuocata, si capisce a mala pena, ma lui non ne vuol sapere di star fermo! a ciò si aggiunga il vetro, il buio etc etc...

però è bello, no? :D

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sabato, 20 ottobre 2007, 20:34



Quello che mi sconvolge è che no, probabilmente per via delle mie parole sempre un pò contradditorie, non c'è persona alcuna che riesce a capire il reale significato delle mie domande e delle mie proposte. Credo di aver bisogno di scrivere su un post it SOS-HELP per avere qualche speranza di comprensione. Si' farò così.
(ma non è che poi quelli che conosco non hanno ancora imparato a leggere?)

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sabato, 20 ottobre 2007, 11:05
specchio


Nuotare, con la testa mirare in basso. Cercare di arrivare al fondo, toccarlo e risalire, spingendosi con i piedi.
Darsi lo slancio, impegnarsi. Essere ad un palmo di naso, cambiare direzione e risalire. Spostare il traguardo più in là, oggi non aver voglia di riuscirci. Paura di non saperlo fare. E poi, sentire la spinta dell'acqua, pensare che allora è vero, che posso provare, ed essere tranquilla, non succederà nulla di male.

In parallelo, un altro fondo che non si tocca, che non si vuol arrivare a toccare, che si respinge, perchè non è ancora il momento giusto, perchè poi non si torna più indietro, perchè oltre il limite non si sa che cosa c'è. E quando è vicino vicino, ecco che si cambia direzione. E si torna ad essere se stesse.

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venerdì, 19 ottobre 2007, 20:19




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venerdì, 19 ottobre 2007, 10:41
specchio, conneries


Come dire, la fine delle cose è normale, si, lo so.Un paio di giorni fa ho buttato un altro paio di scarpe. Stavolta tocca a loro. Ma è durissima. Perchè ci ho camminato, tanto tanto tanto. Ho visto un sacco di cose con quelle scarpe, mi sono emozionata, le ho strappate ad una ragazza quando le ho comprate, erano l'ultimo numero, ed erano le mie. C'erano Luigina e Laura con me, e poche ore dopo stavamo festeggiando la mia laurea. E cavolo, quanto mi mancheranno.


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martedì, 16 ottobre 2007, 23:04

Ritenevo che il fatto che il mio primo ciclo mi fosse venuto il giorno del compleanno del mio allora giovanissimo amore fosse un segno del destino. E per questo, tornata a casa dopo la sua festicciola, piegata in due dai dolori, senza capire troppo bene quel che succedeva, cominciavo a pensare di aver ricevuto una specie di discesa dello spirito santo. E da allora, l'ho irrazionalmente amato per secoli, ignorando invece che proprio in quel momento, mentre lui compiva tredici anni, ed era ancora un bambino, io (che avevo compiuto la stessa età giusto giusto una settimana prima) cominciavo a diventare donna. Ma no, la realtà è che non lo volevo affatto, e ho continuato a vergognarmi per anni di questa cosa incomprensibile, che mi separava dal mondo dei maschietti con cui - diciamocelo - in generale vado più d'accordo che con quello delle femminucce. Ma loro, no, loro questo non possono proprio capirlo. Se ne escono con quelle battute fastidiosissime riguardo l'acidità e non fanno altro che aumentare il divario. E una finisce che si affeziona alle chiacchiere da bagno in cui ci si scambiano con occhiate complici assorbenti vari e si manifesta una solidarietà indicibile.
E' che la cosa che mi da' molto fastidio è dover ammettere che si, sono lunatica, e siccome la luna influenza il ciclo (credo, o qualcosa del genere), etc etc, significa che in fin dei conti il ciclo (si, io lo chiamo ciclo) controlla il mio umore. Cazzo, non assumo droghe perché non accetto di poter modificare le mie percezioni e quattro goccioline antipatiche, puzzolenti e pure dolorose devono condizionarmi così? Lo chock è stato terribile un giorno in cui ho acceso la tv, avevo il ciclo, appunto, e stavo facendo colazione, era mattino presto, e guardando uno spot tipo barilla o mulino bianco ho cominciato a piangere.E' grave, è destabilizzante! Ed è difficile convivere con se stesse, quando ci si accorge di questa sindrome terribile.Che poi, fossero solo i 5 giorni in cui mi imbottisco di pillole! Eh, no, perché si comincia da prima, con il seno che mi fa malissimo (e non si azzardi nessuno a dire che turgido è sexi perché lo gonfio di botte e quando è turgido lui poi vediamo come si mette), le gambe che sono pesanti manco avessi fatto la maratona di new york il giorno prima, l'umore, incontrollabile, la pelle - che i segni si vedono, voglio dire - e poi, ditemi voi se capita solo a me…io c'ho problemi con i sogni. Se la mattina mi sveglio ricordandomi i sogni (sempre più assurdi), bene, è fatta, sono arrivati i giorni difficili.

Ora, vero che se ne fa questo gran dire, vero che se potessi, mi terrei il mio sangue e stabilizzerei il mio umore, vero che eviterei volentieri di ricevere domande al controllo in aeroporto quando la poliziotta tasta il tampax che c'ho in tasca, e chiede che cos'è (meno male che s'accontenta della risposta, eh), ma alla fine, questo sentirmi donna, questo sapere che in quel sangue c'è il mio corpo che, mancata una fecondazione, si prepara ancora, questo sapere che è un privilegio, in fondo, tutto questo, bè, ancora devo capirlo in fondo, ma così, a pelle, mi piace.

E poi, lo dice pure Eve Ensler che le donne che parlano di mestruazioni si scatenano, e la cosa non ci stupisce, se sono in tante pure le bloggeresse (e qualche maschietto, eh): -->>
elena elyl catepol pm10 frannina lalui feba lalaura barbara onde emotive svaroschi remyna storiedime contaminazioniphonkmeister typesetter stefano mill@ la pupa michela sw4n mafe sciurapina blimunda valentina brassy clarita

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martedì, 16 ottobre 2007, 19:05
dedicato a


Nel cuore della notte mi sono svegliata per un sogno orribile.
Ho fatto tutto come un automa, ho anche mangiato un cucchiaino di nutella per consolarmi di uno stato emotivo ancora non troppo ben definito. Ho bevuto il mio caffè enorme e ho cambiato tazza, ne ho scelto una bianca, nell'indecisione di sapere cosa provo, cosa penso, cosa voglio. Ho sgridato il mio cucciolo e sono uscita ancora una volta arrampicandomi sul cancello. Ho inventato un posto per la mia macchina in un parcheggio già pieno e ho cercato un foglio affisso ad una porta. Non mi sono stupita, eppure sono stata così, toccata. Ho studiato, ho seguito, ho pranzato, ho cercato. Ho aspettato un sacco, a vuoto, e ho continuato a studiare. Mi sono affacciata ad una porta, e poi ho voluto abbracciare. La notte è calata, mi hanno offerto una cioccolata calda, e si è parlato della città, e ho pensato che avrei voluto scrivere il mio post del blog action day, anche se in ritardo. Al momento opportuno, non c'era concentrazione. Ho comprato una tavoletta di cioccolata e l'ho infilata in una tasca, lui era difronte a me. Ho aspettato, ho sperato ancora, ho creduto, ma no, ci sono cose che vanno come devono, e forse è giusto così, e forse per ogni porta che si chiude, un'altra se ne apre. E' che lui è bello da paura, oggi più del solito, ma gli serviva solo più fortuna.



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