E' la condivisione, il punto.
I misteriosi simil-post-it che la bibliotecaria andava disponendo in giro apparentemente a casaccio qualche dì passato oggi (veramente anche ieri sera, ma oggi di più) hanno finalmente perso il loro mistero: si tratta di qualche modifica all'organizzazione della biblioteca. Ci sono degli energumeni che stanno portando delle poltroncine rosse non meglio identificate e per ora la mia ala preferita, quella che si affaccia sul cortile, è inaccessibile, con abbondanza di sbuffi da parte di chi, come me (e figo compreso che è appena arrivato) non viviamo senza computer. L'altra ala è un pò sfornita di prese...
e ovviamente il caffè (ed è la cosa più economica) costa 50.
Sono solo io che ero rimasta indietro o tutti quanti (compreso il giornalist') hanno sempre ignorato l'utilità della funzione Conteggio parole di word?!?
E' evidente che il corso di Francese che ho seguito non richiedesse un impegno eccessivo e che la preparazione delle presentazioni si poteva fare in pochissimo tempo. Nonostante ciò, la qualità (quattro foto in power point, per intenderci, aventi per tema qualcosa che c'entrasse con Parigi, tipo il cabaret, un certo museo etc etc) è stata pessima. Tutti (nonostante parlassimo tutti più o meno bene) o quasi se ne sono venuti con il loro fogliettino in mano e hanno letto ogni cosa...e già questo m'aveva messo una tristezza...Ma poi, quando, come sto facendo ora, mi ritrovo a leggere le piccolissime presentazioni scritte che hanno fatto i profughi per i quali non c'era tempo per altro...
e che cazzo almeno lo sforzo di non copiare lettera per lettera! Almeno lo sforzo di evitare il primo - e dico primo - risultato di Google per copiare! Se interessa a qualcuno, per ora mi sto dedicando a questo: http://fr.wikipedia.org/wiki/Boulevards_parisiens
P.S. Si addice al tag, quanto meno!
Aggiornamento delle 17.17: hanno preso anche da qui: http://marais.evous.fr/marais/rues/boulevard-beaumarchais/boulevard-beaumarchais.htm
Aggiornamento delle 17.28: E che cazzo manco copia e incolla: nel ctrl+c, ctrl+v hanno preso pure un pezzetto del "Voir Aussi" che segue, di cui è rimasta traccia in una inconfondibile "V". Fantastici! non c'è che dire!
Aggiornamento delle 18.07: Hanno copiato pure questo: http://fr.wikipedia.org/wiki/Salvador_Dali. E la cosa drammatica, in questo caso, è che c'è un primo pezzo proprio tale e quale e poi un secondo pezzo che non si capisce da dove venga ma che, evidentemente, contiene cose già dette nel primo...mumble mumble. Avranno riletto?
Aggiornamento delle 18:21: Apparentemente, la biografia di Baudelaire non è stata copiata...Non per niente, è un tizio italiano che l'ha scritta! (e che mi è antipatico, ma così ha guadagnato un sacco di punti!)
Oggi una vocina interiore mi diceva di starmene zitta e buona e farmi i fatti miei. Ma io me ne sono fregata e come sempre ho dato adito a quell'altra vocina, più flebile e tanto zuccherosa, che mi spingeva invece a preoccuparmi di qualcuno che viene dai tempi che furono e che io mi ostino a cercare di portare nei tempi che saranno. E invece no, c'aveva ragione la vocina saggia, la prima, che con una grande lungimiranza vede molto molto più lontano di me. E sa bene che i tempi del liceo sono finiti e con essi sono scadute le dichiarazioni di amore eterno e sostegno reciproco fatte durante i pigiama-party veri o telefonici che siano stati. Quindi, diceva la vocina, basta preoccuparsi sempre della salute mentale e fisica degli altri, basta fare lunghe liste di persone a cui portare regali da Paris (con annesse le alternative che potrebbero essere gradite), basta portare con sì il quaderno degli indirizzi per mandare improbabili cartoline anche solo con un ciao. Perchè poi, alla fine, l'amaro in bocca una volta che il regalo è scartato ti rimane. E stavolta arriva pure prima.
N.B. Uno dei post peggiori che potrei scrivere, uno dei post che qualcuno prenderebbe volentieri (come è stato fatto altrove) per scagliarmi accuse di esagerazione, egocentrimo, etc etc meno male che sono buona e me le dimentico. Perchè in realtà gli aggettivi che mi hanno rivolto erano altri due ma in questo momento, giuro, non riesco a ricordarmeli. E la prossima volta, lo so, darò ancora retta alla vocina zuccherosa. Recidiva, questo sono.
Oggi ho cambiato posto, e difronte a me c'è una graziosa fanciulla dagli occhi chiari. Ma il destino del mio blog e del biondino si incrociano ancora: ho appena assistito ad una proposta...E' arrivato (oggi ha una polo bianca sotto la felpa e si è lavato i capelli) e, chiedendo scusa per il disturbo (a lei, non a me, che evidentemente fingevo di sentire solo la musica che ho nelle cuffie...hihi) ha invitato la fanciulla a bere qualcosa (credo in cambio di un aiuto, ma non ne sono certa). Dovrebbe succedere tra 10 minuti. Starò a vedere :)
Me ne stavo tranqulla a dare l'ultimo occhio ad una guida per l'OWL prima di andare a recuperare qualcosa da mangiare quand'ecco che la signora bibliotecaria (quella che mi riconosce per via delle mie recidive dimenticanze) passa e si ferma su qualche scrivania (nrd, su quella di colpi di luce, ad esempio - ex cursus:capisco la crema per le mani, quella me la porto pure io ovunque, ma la tizia ha pure una cosa tipo schiuma per capelli...che caspita ci fa? - ) appiccicando foglietti gialli tipo post-it che evidentemente post-it non sono, se usa lo scotch. Il dubbio mi assale: sarà un modo per segnare tutti quelli che - un pò senza educazione - lasciano la piattaforma occupata per andare a sollazzarsi a mensa?!?! Ergo, che faccio, vado o non vado? Vabbè, rischio, va'.
Io non vorrei essere la solita criticona. Ma non posso esimermi dal continuare con la saga dei topi di biblioteca dedicando il post al magnifico esemplare che oggi siede giusto di fronte a me e che ha da qualche minuto a questa parte cominciato a ridacchiare tra sé e sé in modo, appunto, inquietante. Si tratta di un biondino con pettinatura stile seminarista, occhiali spessi abbastanza da far supporre un'adolescenza trascorsa sui libri. cosa che continua pure adesso, a giudicare dal pallore del viso smunto nonostante le numerose giornate di sole degli ultimi mesi. Ecco, anche lui, come molti qui dentro, fa mostra di una collezione di abiti piuttosto ristretta. Pantalone beige di velluto a costine (o jeans nero) e felpa anonima color grigio topo (o t-shirt, quando l'aria è più calda) mascherano lo scheletro minuto segno evidente di un'alimentazione povera di grassi (e di quei dolci che ti rendono tanto tanto sorridente e felice). Mouse stile "c'ero anche io all'epoca del commodore 64" e portatile tipo vocabolario, tanto è spesso. Vocabolario...Giusto a proposito, è d'obbligo dire che quando arriva e si installa (stamattina me la sono persa, ero andata a fare la pipì e quando sono tornata l'ho trovato già bell'e installato sulla MIA scrivania), passa dallo scaffale dei dizionari e delle enciclopedie, prende due mattoni e se li porta per sistemarli dietro al suo schermo. Ora...sarà che cade a pezzi? Vabbè.. Talvolta, con fare delicato (un pò effemminato, pure) si avvicina alle sue colleghe e chiacchiera con loro. Sembra dispensare consigli a destra e a manca, il mio caro topo di biblioteca... e fare bella mostra dei risultati delle sue ricerche. La domanda che però oggi mi pongo è: cos'aveva da ridere? Sarà stato, appunto, un risultato favoloso mai raggiunto prima o anche lui - come comune mortale - sorride magari difronte ad una mail d'amici o qualcosa di simile?
Vorrei capire perchè non ho tanta voglia di scrivere, pur avendo molto da raccontare. Me ne sto qui a studiacchiare, senza infamia e senza lode, leggendomi un pò di pdf e sbirciando tra gli scaffali della biblioteca. C'è freddo ed il cielo è grigio. Recupero inviti per weekend leccesi e propongo re-styling per uomini degni del nome. Scrivo una lunga mail all'amica che sempre accoglie i miei flussi di coscienza senza capo e senza coda e svuoto la terza bottiglietta d'acqua nella pancia. E intanto i giorni scorrono, e resta un mese parigino. Un mese per chiudere i miei rapports, un mese per organizzare una festa con risotto e parmigiana, un mese per vedere film che non vorrei vedere, mentre fuori piove e la tenda rossa rende più magica la luce. Un mese, per lasciare promesse o chiedere speranze. Un mese, per tagliare i capelli e comprare un altro paio (il terzo) di ballerine. Non sarà abbastanza, e di questo me ne duole.
E' la pausa del corso di Francese, ma più chew andarmi a bere un caffè, avevo l'urgenza (fatta la pipì, s'intende) di aggiornare:
JUDE LAW HA LO SMALTO ALLE UNGHIE. Oddio, mi è caduto. Completamente. E ora a stento trattengo le risate...
C'è questo tizio, si chiama Paul, ha un anno meno di me e segue i miei stessi corsi. Da quando sono qui non ha mai cambiato stile: camicia abbottonata fino all'ultimo, nera o bordeaux, con le maniche troppo corte per le sue braccia e rigosoramente abbottonate anch'esse. Ridacchia, guarda l'orologio e poco ci manchi che non cominci ad abbagliare il prof giocando col sole. Ha la pelle pulita, senza tracce di acne. Forse ancora non è entrato nell'adolescenza, questo spiegherebbe tutto. Non rivela le sue preferenze politiche, come se sapere per chi ha votato alle presidenziali potesse cambiarmi la vita. E' impersonale. Insomma, mi sembra proprio un inetto. E stamattina mi ha fatto perdere le staffe con i suoi cliché italia=mafia. Insinuando tra l'altro che finirò troppo tardi i miei studi e che quindi, dopo la laurea, dovrò passare direttamente alla pensione. Precisando che lui, studente medio, non spiccica mezza parola d'inglese e che quindi le nostre inutili conversazioni (che muoiono più che altro perchè io mi allontano stizzita) sono cominciate solo dopo che io ho cominciato a spicciare due parole e mezzo di francese. E' la perfetta incarnazione di chi, non sapendo nulla, pretende di sapere tutto.
C'era un argomento serio di cui volevo parlare. Ma la bibliotecaria mi sta cacciando. Lo farò. Per ora, solo questo, che mi turba sufficientemente: Nuclear energy — as it is used in a nuclear power plant — cannot be seen. There is no burning of fuel in the usual sense. (Nuclear Regulatory Commission, USA)
Stasera ce l'ho fatta a seminare il persecutore...:). Basta fingersi impegnata a studiare...:)
Sono in preda ad una crisi di nervi. I miei pantaloni più nuovi, quelli che ho comprato qui a Paris quando ancora c'era freddo e non avevo nemmeno compiuto i miei 25 anni, allora mi andavano leggermente stretti, mentre ora mi calzano a pennello, potrei osare dire, dopo un paio di settimane di accurate attenzioni e lauti sacrifici. Poi ad un tratto ho sentito una vocina che, parlando parlando, mi spingeva verso la caffetteria della facoltà e mi suggeriva la parola fame.
Ho mangiato il mio panino. Mi verrebbe quasi di dire che l'ho ingurgitato ma, ahimè, l'estetica del verbo non mi garba. Mi fa quasi paura.
Paura come tutte le riflessioni che maturo se ripenso a certi dialoghi e discorsi di chi, capace di mantenersi in forma e consapevole del valore - obiettivo - del mangiare, mi suggerisce che sono totalmente e completamente preda di un insano squilibrio. Oltre che di una crisi di nervi.
Si, lo so, non sono equilibrata. Mangio in maniera ossessiva quasi allo stesso modo in cui elargisco i miei sentimenti. Senza una consapevole lucidità. So esattamente cosa fare e come farlo in tutte le situazioni - comprese queste - ma ecco che casco nel mentre che mi ripeto la giusta azione da fare. E così, mi trovo di fronte al mio pc, connessione che oggi fa i capricci (e non è quella abusiva, si badi!) e stomaco sottosopra. Stomaco che poi ultimamente mi fa veramente pensare. Perché quasi tutti i miei risvegli a coté del Pantheon sono caratterizzati da atroci bruciori. Eppure l'alimentazione rimane la stessa (squilibrata) sia che si tratti del quartiere latino sia che mi sollazzi allegramente ai piedi di Montmartre. E allora, se questo mio corpo è incapace di funzionare perfettamente senza dar conto alle ragioni del cuore - come direbbe qualcuno - ma piuttosto trasforma in segnali fisici tutto quello che mi passa per la testa pazzerella che mi ritrovo (riporto testuali parole di un vecchio amico di corridoi gialli dei tempi di analisi 1) io che devo fare? Mi siedo a tavola accanto ad una francese fanciulla dalla pelle bianca e gli occhi dolcissimi, e sono inadeguata. Ma lo stesso succede se la francese fanciulla - o l'italiana o chiunque essa sia - è una perfetta sconosciuta a tre tavoli dal mio. Sono inadeguata, mi accorgo di mangiare con modi che detesto io stessa eppure che non riesco a contrastare. Il Mr Hyde del cibo che c'è in me prende il sopravvento e continua a colpi ferire ad ogni angolo. E d'altra parte cos'è questo rossore che mi assilla se non la mia testa che parla attraverso le morbide (maledettissimamente morbide) guance? O magari il mio accento francese che - e me ne accorgo - cambia non appena mi rivolgo ad un estraneo, quando poi invece è normalmente molto molto migliore? L'autocontrollo. Ancora non ci arrivo. Se avessi autocontrollo riuscirei a mangiare come conviene e ad essere adeguata in ogni situazione. Ancora rivedo le mie incerte converse muoversi quasi di nascosto durante la famosa festa sulla catapecchia galleggiante.E anche in quel caso per mia stessa ammissione non c'era molto di che vergognarsi. Standard piuttosto bassi di esemplari erasmus.
Ma niente, rimane che fare mostra del mio corpo è qualcosa che non mi appartiene. Sebbene molti conflitti interiori in questi mesi si siano affievoliti (e io spero bene che siano destinati a non ritornare mai più) e sebbene continui ad avere approvazioni da parte del genere maschile in rappresentanza di diverse nazionalità, ancora non mi riesce essere padrona di me stessa.