Le sere con i dubbi. Mi godo il fresco in Place de la Sorbonne e discuto amabilmente. Così come sorseggio un rosato che alimenta i pensieri e i sentimenti. I dubbi che nascono, ma che già sono dentro. I dubbi esplicitati, con mezze parole, per spostare un po’ di più il limite della confidenza, ma avere sempre un margine di spazio per fare marcia indietro. I dubbi condivisi. La scadenza dello yogurt e i prodotti a lunga conservazione. I dubbi, che danno adito a speranze e colorano i pensieri. Il tempo di una sera, il tempo di un'insalata. Il tempo di un pomeriggio assolato che però finisce troppo presto. E allora c'è tutto il resto. c'è Parigi, c'è il metro, c'è la sera da riempire e una crème brulée in frigo da finire. Ci sono le nuove ballerine, comprate così, sul ciglio della strada, e il maquillage e il trasformarsi rimanendo uguale. Un'amica all'altro capo del telefono, e tanto tutto il mondo è paese e gli uomini non cambiano. c'è la discoteca e poi i tuoi passi silenziosi mentre Parigi si addormenta. C'è il risveglio, con le sue speranze. Ed il caffè. Il mercato, il mondo reale e gli asparagi bianchi.

Io non rendo servigi a nessuno. Ecco.
Porca miseria, continua ad uscirmi il sangue dal naso, ed oggi non è nemmeno troppo caldo.
Negli ultimi sprazzi di pomeriggio ho abbandonato la Biblioteca un pò sanguinante. Ho resistito al caldo della metro e appena riemersa mi sono fiondata nella farmacia all'angolo per chiedere, senza saperne il nome, il cotone emostatico. Poi ho chiamato mamma, in cerca di coccole e forse ho fatto male a dirle che sanguinavo un pochetto...magari non ha nemmeno dormito. E manco io ho dormito. Persa un pò tra due film che ho guardato e l'aria fresca che entrava dalla finestra aperta. Ho chiamato un amico, interrompendo le sue funzioni biologiche, per sapere come stava, che faceva, se era pronto. Oggi si laurea. E io non sono lì E ora sono qui e mi chiedo se avrebbe voluto che ci fossi o non gliene frega niente. La realtà è che se gli chiedessi questa cosa, mi risponderebbe che sono la solita pesante. con lui non posso mai fare un discorso serio. Voglio dire, un discorso serio a modo mio. Lui mi interrompe e sdrammatizza e mi rimprovera e non si schiera mai con nessuno e poi è lì. E mi parla, su una panchina, ubriachi, sinceri. E continua a fulminarmi con i suoi occhi. L'ho conosciuto mentre studiavo Tecnica delle Costruzioni, lui veniva a trovare il mio amico, che era suo amico, e io ero lì, intimidita un pochetto. Poi. Poi è passato del tempo, sono cambiati gli equilibri, sono cambiati i gruppi. La sera non esco più con lui, gli porto un regalo per Natale. Un apollo una domenica mattina. E all'improvviso una ragazza mi chiede i soldi per il suo regalo di laurea, e io mi accorgo che sono fuori, e sono gelosa da morire, perchè quello era il mio posto. Gli voglio bene.
La realtà è che ho giocato per tutta la giornata, ho scritto tutti questi post un pò sciocchini e mi sono distratta così, tra una pagina e l'altra dei libri che non posso prendere in prestito. Ma ho ancora dentro qualcosa, qualcosa che ho provato ieri sera, difronte ad un uomo steso a terra in un angolo. Ero passata e l'avevo visto, senza fermarmi. Col dubbio che fosse solo ubriaco e addormentato. Sono ripassata e c'erano pompieri, polizia, ambulanza. La camicia a quadri aperta, il petto nudo, il defibrillatore, un tubo in bocca. Ho continuato a camminare come se non stessi vedendo nulla. E quell'immagine mi è rimasta negli occhi, tutta la sera, mentre ascoltavo la musica e cucinavo le uova. Mentre rispondevo a telefono e non dicevo nulla. E' quell'immagine di solitudine, di dolore. Quel cuore sacro che era lì, e che ogni giorno non vediamo mai. Essere indifferente. Lo scelgo ogni giorno, eppure non ne sono contenta. Eppure non so nemmeno cambiare. Domandarsi se domani potrà capitare a me. Un'immagine in mente che non ha niente a che vedere, ma che brucia. Un'ambulanza, casa mia, la mia lucidità, la mia freddezza anche lì, come sempre. E il mio sguardo feroce. Ma non ne sono contenta. E' quell'immagine che mi brucia dentro, è lì, è sempre lì, e Parigi non la cancella. Forse l'aumenta, nell'aumentare esponenziale dei poveracci che vedo per strada. E nei mille legami mentali che trovo, e che forse non hanno alcun senso. Ed è così strano sapere esattamente dov'è che dovrei lavorare, in me, ed evitarlo accuratamente. Passarci sopra, chiudere un occhio. Essere indifferente, ancora, sempre. Come se così facesse meno male.
In effetti ci ho pensato. Non è che essere ricca farebbe la felicità. Vorrei essere pure belloccia. Ma mi sa che se per il primo punto posso ancora avere speranze (la lotteria, uno zio miliardario d'oltre-oceano che mi lascia tutto in eredità, un marito, che so, petroliere...) mi sa che per l'altro, non ho proprio speranze. Sob.
Voglio essere ricca. E che male c'è?
Sob. Sono sospesa fino all'8 Maggio. Non posso prendere libri in prestito dalla Bibliothèque d'étude solo perchè ho restituito il maledettissimo libro di Teoria dei Grafi con una quindicina di giorni di ritardo. Mi hanno messo in punizione...che tristezza...
Che poi, la primavera è così bella perchè tutto fiorisce all'improvviso senza aver fatto nulla (vabè, non siate puntigliosi, esistono i giardinieri, è merito loro etc etc), i colori, l'aria leggera, il profumo dei fiori e il canto degli uccelli e le fragole e tutto il resto. E così ce la godiamo, senza pensieri, perchè tanto poi quando sarà finita, basterà aspettare un pò e tornerà ancora. La primavera è semplice. Così deve essere l'amore. Lasciarlo esplodere e non preoccuparsene. Perchè poi tutto si regola da solo, se non ci si mette il pensiero a dare fastidio. Perchè quando si pensa, tutto si complica. E invece che arrivare all'estate, si passa all'inverno, dimenticando che è solo una fase di preparazione ad una nuova esplosione. Ah. respiro, e tutto va bene.
N.B. Mi è stato ricordato che nel corso della conversazione di cui questo post è frutto, un punto essenziale, direi proprio un nodo intorno al quale il concetto si sviluppa e prende forma è la presenza delle api, che con la loro leggadria e il loro simpatico ronzio rendono la primavera quello che è. Diciamo pure che fanno venire gli occhi a cuoricino. Sarà forse il veleno che hanno quando pungono?!?!Ecco...Ora ho capito...Ormoni impazziti mica senza una ragione! Questo è uno shock anafilattico!!!
Ho bisogno di comprare altre cose per andare a correre...Abbandono lo studio e mi godo questi sprazzi d'estate. :)
La tavola è in giardino, sotto un albero di Giuda pieno di fiori. Un pò di vento, e la tovaglia rossa con le olive disegnate ha qualche tocco di rosa. Petali che non innervosiscono nessuno. Una tavolata per quindici. Un pranzo di compleanno in un giorno importante per la Francia. I discorsi, le generazioni, i ricordi. Bottiglie di vino aperte. 1982, un rosso che ha i miei anni, ed è davvero buono. Un bianco d'Alsazia, giusto per me, che lo preferisco. 1987, preso quando è nato il figlio più piccolo. Buona annata, non come quell'altra. Un regalino per me, un gesto silenzioso. Le ginocchia sbucciate del più piccolo dei commensali e il dolce al cocco, che, vabè, non è proprio il mio preferito ma va bene uguale. Il caffè italiano, che perchè mai, poi, gli italiani saranno fissati col caffè? I consigli - evita di sederti vicino al nonno - e due risate sotto i baffi. I gatti. Magari non è tutto oro quel che riluce. Magari non arrivo a cogliere le sottili dinamiche della famiglia. Ma giusto finora, va bene così.
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Non è che abbia molto da dire. Mi sto un pochetto annoiando. Uff.
Ho fatto due sogni terribili e sono arrabbiata con me stessa. Non mi conoscevo così cattiva.