Ho bisogno di un pò di ottimismo. Non so cosa mi sta prendendo.
Una ragazza arriva in bagno, si toglie e rimette una lentina a contatto. Dopodichè, e sottolineo, DOPODICHE si lava le mani. In effetti tutti hanno sempre saputo che le lenti a contatto portano infezioni...
Che poi, voglio dire, era pure ora che se ne accorgessero! Questo è assolutamente incompatibile, insostenibile, impensabile!!! E il mio ing l'aveva detto!
(Ok, mi sono un pò lasciata andare: chocosuisse e cocacola)
Prima di dimenticarlo, questa cosa devo dirla: ero alla posta (che poi, spiegatemi perchè la posta francese è identica a quella italiana, con i pacchi gialli e blu etc) ed ero piazzata giusto difronte al totem con la videocamera. E con un monitor che mostra ciò che la videocamera riprende. Ergo, pendant la queue, mi sono guardata. Sono egocentrica, e questo si sapeva. Ma stamattina mi sono trovata anche piacevole. Bah.
Per la cronaca, la queue era troppo lunga, e nonostante specchiarmi mi divertiva, non potevo resistere a lungo. Tornerò nel pomeriggio. Sob.
Appena avrò un pò d'argent da parte, mi regalo un palmare. Così posso postare ogni cinque minuti ovunque io mi trovi!
P.S. Ma cosa ci farà mai questa tizia occhialuta, giacchina di velluto color ehm...diciamo senape...cpn 12 libri davanti? Ora mi metto a studiare, giuro. Ho appena preso dallo scaffale il mitico "Graphes et algorithmes" di Michel Gondran! Mi mancheranno giusto un paio di dimostrazioni di teoremi...posso farcela...
Piove, piovigina. Lunapark nell'iPod e un orientale nella metro. Porca miseria, avrò pure gusti bizzarri, ma quegli occhi taglienti, quell'andatura un pò strana. Sarà che è uno che se ne sbatte del mondo. Non so cosa, ma peccato che sceso dalla metro abbia preso un'altra strada 
Giornata inutile; dal letto alla sedia, dalla sedia alla finestra, dalla finestra al letto. Che poi, casa mia é 22mc. Pranzo apatico, cena apatica. Cellulare apatico:si é scaricato. Studio apatico. L'algoritmo di Djikastra a rate. Giochi di carte. Musica, video. Caffé apatico. Mamma apatica a telefono. Tempo apatico: le nuvole non se ne sono mai andate.
Solo il vento aveva un'energia. Una rottura incredibile. Buonanotte, buona settimana.
Il tempo passa e conosci sempre meglio la città dell’amore. Vai al Picard a comprare qualcosa per la cena e ti fermi ad osservare i due – probabili turisti un po’ avanti negli anni – incollati in un romantico bacio tra il vento e qualche goccia di pioggia. Sul binario della RER B già due volte hai incontrato quei due ragazzini dal diverso colore della pelle ma perfettamente perfetti. E poi c’é quel prof, che forse per applicare gli algoritmi di ottimizzazione che studia e produce, ha da poco visto una collega dare alla luce il suo bambino. E ci sono le chocolateries ed i cuori di cioccolato. Il vento e i giardini. Una primavera che arriva piano piano tra gli alberi già pieni di gemme e i giorni sempre più lunghi.
Leggi una mail di un’amica e vorresti consolare. Chatti e domandi, dubbiosa, Bevi una camomilla per placare i tuoi dubbi e ti addormenti col pc sul letto e la tua ghirlanda di fiori accesa ad illuminare il tuo studio.
Percorri i tuoi passi e guardi la strada, la punta dei piedi spunta dai jeans, le tue camper, ormai consumate. Quattro mesi, su per giù, ed il tempo che ha da venire. La voglia di mare, che ti avvolge, e si sprigiona tutta quando apri il barattolo della crema. I libri che vorresti leggere e i personaggi che vorresti diventare. I progetti e la fatica. Due sere fa uno spicchio di luna e le luci degli aerei. Il respiro, che si fa unico, e la pace. Il pupo negli occhi, che lo guardi, ti vedi ed hai paura che se distogli lo sguardo poi scompare e non torna più.
Le convenzioni, che ti uccidono. E la paura che il tempo rovini le cose. Vivere, fino in fondo. Sempre, quello che provi. Domandarsi poi, a freddo, se é giusto o sbagliato. Aspettare che il tempo ti spieghi. Ed intanto, camminare. Bere una coca cola. Creerà dipendenza, forse. Leggere le calorie e guardare le collezioni nelle vetrine. Yves Saint Laurent, e scatti una foto.
L’amore. Continui a non sapere che cos’é. Continui a metterne in discussione l’esistenza, perché, poi, ammetterla sarebbe come dichiararsi vulnerabile. Stringi i denti e ti ritrovi a sentirti stringere il cuore. Che questa cosa che senti, ragioni non ne ha. E non ha forme, e non ha vincoli, e non si dichiara. Scopri che cambi idea, e ti ritrovi a desiderare di rivedere un gatto, quel gatto, che ti ha incantata. Tu che hai sempre amato gli occhi dolci dei cani. E continui ad amarli, ma li guardi in un modo diverso.
Tu, gatto, oggi, che ami e basta, guardingo, solitario. Pochi convenevoli, poche feste. Quello che senti é solo tuo.
Tu di politica non ne sai niente. In fondo, anche se hai sempre tentato di interessarti meglio che potevi, ma senza troppo sforzo, resta che ne sai davvero poco. Così, mentre leggi di sfuggita, tra un pò di studio ed uno sguardo oltre la finestra, le pagine web dei giornali del mondo - compresi quelli francesi - per vedere che succede a casa tua, ti senti semplicemente fragile difronte ad una crisi di governo. Potresti cominciare ad inveire contro qualcuno, o magari a scongiurare eventi, potresti gioire, potresti semplicementre fregartene. Forse questo dovrebbe addirsi a chi, come te, della politica sa quel poco che deve sapere. Ma in realtà, mentre passi col tuo vassoio in mensa a scegliere cibo francese, continui a pensare che ti senti fragile. Vorresti essere sicura del tuo Paese, vorresti poter dire con orgoglio che nel tuo Paese va tutto bene. Vorresti che la democrazia fosse dialogo costruttivo tra parti diverse che guardano differentemente alla vita e al modo di gestirla. Vorresti che non fosse una legge elettorale a cambiare le sorti delle elezioni e che sulle questioni importanti ci fosse unità d'intenti. Oggi invece i tuoi "vorrei" sono solo lo specchio di una constatazione amara. Neltuo Paese così non va bene. E ti meravigli del fatto che questa cosa - la politica - così lontana da te, oggi ti faccia sentire così. Triste. Preoccupata. Avida di notizie e con la speranza nel cuore che domani possa essere migliore.
Sono crudele. Ho mandato una mail orrida ad un tizio che mi invitava ad uscire...dopo aver a lungo parlato della sua impossibilità a resistere dal parlarmi quando mi vede. Mi sento in colpa. Sob.
Ieri sera sono caduta anche io. Mentre mi arrampicavo sul tavolo per appendere qualcosa al muro. Non vi dico come cammino ora. Uff. Anzi. Ahi.
E' che mentre studi non puoi far finta di non vedere l'angolo di cielo che la finestra ti mostra. Gli strati di celeste si sommano, le piccole nubi si spostano. Mille linee rigano il cielo. quanti aerei passeranno su di me?