mercoledì, 31 gennaio 2007, 18:04
occhiali, leggendocondivido, boulevard parisien


Un pò di energia. Nel supradyn stamattina non c'era. E tra il gusto di aranciata, il caffè ancora troppo caldo e lo yogurt alle fragole comunque non ne ho trovata. Poi le pagine di un libro, mentre la metro è troppo lenta, a ricordarmi chi sono e dove vado. Ma non basta. Perchè chi sono non so dirlo ancora forte. E così mi innervosisco se contraddetta, mi rabbuio se maltrattata e dimentico tutto quello che pochi attimi prima mi faceva gioire e saltellare.  Mi arrabbio. E non c'è termine migliore. Perchè non vengo ascoltata. O, forse, vengo mal interpretata. Sono delusa. Perchè lavoro lavoro. E stavolta, non è servito a nulla.

Ma che ne parlo a fare? In fondo, ognuno ha i suoi guai. E oggi vorrei dire a chi ha ricevuto un'altra, inaspettata, delusione, laggiù in fondo alla discesa, di non prendersela. Non vale la pena...come mi è stato insegnato... Poi. boh. Oggi di cose da dire ne avrei tante. Ma è meglio spegnere il pc, uscire e cambiare aria. Cercando di fare (e saper fare) questo qui:

"Camminare nella città è operazione semplice, vedere e rilevarne i caratteri continuamente cangianti è operazione più complessa, fare resoconti precisi e attendibili [...] è operazione di grandissima difficoltà. Rilevare è educare lo sguardo, vedere e far vedere come la città è fatta e interrogarsi sul come potrebbe essere fatta; è osservare in dettaglio i luoghi entro i quali le pratiche sociali si svolgono, [...], la loro adattabilità, la possibilità di loro deformazione e trasformazione. Ascoltare è entrare in contatto con le pratiche sociali così come vengono vissute e raccontate dagli stessi protagonisti, coglierne le differenti temporalità, ricostruire microstorie, riconoscere immagini e miti diffusi, annotare ciò che ai diversi soggetti appare come un impedimento al completo dispiegari dei loro progetti individualie collettivi.", da "Prima lezione di urbanistica", Bernardo Secchi, Ed.Laterza. 


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martedì, 30 gennaio 2007, 16:29
boulevard parisien


Tratti di felicità pura. Quella dei bambini, contagiosa, ridente e naturale. Tra un rosso ed un verde, tra le vetrine dei saldi ed i caffè, quello vecchi e quelli nuovi, una novità.

Essere preziosa. E di questo, felice. Semplice da capire. Semplice come la vita.


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martedì, 30 gennaio 2007, 13:09
boulevard parisien


Che dire se, mentre il giorno è appena cominciato, qualcuno ti propone qualche mese ancora in Francia. Eh si, senza parole. Così si rimane. E si sorride, poi, condividendo la notizia. Fattibilità zero. Ma questo mi ha reso la giornata ancora più bella. :)


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martedì, 30 gennaio 2007, 08:22



E ti svegli con Parigi. Gente che lavora, un sorriso, e comincia una bella giornata.

Bonjour, Paris. Prima ancora che il cielo sia chiaro


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sabato, 27 gennaio 2007, 12:21
dedicato a, occhiali


E' che quando ti trovi difronte a delle teche piene di scarpe, di valigie, di oggetti personali appartenuti a chissà chi, non riesci a capire...Il silenzio è l'unico rifugio. Prendi una pietra, sui binari di Birkenau e rivedi le scene di un film nella tua mente.  Conosci un ebreo americano, ormai anziano, sui gradini del museo, a Varsavia. Rimani inebetito difronte ai resti del muro del ghetto. Un muro qualunque.  Mangi pollo alle mandorle parlando di film, a Cracovia. Ma pesa, sulla tua coscienza, un passato che non hai scelto, e che nemmeno ti ha sfiorato. Eppure. Eppure c'è. Ed è memoria e dolore comune. Una memoria da conservare, proteggere, spolverare ogni tanto e forse più spesso di quanto si possa pensare.  Perchè non si permetta una nuova deviazione delle coscienze.

Questo post, il post della giornata della memoria, è dedicato a chi era con me in quei giorni, in quell'esperienza. A chi mi ha parlato col cuore. A chi mi ha insegnato ad indossare gli occhiali, quando guardo il mondo. A chi mi ha scritto di case che porto con me e che ogni tanto legge di me. Grazie.


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venerdì, 26 gennaio 2007, 15:53
boulevard parisien


Pelle tesa e freddo. Un pò di crema, così va meglio. Un thè, per riscaldarsi. E poi, ancora, uscire nel freddo.  Visto un film, pianto pure un pò. In Francese, senza sottotitoli. La carta del cinema nel portafoglio, 10 minuti a piedi da casa, giusto scegli quando. Poi attacchi il biglietto sull'armadio, ormai non c' è quasi più spazio. Le belle cose chez BHV, e ancora il freddo per la strada. Il supermercato, un posto che ti somiglia. Parli, sei felice di vedere. Felice di abbracciare. Racconti di te, di questi due giorni. Chiedi consigli. Metti una riga di Kajal e sei pronta. Consulti la guida e scegli un ristorante. Economico, che devi restituire i soldi dell'assicurazione a chi ha pagato per te. Poi una petite promenade e Shaekespeare & co.,un fascino sottovalutato. Pensi allora allo zio che ti ha portato sulla giusta strada. Posto senza tempo, posto che ha passato il tempo. Attraversato, vissuto. E sulle pareti, insieme alla polvere sono rimaste mille storie. Senza nomi, senza volti, ma emozionanti ad ogni modo.

La fotocamera in tasca, ma è così difficile fermare le immagini che ti riempiono gli occhi. Impossibile tradurre in pixel. Impossibile inquadrare in bites. Impossibile descrivere. Nella Parigi che scorre nei finestrini della RER C, i tuoi pensieri a definire le sfumature.

Pensieri. La normalità. Essere anonimi. Essere "bizarre". Pensare oltre, cercare il limite. Guardare la bella parigina al tavolo accanto e provare un po’ d'invidia. Ma, dicono, lei è senza sapore. Sarà….Fatica a crederci.

Nella notte turbolenta è difficile dormire, i sogni stavolta ti torturano un po’. Pensi a chi deve fare degli esami. Pensi a chi davanti Notre Dame ti pone domande strane. Pensi ad amicizie finite, che a tratti non sai nemmeno se considerare iniziate.

Pensi al tuo non saper stare nuda e al tuo saper stare nuda. Pensi al rossore e al tipo che cerca di abbordarti sulla metro. Continui ancora a pensare a quelle domande strane. E non sai se sei tu o sono loro.


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mercoledì, 24 gennaio 2007, 18:18
boulevard parisien


E' che studi, si, mentre in biblioteca c'è silenzio. Ogni tanto ti distrai e guardi il monitor. Un hot dog a pranzo, e lo yogurt ancora nella borsa, una gauffre industriale, che tanto male non è. La presentazione, stamattina, e sei contenta, non è andata poi tanto male. Se qualcuno ha capito un pò di Prospect Theory...

Poi, però, ti distrai e la mail di due amici lontani ti fa definitivamente perdere la concentrazione. E pensi a quando verranno, se verranno. E allora, un'altra Paris.

:)


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mercoledì, 24 gennaio 2007, 14:56
boulevard parisien


...E va bè, non era proprio neve...

Ma almeno fa poesia pensarlo, no?!


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martedì, 23 gennaio 2007, 12:26
boulevard parisien


 Ecco. E' arrivata. Dopo circa una settimana di depressione profonda e sensibilità acuta, in cui al minimo segno di sentimento - umano e no - mi si stringeva il cuore e partivano le lacrime, ora, nel bel mezzo del cuore della notte (e va bè, sono le sette e quelli della spazztura lavorano già da un pezzo, contribuendo per altro alla mia crisi, ma non formalizziamoci:il sole non c'è, ergo è notte), è arrivata la crisi di iperattività.

Col vento che ha portato l'aria calda mi era arrivata questa insopportabile tristezza intrinseca, e la crisi piagnucolosa difronte ai findanzatini innamorati, a quella che legge il libro, lo finisce e ride sola sola, ai vecchietti affaticati nella metro, ai poveri con cartello "j'ai faim" (che però il cuore me lo fanno stringere davvero),etc etc era inarrestabile.

Ma ora. Lo so, è cominciata ieri nella metro, quando il carabiniere in black - ovvero il sosia del mio carabiniere, versione ho la pelle nera - ha cominciato a guardarmi, tra un rigo e l'altro del suo libro. Il treno non si fermava più, ed io dovevo assolutamente scendere perché non rsapevo più dove guardare e sentivo arrivare la crisi di ridarella. Che, immancabile, ha colpito non appena ho messo il piede a terra.

E' stato solo l'inizio. La carica energetica mi ha portato a sfogliare nervosamente due riviste. Cenetta rilassante. Pigiama, musica soft (ho messo un po’ di jazz, figuriamoci!). Instancabile, dopo svariate ed inebetenti partite a spider, a mezzanotte circa, armata con la microscopica lucetta che mi ha regalato Babbo Natale ho cominciato a studiare il caso di una piattaforma pertroliera in mare andata a male svariati anni or sono. Consapevole della difficoltà della questione, mi sono imposta la nanna. Facendo i capricci con me stessa come un bambino con la mamma. Si dorme, ad un certo punto della notte si dorme. Mi sono rigirata mille volte nel mio letto arancione senza pace. Un po’ avrò pure dormito. Ma ora. Ora - è passato un quarto d'ora dall'inizio del post, ma è comunque sempre notte -, ora che si fa? La mia mente continua a ripassare e travolgere il programma della giornata e se non fossi così ben educata volentieri chiamerei qualcuno tanto per fare due chiacchiere. Nel frattempo, cerco beatamente di connettermi alle maledettissime reti senza fili del palazzo che sono così strettamente protette. Ma insomma, nazionalisti del cavolo, un pochino di rete a me?!

Vabbè, la faccio finita. Che poi lo so che mi si accuserà di produttività eccessiva (già lo sento, BoldItalic, che è rimasto indietro a leggere). Prendo un post it e faccio la lista della spesa.


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lunedì, 22 gennaio 2007, 19:46
boulevard parisien


Poche anime tra queste quattro mura della biblioteca ormai in chiusura. Quattro mura, poi, si fa per dire, perchè ce ne sono di meandri. E stamattina ne avevo trovato pure uno proprio caruccio ma, ahimè, le prese per la corrente non ci funzionavano. Mentre il tipo difronte a me stacca il pc, dopo aver magnificamente finito i biscotti alla sua bella (esemplare di fanciulla alto-borghese, fedina al dito, orecchini a goccia, distinta) una tizia che ci ha tormentato tutto il pomeriggio continua con la tortura: ride, e sembra che abbia crisi d'asma. In effetti mi sono rassicurata solo ora che, causa il vuoto difronte a me, ho potuto vederla e constatare che in effetti non si trattasse di crisi d'asma. La simil-lituana del pomeriggio se n'è andata da un pezzo, ma in compenso, per un buon tratto ho annusato un profumo che sapeva di ricordi. In attesa di un'amica che non è arrivata (poco male, almeno sarà una buona storia per la Geotecnica...spero per lei...alla fine si fanno i conti...), ho finito la presentazione per mercoledì. Domani rimango a casa. Credo. Così me la ripeto nel mio Francese perfetto (almeno nei neologismi vado fortissimo). Nella metro stasera mi tocca cominciare a leggere qualcosa. L'iPod pare morto. Problemi di codici. Mal di testa Un massaggio, please. Stasera me lo sono meritato.

P.S. BoldItalic, mi manchi troppo. Forse pensando a te oggi sono stata così prolifica in post. Almeno avrai qualcosa da fare, non potendo parlarmi direttamente.

P.P.S. Mail ricevuta, M., e risposta inviata. Ma la mia posta ultimamente fa i capricci...ergo se non ti arrivano notizie, sappi che...TROPPO FELICE PER TE. Goditela. Di qualunque cosa si tratti in questo momento. E se vuoi venire a fare un giro a Parigi..tanto per prender confidenza..magari ne approfittiamo per uno shopping-anti-ricerca.

N.B. Non lo so che mi prende.


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lunedì, 22 gennaio 2007, 14:16
boulevard parisien


Mamma lo sente dalla voce. E mi chiama, mi fa sentire amata. Ieri ho fatto le frittelle. Indicibili. Mi sono rifatta oggi, con le frites e il pollo a mensa. Ma...mi manca la mayo italiana: qui c'è la mostarda dentro! Non si può nemmeno affogare il proprio dolore in pace nei grassi!

Uhm. Forse "mostarda" non è il termine esatto, la corretta traduzione. Ma io non me ne intendo, in genere, di salse. Boh.


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lunedì, 22 gennaio 2007, 12:58
boulevard parisien


Le rotaie e il rumore del treno. Poi ci sono anche le linee su gomma, un pò più silenziose. Le porte che si aprono automatcamente, nuove sperimentazioni. La polizia, che gira armata ed incute terrore. I cartelloni pubblicitari, la RATP che augura buon anno. Oggi, saper chiedere n biglietto articolando ben benino le frasi. Obliterare, mille barriere. Aspettare. Ieri, i monitor spenti. Oggi, poca gente. Sapere sempre quale direzione prendere. RER B LuxembourgQualche volta sbagliare. Le valigie di chi va in aeroporto. Muscisti con ingombranti strumenti, Quello che disegna. Il tizio col raffreddore. Quella manica rossa che ho sopportato sul mio collo, costretta sui gradini, qualche giorno fa. Il grassone che mi ha costretto ad uscire con lui...non c'era abbastanza spazio. Il bambino nel marsupio, sulle spalle della mamma. Ma se fossi stata io...avrebbe già perso qualche pezzo. Mi incastro sempre...Ho un livido sul braccio, pure. L'odore che c'è nel corridoio per prendere la 2 a Charles de Gaulle - Etoile. Non lo sopporto. Il buon umore che mi torna quando esco dalla RER B a Luxembourg. L'altro giorno, che ho scelto il treno che partiva dopo. Che palle! Il sedile stamattina...quasi quasi cascavo...Cachan, sono entrata senza biglietto.

Il desiderio. Su ogni linea, fermarsi ad ogni fermata. Così vorrei scoprire la città.  


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lunedì, 22 gennaio 2007, 11:05
specchio, boulevard parisien


Ho acceso il pc e collegato le casse. Ascolto un po’ di musica, lascio sfogo ai pensieri che il vento mi ha portato e lasciato con me.

 

Scappa via scappa via che cosa mai sarà…scappa via scappa via, non tornerà…

 

Voglia di cioccolata, voglia di casa. Stanca della metropoli, faccio fatica, oggi.

E' ancora giorno. Forse dovrei prendere la mia fotocamera e andarmene in giro a guardare il mondo. Ancora stanca. La tentazione è una gauffre in Saint Michel. Forse aspetto un sms, una risposta. Vorrei essere guardata dentro, in questo momento, e so che non è difficile. Alcun tessuto è capace di coprire quel che sono.

Ma le risposte non arrivano mai via sms. E, dice bene chi mi dice dal cuore del Vulture, quando ci sono delle risposte, è bene tenersele per sé. Comincia a piovere.

 

Ogni giorno ad ogni ora c'è la nuova realtà…

 

Studiare, so che non appena comincerò, passerà tutto il pomeriggio: quello che sto facendo mi piace, e,ora, non mi fa pensare.

 

Triste annoiata e asciutta sarei la tua Venere storpia…

 

Più che altro, in questi giorni penso al ritorno. Cerco di catturare Parigi negli occhi, pensando che non la rivedrò più. Non come ora, almeno. Cerco di catturare attimi la cui bellezza, intrinsecamente caduca, mi rende infinitamente triste. E non riesco a scacciare questo sentimento venuto davvero col vento. O, forse, venuto da ben più lontano e da ben più lungo tempo.

 

Piove. Gocce sulla finestra. Accendo il radiatore, c'è un po’ freddo.

La cioccolata sulla piastra. Che io sia grassa, oggi, je m'en fou (si sciverà così?boh). Tanto, pare che agli uomini vada bene così. E in fondo, je m'en fou anche di questo…

 

Oggi sono io, oggi come sempre, d'altronde. Ho voglia di me, di respirare, di sentirmi. Di amarmi un po’. Di pensare. A questo viaggio, a questa parentesi.

Nel lavabo, la tazza del caffè di due giorni fa. Le posate nuove per prendere l'insalata. Colore.

 

Il vapore che sale dalla cioccolata mi appanna gli occhiali. Il profumo mi rallegra. Il latte è evaporato, e il Nesquik è diventato scuro. Densità perfetta, un po’ di zucchero.

Avevo dimenticato che la vita è semplice, e che è proprio questo che ho scoperto venendo qui. E che la casa che mi manca è dentro di me. Non così lontano.

 


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sabato, 20 gennaio 2007, 21:22



Ma perché non riesco a scrivere?

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giovedì, 18 gennaio 2007, 19:50
boulevard parisien


La biblioteca sta per chiudere e la notte è scesa su Parigi. Il vento forse ha smesso di ululare e presto mi aspetta il viaggio in metro con i suoi 20 minuti di lettura. I miei pensieri sono disordinati, ed interrotti dal tizio della biblioteca che avverte del poco tempo a disposizione. Tutti ancora studiano per gli esami ormai vicinissimi. Seri e stanchi, concentrati e sbuffanti. Ma che futuro si aspettano, questi giovani Francesi?  Me lo domando mentre chiedo a me stessa cosa voglio io dal futuro. Scandalizzata perché chez Renault - mi giungono notizie fresche fresche -, nel centro di ricerca  vicino a Versailles, non ci sono donne a far carriera, mi ritrovo beata a pensare che mi piace aspettare a casa un ritorno e fare in modo da essere profumata e perfetta, davanti ad una tavola imbandita, e che la cravatta che pian piano si rilassa e lascia spazio per un bacio mi fa impazzire.  I miei pensieri vanno avanti, ripenso alle scelte fatte e a quelle che farò. Sento nostalgia di casa e voglia di viaggiare, mi manca il ragù della domenica (che detesto, giuro che lo detesto) e ho voglia di Kebab. Mille contraddizioni e mille aspirazioni. Mille amori e mille vite che vorrei. Multitasking, multiobiettivo, multidisciplinare la mia vita. Un caleidoscopio in cui guardare e oh, che incanto. Pubblico il post e chiudo il portapenne. Ora di andare. Smetto di pensare.


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