Vorrei prendere le forbici e tagliare questo cordone ombelicale. Ma è così forte e radicato in me che a nulla valgono tutti i discorsi che so fare e so pensare. Oltre quelli che so ascoltare. Così, con tanta pazienza ed ogni volta un po’ di speranza, mi avvio ad onorare il compleanno della cugina quindicenne così diversa da me, che pensare di avere lo stesso sangue mi pare davvero strano. Mi ritrovo immersa nei miei pensieri in un soggiorno di parenti. La pizza sul tavolo, la mangio con inerzia e per inerzia. Sono lontana. Inevitabilmente, siamo tutti lontani, costretti lì da stupide forme che non condivido e a cui mi adeguo. E che tento di difendere, in macchina con mia madre, strenue sostenitrice della famiglia patriarcale a tutti i costi. Sono il solito avvocato delle cause perse. Perché predico bene e razzolo malissimo. Tanto che ho riempito la mia valigia di regali per loro, per la famiglia. Regali scartati senza entusiasmo, senza gioia. Il santo Natale senza spirito. Piuttosto, solo tanto alcool per renderlo asettico il più possibile. E mentre la mia vita può prendere pieghe diverse, mi ritrovo a ripensare ai fantasmi ed agli scheletri. E tutti mi dicono che di possibilità non si campa. E ho paura davvero, allora. Perché possibilità, in questo momento, ne ho parecchie. E non lo so se voglio scegliere. Come con il menu davanti, preferirei che qualcuno mi desse un suggerimento. Le birre non le conosco mai.
Due piccolissime banalissime cose:
Uno, la foto postata per Gabriele (come promesso)

Due: STANNO ARRIVANDO I MIEI CUGINETTI MODENESI...non li vedo da quattro anni e ho una gran voglia di abbracciarli
P.S. Felice di aver incontrato chi ho incontrato stamane...e c'è qualcuno che aspetto a Parigi...
Sono tornata a casa, ho messo un film. Mezza addormentata, l'ho guardato, scoprendo la bellezza di Alain Delon e di un giovanissimo Giancarlo Giannini. Poi, con i piedi mezzo abbrustoliti dal camino, ho spento le luci e sono salita in camera mia. Gambe incrociate, il plaid nuovo che mamma mi ha regalato sulle spalle, il mio computer è di nuovo qui. Con la mia voglia di scrivere.
Due giorni di full immersion in casa, tra i parenti, riflettendo e rimuginando delle cose di qui, con un pensiero giusto giusto oltralpe. Rivedere i cugini, vedere le pance crescere ed i bambini alzarsi. Spegnere le candeline e cantare Tanti auguri a te. Vergognosa come sempre, pronunciare un laconico "buona sera a tutti" e voler essere trasparente, mentre la mia cuginetta (pochi giorni e avrà 15 anni…quasi quasi beata lei), capacissima di stare sui tacchi, avanza sicura di sé e ha qualcosa da dire a ciascuno e distribuisce generosa affettuosi saluti che io non so dare. Lo zio preferito, da me e dalle piccole gemelle, si intende, che mi dice che c'ho l'aria francese. E ci capiamo, di poche parole tutti e due. Le cene e i pranzi. Il tronchetto di Natale, che diciamo la verità è venuto proprio bene…che non ci credevano l'avessi fatto io. La grettezza di chi crede che l'omosessualità sia una malattia. I malati che invecchiano e le loro cellule cerebrali che muoiono. Il cuore mi si stringe e non trovo mai le parole. Non ho vestiti da mettere, infilo la giacca della laurea. Mi va un po’ grande ora. Un orecchino che mi piace davvero, anche se c'è chi non la pensa così. Sedermi a tavola, e voler parlare, è vero. A chi con la sua esperienza non mi lascia mai dire la mia e mi racconta, per metafore e sillogismi, della strada che mi aspetta. Poi mi pone una domanda, e rispondo, come ho sempre pensato. Ma ora non lo so più se è quello che ancora penso. Forse, sono sotto l'effetto dei tentacoli di una metropoli affascinante…E guidare la mia macchina nel traffico selvaggio mi costa fatica. Vorrei prendere la metro. Chiamare un amico, uscire con lui, riconoscerlo, a tratti, e parlare di imperi piccoli e grandi, di sudditi e di imperatori. Allegria forzata, o allegria meritata. La città è cambiata? Ma io, poi, questa città la conosco? Un ponte che si completa, e invece che unire, io penso che divida. La gente che balla, nella notte di Natale, le luci mi abbagliano, ma sono lontana. E continuo ad essere criptica, come dicono in giro. Custodendo dentro di me i pensieri, le emozioni, i ricordi e le aspettative. Ma i miei sorrisi non mentono mai, e le carezze, quelle sono sincere e sentite. Direttamente dal mio mondo, favoloso come quello di Amélie.
E' stato strano questo Natale, senza certi scambi di regali. E' stato un Natale diverso, e vorrei sapere quante colpe ho. Un po’ ne sento sulle spalle. Mi chiedo se questa esperienza straordinaria mi renderà limitata, nei confronti della realtà a cui - prima o poi - dovrò tornare (altra teoria da verificare :p ). Un po’ mi sta stretto, questo posto. Il mio posto. E queste mura, io le amo da morire.
Natale è passato. Sono un po’ più ricca, con un po’ di soldini nel cassetto nel comodino, una collana elegante e sofisticata, pensieri di amici che mi conoscono bene. A malincuore, oggi ho aspettato inutilmente un augurio che non è arrivato, da un amico che non capisco mai. Natale è passato. Ne sento il peso sullo stomaco - non digerisco i peperoni, ma mi piacciono troppo, come risolvere il conflitto?! - Ne sento il calore dentro. Ne sento il silenzio. E' stato un Natale silenzioso, in cui ho ascoltato e guardato, pensosa. Aspetto il domani. Forse a tratti mi lascio vivere, e questo non va bene. Sono felice. Sono io.
Non sempre i sogni svaniscono all'alba. A volte, svaniscono a mezzogiorno.
A volte è difficile scrivere. Non ci riesci nemmeno guardandoti riflessa nel finestrino di un treno in corsa. Seduta controcorrente, guardi nel buio le luci di Natale della tua cara Italia. E pensi, e prendi la penna in mano e il blocknotes. Ma i pensieri rimangono lì. Mezzi detti, mezzi scritti. Forse, anche mezzi pensati. Poi capita che il freddo ti fa passare il sonno, mentre cerchi nella borsa le tue chiavi che quasi quasi fatichi a riconoscere. E allora, vaghi un pò per casa, indugi. Un pò sei ansiosa. Un pensiero, per Natale, vuoi buttarlo giù. E non lo sai se cominciare dall'aria natalizia che a Parigi non c'era. E che tu hai creato, un kilo di mandarini messi a seccare su uno sgabello rosso, una creme brulee non proprio artigianale, un saluto, veloce, di mattina presto. O forse i dialoghi in aereo, che ancora risuonano nella tua mente e ti fanno pensare. O l'aria di casa, che hai ritrovato, con il presepe che hai cominciato e l'albero, che hai le braccia tutte graffiate e domattina dovrai comprare altri nastrini, 20m non sono bastati. O la famiglia, questa strana famiglia, che leggi un biglietto di tuo padre di quarant'anni fa e ritrovi te stessa. E quasi quasi vorresti dirglielo, ma all'improvviso è come non saper parlare. O il pancione di chi tra un pò darà alla luce una bimba. O le parole non dette di due bambini che vorresti veder sorridere. O la tua città, con il tetto di lucine in centro e i tuoi compagni di Liceo che mormorano di te "che è diventata strana ultimamente". O di un'amica, un bicchiere di Brachetto, un orsetto luccicante. E le parli di te. E sei felice per lei. O un amico, che ti chiama nel cuore della notte. E poi ti caccia e chissà che gli passa per la testa, libro aperto per un'analfabeta. O di una città, che presto conoscerai, e delle foto in una fotocamera. Ti senti "mignon", e non sei una pasta in pasticceria.
Di tutto questo, ad un giorno da Natale.
Nelle possibilità io ci credo, ed ho imparato, caro Pietro, a domandare davvero a me stessa cosa voglio. Ora.
Felice Natale, ed un abbraccio caldo caldo. Sorrido, apro il cuore. Buona notte e sogni d'oro.
Correre. Imparare senza sosta.Deludere. Poi, fermarsi, riflettere. A domanda non so rispondere.Che vuol dire? Fatica, un po' di delusione. Autostima. Voglia di casa.
Non sono un automa, lo so. Ma...
Dichiarazione delle 23 circa dell'ultimo venerdì parigino dell'anno: mi sono rotta di studiare. Pomeriggio passato tra un sorso di infuso rilassante, benefico per la gola, col suo profumo di vaniglia, calma di camomilla e energia di arancia, ed un morso ai biscotti PiM, quelli con lo strato di cioccolato fondente a nascondere una delizia di lamponi, mentre di tanto in tanto distoglievo lo sguardo dal mio pc ed inclinavo lo schienale quel tanto che basta per sbirciare al di là della finestra, e vedere i movimenti di questi parigini del Diciottesimo. Con la musica che andava. E l'alberello accanto a me, con i mandarini ancora non completamente rinsecchiti che ogni tanto cadono. Il tempo è tiranno e la gola un po’ brucia. Domani faccio gli struffoli. Forse.
Febbricitante, credo, sono uscita di casa stamattina. Una tazzina di caffè amaro, i cereali, un efferalgan e l'acqua rovesciata sul cuscino. Il freddo. Silenzio, per le scale. Guardo l'ascensore con la cabina di legno. Penso che mi piace, anche se è così poco pratico. Poi, una Parigi stranamente dinamica, già prima delle 9 di Lunedì mattina. La gente, per strada. La metro. Turisti che tornano a casa, in direzione aeroporto. La RER A bloccata, un incidente. Cambio percorso, allungo il mio percorso. Ed ad un tratto, mi trovo a sorridere di una città in corsa, il battito del suo cuore che fa eco al tempo battuto da un musicista peruviano nel corridoio che conduce alla 14. Quella donna, che cammina tesa tesa col libro aperto senza guardare avanti. Il profumo del Pain au Chocolat, il negozio di fiori che ha aperto da poco, il tintinnio dei Pass Navigo, le decorazioni di Natale, a mensa, che vedo mentre arrivo. Comincia a pioviginare. Stizzichea, piacevolmente. Cielo grigio, biblioteca piena, e calda come al solito. Ho i brividi. Mi sta salendo la febbre. Influenzata, a Parigi. Devo comprare un termometro! E, forse, "mettere la maglia della salute"...
In ogni tuo gesto. Una ricerca d'amore. Un infinito dono d'amore. Nei tuoi occhi. Nel tuo sguardo ammaliatore. Sarà che è pieno di vita. Sarà che forse c'è tanta tristezza dentro. E così tu ami. Infinitamente. Con disperata speranza che l'amore esista, senza neanche crederci. Ami quando ti viene chiesto, ami quando non ti viene chiesto. Ami, anche quando smetti di amare. Perché poi ti accorgi, lo senti dentro, che è un amore già morto. E sposti il tuo sguardo, volgi altrove la tua attenzione, con bramosia, mentre cerchi chi possa darti ancora di più. Forse, solo la possibilità di amare. Perché poi, quello che vuoi, è essere lì, al ritorno la sera, per lui. E se ti ama troppo già non va più bene. E se non ti chiama vuoi che ti chiami. E forse non andrà mai bene in nessun modo. Perché comunque sia, non ci riescono ad amarti. Forse non sai chiedere. E' possibile. Forse è solo un tuo problema di comunicazione, non sapere come dire quello che vuoi. Riesci solo a dire "non so". In qualunque lingua sia, la sostanza non cambia. E' che poi la magia finisce, e non riesci più a vedere il pupo nelle pupille, o forse hai solo tanta paura di vederlo. O forse non lo sai che provi tu. In fondo, ti ami troppo per poter amare. O forse troppo poco per amare il tuo prossimo, stando a quel che dice qualcuno.
Comunque sia, vorresti tanto credere alle parole che ti sussurrano - o ti scrivono -. Vorresti pensare che davvero qualcuno vuole che tu sia sua. O magari, che davvero pensa che tu sia sincera, e vera. Ma non ci credi, non ci credono nemmeno loro. Siamo solo anime fragili in cerca di una consolazione. Per dirla con le parole di Fabio Volo, siamo solo in cerca di una stampella. E se ti ribelli al sistema, ti ritrovi solo, perché gli altri non hanno il tempo o la voglia di fermarsi a sentire quello che provano. O forse a volte non te lo fanno capire, quello che provano. Magari, non hanno il coraggio di dirlo a se stessi e si accontentano di dire che non sanno se sono felici. Intanto la vita scorre e la nostra stampella ci aiuta a camminare. E i sogni rimangono intrappolati. Non ricordo se la prigione sono le labbra semi-dischiuse o qualcos'altro... Non è questo l'importante. Il punto è che tu il consiglio lo hai seguito, in fondo, e le catene le hai spezzate e le ali ora puoi muoverle, e cerchi di volare in alto, in questo mondo di gabbiani che, Johnatan Livingston insegna, rimangono sul pelo dell'acqua. Il punto è comunicare con chi hai già superato. Tu sei oltre, parli già in un'altra lingua, e non riescono a capirti. Forse, sei pazzo. Questo, per loro. E tu, tu che cerchi di spiegare, tu che chiedi. Perché una possibilità non si nega. Ma un uomo duro, qualunque sia il suo aspetto e, forse, qualunque sia la sua nazionalità, non consente a nessuno di amarlo.
Questo il punto. Farsi amare. Uomini che hanno paura.
Ma questi uomini, che non smetto di amare. Di cui posso innamorarmi ad ogni istante, per il loro profumo, per la loro barba, per i loro modi maschi e per i loro modi infantili. Questi uomini che vorrei conquistare. Questi uomini di cui vorrei essere preda. Questi uomini a cui vorrei dare la buonanotte ed il buongiorno. Questi uomini, che vorrei nutrire e saziare. Questi uomini che vorrei far ridere. Questi uomini, che vorrei far sorridere. Questi uomini che basta un ciuffo di capelli che ti scostano dal viso e già puoi dar loro una possibilità. Questi uomini, che un bacio, e gli apri il cuore. Ed il tuo sguardo, dopo, è già diverso. Perché nel tuo volo verso l'alto, mentre sei splendida con le tue ali spiegate contro il vento, luminosa nella luce, vorresti essere presa. Imprigionata in una torre, con una nuvola a nasconderti.
Ma l'amore, che cos'è?
Delirio di pensieri, confusione che mi turba. Felicità. A tratti, infelicità. Paura, speranza, desiderio di qualcosa e rimpianto di libertà. Libertà da costruire, insieme, in due. Possibilità di invecchiare. Quante ce ne saranno in una vita?
Oggi, sono felice. Sempre, nonostante tutto. E, ad ogni modo, tremo un pò.
Lo so, sono in ritardo. Ma connettermi ad Internet ieri è stato impossibile. Allora, anche se è soltanto 2 Dicembre, manifesto comunque la mia adesione alla campagna "Blog uniti contro l'AIDS".



In occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS abbiamo voluto unirci e colorare le nostre pagine di un rosso speranza.L’iniziativa “Blog uniti contro l’Aids” nasce da un’idea di “drowned_world.ilcannocchiale.it” ed è stata sostenuta volentieri da tutti noi troppe volte uniti da conflitti ideologici dettati dalle diverse passioni e interessi.Uniti e abbracciati tra le parole dei nostri giardini segreti,dedichiamo un pensiero silenzioso a tutte le vittime di questo terribile olocausto.
http://drowned_world.ilcannocchiale.it/
http://desaparecidos.ilcannocchiale.it/
http://camomillo.ilcannocchiale.it
www.marcusweit.splinder.com
http://conte.ilcannocchiale.it/
http://www.amichedelginlemon.ilcannocchiale.it/
http://www.markino.ilcannocchiale.it/
www.stellakeride.splinder.com
http://www.penelope1951.ilcannocchiale.it
http://www.ilpertugio.ilcannocchiale.it/
http://princesa.ilcannocchiale.it/
http://maoundo.splinder.com/
http://ilsigna.ilcannocchiale.it
http://www.lupoabruzzese.ilcannocchiale.it
http://gbestblog.ilcannocchiale.it
http://compagno.ilcannocchiale.it
http://rpbw.splinder.com
http://codadilupo.ilcannocchiale.it/
http://www.jericho.ilcannocchiale.it/
http://ilbaco.ilcannocchiale.it
http://lasegretariaperfetta.ilcannocchiale.it/
www.liberalemani.ilcannocchiale.it
http://adestra.ilcannocchiale.it
http://annie-hall.ilcannocchiale.it
http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it
http://cup.ilcannocchiale.it
www.nadiasummer.ilcannocchiale.it
http://amedeog.blogspot.com/
http://keepthepromise.ilcannocchiale.it
http://aegaion.ilcannocchiale.it
http://importanzadeleparole.ilcannocchiale.it
http://exit.ilcannocchiale.it
http://lopinionedifabio.ilcannocchiale.it
http://ilvolterino.it
http://ilmondodibea.ilcannocchiale.it
Sostieni la Lila: invia 1 SMS al costo di 1 euro al numero