Una fermata di metro. Scopri un'altra Parigi, ogni giorno è diversa. Ogni giorno è speciale. Ogni giorno nuove persone, nuovi colori, nuovi odori. Ieri sera, nuovi sapori. Un bistrot, un bicchiere di vino. Donne. Sempre belle, diverse tra loro. 16°Arrondissement, e sono alte e magre e modaiole. 18° Arrondissement, e sono così, speciali, con un fiore tra i capelli, sedute da sole a giocare con un cane, fogli in mano, una tazza di caffè sul tavolo. Non così alte, non così magre. Sensuali, più donne.
Voglia di passeggiare. Scoprire. Ancora, mai stanca.
Felice, di essere sola. Non avere un legame. Non sentirne il bisogno. A tratti, un pò di nostalgia. Voler abbracciare mamma e papà, saperli sereni. Desiderare di parlare con gli amici. Aver voglia di abbracciarli. Parlare sempre di loro. Riguardare le foto. Ascoltare le nostre canzoni. Ridere, pensando ai loro modi.
Svegliarsi. Un pensiero nella mente. Forse, una persona. Non conoscerla, non capirla. Non voler ascoltarla e non poter decifrarla. Ripensare a certe sue parole. Così enigmatiche, così diplomatiche. Pensare. Peccato.
Vestirsi, uscire. E' tempo di andare.
Foto. A sinistra, French eyes. Il mio sguardo su Paris.
Burocrazia é sempre burocrazia, dubbio non ce n'é. Ma a volte basta poco per renderla cosi...sympa, come dicono qui. Stamattina, armata di coraggio, sono andata a fare l'iscrizione.
Scolarité centrale, ouverture lundi-vendredi, 09.00-15.45.
Se entri in segreteria, non trovi eliminacode. In genere; non trovi nemmeno code (ci sono stata tre volte...credo sia sufficiente a dimostrarlo); un giovane impiegato sorridente, o una donna di colore ben piazzata ti accolgono ed esaminano la tua pratica, completano con tranquillità le voci che hai lasciato in bianco e se ti manca qualcosa, gentilmente fanno una fotocopia loro stessi. Ti mandano dal capo, un po' gay a dire la verità, ma davvero adorabile. Poi, con un post-it passi alla cassa, e puoi direttamente qui pagare le tue tasse (molto meno care che in Italia, peraltro). Una foto, e la tua carte d'etudiante é pronta. passi in copisteria e per 2€ ottieni la plastificazione.
Ci sono tante cassette colorate, in segreteria, con un foglio davanti attaccato con lo scotch, per indicarne il contenuto. Sono le pratiche degli studenti; semplice burocrazia, che, con una nota di colore ed un sorriso sulle labbra, diventa leggera.
Sveglia; é tardi; petit dejeneur; chiudere ancora la valigia, salutare Levallois-Perret, periferia dove si trova l'albergo; chiedere la strada, prendere la metro e cambiare linea; aspettare la prossima, troppa folla e la valigia é grande. Scendere, un giovane uomo mi aiuta a salire la valigia su per le scale. Telefonare a Minh, non capire una parola di quel che dice; incamminarmi, per questo boulevard parisien ormai autunnale; sorridere ad un giovane che sconsolato se ne sta su una panchina. Richiamare Minh, vederla, dall'altro lato della strada; bel quartiere, palazzo col cortile; sei piani di scale quasi a chiocciola; senza ascensore; con una valigia di 20Kg; la schiena si spezza; aspetto che Minh finisca di lavorare, intanto studio Francese; leggo il suo libro di ricette di pasta italiana; non ci sono gli spaghetti al pomodoro! scendere, camminare, arrivare in università. Da Valérie, perché mi manca un certificato; poi leggere gli annunci, organizzare un discorso, chiamare; non c'é Amidou che mi aiuta oggi. Parlare, spiegare, prendere un appuntamento per le 2,15 in Rue de la Tour. E' arrivato il momento...
Uscire, da sola, salire su un autobus, consultare la cartina, trovare la strada giusta. Intravedere la Tour Eiffel. Vedere lo Studio. Tutto nuovo...pregare la proprietaria..Richiamarla ed aspettare di sapere. Ora, la Tour. Ammasso di ferraglia. Ben fatto, direi, ma non mi emoziona. meglio per le giostre ai suoi piedi. Un altro autobus, cammino ancora; un pain au raisin per pranzo. Di nuovo in Università; più tardi Bako mi chiama per fare un giro; parla in Inglese con me ed è gentile. la prossima settimana il suo compleanno, faremo una festa? Posso preparare la torta, gli ho detto.
Avere voglia di scrivere, voglia di fotografare. Oggi, mi sento di nuovo io.
Un prof che parla in modo incomprensibile, non riesco a capirlo.
Compagni che ti danno una mano, che ti offrono gli appunti, che ti offrono un letto.
Imparare ad usare la carta magnetica per le fotocopie. Non poter vergognarmi di chiedere. Doverlo fare per forza. Parlare a gesti. Indicare sul dizionario quello che voglio dire.
Sentire la pioggerella leggera. Una farmacia ad ogni angolo qui. Chissà perchè. Dei giocattoli incredibili, dei prezzi altissimi. Una simcard costa 35€. Ho lo scontrino, se non ci si crede. E sopra ci sono 10 sms, 4.50€ di telefonate. E la ricarica ha una scadenza, proporzionale all'importo, oltre la quale il credito si perde. L'omino della boulangerie che mi regala una quiche au fromage oltre quella che ho comprato. Fanno schifo. Le butto io al suo posto, avranno una settimana. Un negozietto, il prosciutto crudo di parma. Questa la mia cena. Si, il caffè l'ho portato, ma ancora non ho potuto prepararlo. Domani sera, pasta italiana, l'ho promessa a Minh, la vietnamita dove dormirò per un pò.
Tanto da studiare. Francese in primo luogo. Ancora senza un posto. A tratti, un pò di sconforto. Ma, piacevole scoperta, non sento l'ansia. Qui, è tutto slow. Sono slow anch'io. Finalmente. Anche se...bè...non posso che essere me stessa...e il ragazzo algerino mi ha già ribattezzata..."problematique". Je suis une fille problematique!!!
Bonne nuit à tout le monde.
Cammino per queste strade nuove. Camminare é facile. le persone sono gentili e sorridono. Non é camminare il problema. Ora ho un posto da trovare e anche se Amidou mi aiuta, bè...è davvero difficile. Quasi quanto scrivere su questa tastiera, che non è una QWERTY, ma una AZERTY...Vabbé...Il caffè francese...COME SI PERMETTONO DI CHIAMARLO CAFFE (caspita qui manca il punto interrogativo!!!).
Le case sembrano quelle dei playmobyl...trés jolie...
Incontri antichi ed incontri nuovi. Chiacchierate che si ripetono. Mani sulla coscienza che si passano e ripassano. E che non si cambia mai. Vicoli che mi appartengono, e li osservo stanotte, così deserti. Domani, pieni di gente, forse.
Incontri dopo tanto tempo, che sorrido, perchè io voglio bene sempre. Anche se la mia vista, forse, non è piacevole. Passerà. Il tempo curerà ogni ferita e, come è stato detto "sul lungo periodo"sarà più semplice.
Sorrisi impacciati, a volte fuoriluogo. Perchè non solo una battuta fa ridere. Ma ridere mi piace, sono io.
Percorro pavimenti lastricati a nuovo. Guardo la luna piena di stanotte. Leggo targhe che so a memoria. Chiamo amici da salutare. Non spettegolate, mi si dice. Non tenermi lontana, vorrei rispondere. Telepatia ed un sms sulla via del ritorno.
Ho voglia di mamma e papà.
Ho voglia di me. Ho voglia di vivere questa cosa solo per me. E godermi mattine grigie (qui quale regola si applicherà mai? Dittongo mobile o no? Ardua questione...) senza parlare. Canterò, canzoni italiane. L'iPod è sotto carica. Tornerò. E vorrei trovare una città migliore. Non vedere piccoli bianchi prendere in giro un bimbo nero. Al diavolo. Piccola città, deve crescere.
Amore la parola di stasera. Mi sento piena d'amore. Questo, in me.
E' che lei non mi capisce. Sono tesa, perchè domani ho un esame e per me è importante. Ma lei non capisce e continua ad assillarmi con quella voce che non riesco più a sentire. E io lo so che sta male. Ma ci sto male pure io, ma che colpa ne ho se così stanno le cose e così devono andare? Non riesce ad essere obiettiva, a capire come comportarsi, perchè altro modo non c'è. Non riesce ad accettare di non poter far nulla. Forse, si sente ancora peggio di come mi sento io. Sicuramente si sente ancora peggio di come mi sento io. E io che posso fare? Riesco solo ad urlare tutta la mia rabbia. E nemmeno ci riesco. Mi rintano qui su queste pagine ma neanche è giusto, credo, affidare al web questi pensieri così privati. E non ho voglia di sentire nessuno. Non voglio sentirmi dire che sbaglio, che sono scostumata, che sono ingrata. Non voglio sentirmi dire che voglio solo dimostrare a me stessa...come mi ha detto lei poco fa. Non voglio ascoltare consigli non richiesti e non voglio ricevere sguardi di compatimento o di rimprovero.
Vorrei solo vedere come sarà. Vorrei sapere ora come sarà la mia vita. Ho troppa premura per poter aspettare tutto il tempo di viverla. Ho troppa paura di essere delusa da quello che mi accadrà che cerco di tutelarmi pensando al peggio. E penso al frigo vuoto e al silenzio della sera. E sogno tutt'altro. Ma...
Dice che non so chiedere, che dovrei farlo, ma io non voglio chiedere. Io non posso chiedere. Perchè non voglio essere un peso, un disturbo. Perchè non voglio ricevere un rifiuto.
Voglio solo essere libera. Voglio solo un futuro che mi garantisca libertà di movimento. Libertà d'azione. Autonomia. Questo cercherò nelle strade di Parigi, sentendomi libera di essere confusa.
"Io so che non è facile riuscire a proiettarsi nel futuro, immaginare come sarà la vita andando avanti; le scelte che farò saranno sempre più importanti, i dubbi che ho, che oggi sono ancora tanti. E' necessario che io sia coerente con me stesso per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto ed è importante che non faccia cose in cui non credo per non confondermi e dover tornare indietro....Oggi è un nuovo giorno e se vorrò potrò passarlo meglio guardando verso il sole cercando il tuo sorriso al mio risveglio non so cosa farò non mi farò troppe domande so solo che vivrò e questo forse è più importante...." (E' necessario, Tiromancino)
Vorrei solo un abbraccio in cui rifugiarmi, ora. E sentire che oltre il limite non sono sola.
Mounsieur Vanderpooten mi ha scritto:
Bonjour,
Les cours ont commencé lundi 2 octobre et vous n'étiez pas présente.
Quand comptez-vous venir ?
Cordialement
Non è una figata?!?!?!? Gli ho detto che sarò lì lunedì. Ora mi tremano un pochetto le ginocchia. Porca miseria!