Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento...
Nonna me lo diceva sempre. Fa' i compiti, prima il dovere e poi il piacere. Era lì, sullla sua poltrona, con il braccio che reggeva la testa inclinata. Silenziosa, triste. Mi dava le caramelle, all'arancia o al limone, le teneva nelle tasche della sua vestaglietta verde a fiorellini. Io ero la nipote prediletta. La figlia del figlio maschio. Mi raccontava le favole, mi teneva in braccio. E mi insegnava il suo rigore, la sua durezza.
Tempo non ce n'è stasera. Ma un pensiero però c'è. Ed è nel titolo. Lo pronuncio chiedendomi se sono forte o meno...Oggi sono stata messa a dura prova... In ogni caso, le cose importanti sono altre. Per esempio, un compleanno...

Urlo un attimo. Poi vado. Ma cosa sto facendo? Non capisco proprio nulla. Uff.
Mi piace quando mi sveglio e sento la pioggia battere sul tetto. Mi piace mettere fuori dalle coperte il naso e trovare un pò di freddo. Mi piace uscire dal letto e indossare le mucchine, che subito mi riscaldano i piedi. Mi piace quando posso godermi un pò questa mia casa grande, e mettere la musica a così alto volume che la sento dalla mia camera pure mentre mi preparo il caffè giù in cucina. Anzi, no, che ultimamente mamma mi fa trovare la macchinetta già pronta, devo solo accendere il gas. Mi piace aprire gli armadi che odorano di naftalina e tirare fuori le lenzuola e le coperte e preparare i letti per i miei ospiti. Lasciare gli asciugamani piegati sul loro letto. Pensare già alla colazione per loro. Oggi arriva Lavira. Lei, la mia ospite. Passa di qua "perchè non parti se non mi saluti"...
E poi...sentirmi un pò così, mentre ascolto Elvis Costello che canta...
She, who always seems so happy in a crowd Whose eyes can be so private and so proud No one's allowed to see them when they cry She maybe the love that cannot hope to last....
Saper pregare. Capire di non saperlo fare sui gradini di una chiesa, annusando già il profumo dell'incenso. Procedere con lentezza. Una devota remissione difronte all'altare. Un timido timore. Ripercorrere cortili già percorsi. Ricordare pure il primo bacio. E proprio lì trovare un tramite con Dio. Poche parole, raccontarsi una vita in una frase. Uno sguardo. Molto più di mille parole. Non andare. E se vai, torna. Un invito. Torna da me, voglio che porti un braccialetto con te.
Più sicura, ripercorrere gli stessi cortili. Abbassare lo sguardo difronte all'altare. La stessa devota remissione. Un sorriso rivolgendo lo sguardo alla Chiesa in penombra. Non saper pregare, ma essere felice di avere qualcuno che lo faccia per me. Non voler sentire. Ma i suoi rimproveri sono linfa vitale. Verità crude, piene d'amore. Amore disinteressato. Amore divino.
Sentirsi speciale. Il discepolo che Lui amava.
Spaesata attraverso la città all'ora del tramonto. La luce è buia. Si scorge appena appena un pò di rosa sbirciando tra due palazzi. Il traffico mi costringe a fermarmi. Pensare. Carmen Consoli. Musica così, autunnale, sottofondo alla mia malinconia pacifica. La città è stata riempita con poster che annunciano le grandi opere di prossima realizzazione. Svincolo complesso del Gallitello. Molto altro ancora. Ad un tratto mi viene paura di non ritrovarla più, la mia città, al ritorno. Ma poi...è così lenta nel cambiare. E' così pigra. Mi somiglia. Entrambe stiamo cambiando. Più dinamiche, forse.
Questo cielo mi appartiene. Oggi, e sempre. Anche quando non riesco a trovare la mia dimensione. Anche quando decido di partire e non vorrei tornare. In ogni istante, il mio pensiero è qui. E vorrei portare con me Lari e Penati. Ma non si muovono, è questo il loro posto. Questo, il mio posto.
Scrivo il mio dossier de candidature per l'ammissione al MODO. Anche lì...il mio futuro che torna. Il mio presente che scorre in funzione del mio futuro. Cosa voglio fare da grande? Non so. Ma quello che imparo, ogni giorno è una chiave di lettura nuova e una lente di ingrandimento per osservare la mia piccola città.
Ma poi, l'occhio cade su una postilla piccola piccola...
Poi mi torna il sorriso e anche mamma si tranquillizza...
Insomma...
tutto bene...:)
E' faticoso. Vado a letto tardi e mi sveglio ancor prima di essere riposata. Sono piena di buona volontà per questo inizio di settimana. sono convinta che è tutto semplice e di facile risoluzione. Il buon umore non mi lascia mentre studio, scrivo, traduco, stampo ed esco, certa di completare in modo fruttuoso la mia mattina. Poi...poi basta un nonnulla e torno in me. Torna la vecchia me, quella complicata e severamente asserragliata dietro tutte le possibili regole esistenti al mondo. E ho l'ansia. Io non voglio avere l'ansia, io voglio essere serena, perchè in cuor mio so bene che non è poi così complicato. Nulla è poi così complicato. Forse avrei dovuto smettere molto prima di quanto io non abbia fatto di leggere Kafka. Continua a tormentarmi l'idea dell'inflessibilità delle regole etc etc...E mi spavento.
E poi, l'ansia di mamma e papà, comprensibile e giustificabile...il loro voler sapere da me ogni cosa, ogni dettaglio. E io non so rispondere. E capisco che mamma si sente forse anche un pò in colpa...perchè ogni cosa devo farla da sola. Ogni difficoltà devo affrontarla da sola. Ma io lo so e ci sono così abituata che ormai non ci faccio più caso. E' brutto ammettere di avere quest'abitudine. Questa è un'abitudine che vorrei perdere. Solo per avere qualcuno ad occuparsi di me.
Ed è cominciato pure a piovere.
Un pensiero...stamattina...sarà una giornata lunghissima...canticchierò un motivo..
Paris la nuit est ancore plus jolie
Ca c’est la nuit qu’ il y a à Paris
Le peuple, la foule
Qui bouge come des fourmies
Ca c’est le monde qui vit a Paris
La musique se lève dans toute la ville
Le vin et la magie,de son parfum
La foule qui se lève à chanter
Vive le quatorze juillet
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis,
Paris et les ruelles
Paris et ses galeries
L’odeur de la seine
Les histoires et sa magie
Les tetes coupèes
Pour avoir la libertè
Et come ce grand jour
rien ancore est changé
Paris, Paris
Paris, la paresseuse
Paris la nuit est ancore plus jolie
Paris, Paris
Paris et ses amoureux
Ca c’est le monde qui vit à Paris.
La musique se lève dans toute la ville
Le vin et la magie,de son parfum
La foule qui se lève à chanter
Vive le quatorze juillet
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis
Pa parappaparapapapaParis,
Pa parappaparapapapaParis...
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
C'e' chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne' l'uno ne' l'altro
lei lo faceva per passione.
Magra. Bella. Misure standard. Spot invadenti.
Occhi. Gli occhi con cui ti guardi riflessa nello specchio. Occhi con cui guardi il mondo. Distogli lo sguardo dal tuo corpo. Poi ci torni. Non ti riconosci. Hai un involucro di carne che avvolge il tuo essere ma è fuori misura. Lo indossi ogni giorno, lo curi. Il guanto di crine, la crema profumata, lo scrub. Provi ad amarlo. Provi a riconoscerlo. Ma è sempre fuori misura. Sempre fuori moda. Sei intelligente. Puoi soprassedere. Così esci al mattino col lucidalabbra splendente. E pare che tutto sorrida. Così sembrava nell'ultima fugace occhiata nello specchio all'ingresso di casa. Posteggi l'auto. Poi la chiudi. Ti specchi nel vetro. Un vetro che deforma. Cominci a cambiare umore. Ma cammini, tranquilla. Perché sei intelligente. Puoi soprassedere.
Ogni giorno è difficile. Ogni giorno è uguale.
Vorresti solo appropriarti di quella carne, sentirla tua, possederla e governarla. Basterebbe solo quello. E saresti sensuale. O forse, come dice qualcuno, basterebbe una carezza per un cuore di ragazza.

Sveglia faticosa. Ansia, un pochetto. Oggi, da training autogeno. Studio, sembro concentrata. Ma penso. Solo una settimana. Cose da fare, troppe. Persone da salutare. Vorrei passare tanto tempo con loro. Vorrei. Chiamare qualcuno. Dirgli "Ehi, io parto. Abbi cura di te, io ne avrò di me". Tazze. Mi mancheranno le mie tazze. E le mele di mamma, la marmellata. Il sapore di casa. Valigie. Non ho voglia di farle. Vorrei fossero pronte. Capire. Studiare. Lavorare tanto. Devo avere tanta tanta forza in questa settimana e non mollare mai. Tempo un mesetto, forse allora riuscirò a riposarmi profondamente. Percepire. Innamorarsi. Ne parlo con un amico. E dico "per me non è il tempo". Ah, i tempi. Quelli giusti, quelli sbagliati, quelli che non si incontrano mai. E io parto e vado via. Sono serena. Rumoreggio malinconica, ma sono serena. Forse un pò di meno oggi. Un pò tremo a tratti. E' la paura. E' la vertigine - la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare - . Cane che abbaia oltre il mio recinto. Che rumori sentirò? Ripenso. Vedo foto e ricordo. Cicatrici. Reali e morali. Che passano e che rimangono. Ogni tanto ritornano. E' l'umidità.
Le orbite, i satelliti. I sensori ottici, non ottici e ancora altro da studiare. Andrei nello spazio oggi. Vorrei guardarvi da lontano, riuscire a mettervi in una bottiglia e portarvi con me. Chiamatelo egoismo.
Respiro. Ci vuole sempre più training autogeno in questo periodo. Meno male che ho personal trainer che al mattino mi svegliano con profonde osservazioni sull'efficacia della ginnastica facciale...a dimostrazione di quanto siano preparati sul tema. Comunque, per non uscire fuori tema, appunto, torniamo a me. Sto impazzendo. Non ne posso più. E suppongo che non verranno a prendermi e non mi porteranno via con la camicia di forza - ahi voi - anche perchè sono talmente ingrassata che ormai quasi tutte le camicie stanno lì lì per esplodere e nel frattempo mi impediscono nei movimenti.
Ma questo è solo delirio. E ancora devo finire il mio dossier. Che rottura! Ad essere sincera, l'unica cosa che so di "modelisation, organisation, decision et optimisation" (ma mi sa che l'ordine non è questo...e nemmeno gli accenti...) è che mi consentirà di respirare altra aria. Umida. E allora devo comprare calze adatte. Le parigine. Mai nome fu più azzeccato! E già che ci siamo...spilliamo un pò di altri soldini a mamma e papà che - ignari di tutto - non fanno che augurarsi che il mio lavoro futuro sia qui e che questo viaggetto non faccia altro che aumentarne le probabilità. Ahi loro...non sanno che il mio lavoro futuro è..essere mantenuta...da loro stessi, fin quando non avrò deciso di degnare qualche uomo della mia nobile attenzione?!?!
Vabbè. vado a fare un'insalata. Mentre marito e moglie si rimpinzano e si rallegrano (buon per loro), altri traducono per me, altri ancora scrivono per onor del vero, e magari qualcun altro mi pensa e non lo so!
Strane sensazioni oggi. Compilo il mio dossier de candidature. Scrivo tante cose, mi piace parlare di me. Penso. Penso a frasi dette, scritte. Penso a certe sensazioni. Sentire la mancanza. Forse è solo un'idea. Forse è solo una convinzione. Sarà. Continuo a scrivere questo dossier. Perchè tanto, poi, è solo quello che conta.