Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così.
In realtà, niente esiste per più di un istante,
tranne ciò che custodiamo nella memoria.
Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento
- preferirei morire piuttosto che dimenticare.
Firmino, Sam Savage, Einaudi 2008
E così, mi sono svegliata e ho realizzato che è passato un anno dalla mia laurea. Mi sono guardata indietro, ho cercato i cambiamenti, ho ripensato alle mie ambizioni. Mi sono detta che forse devo moderare il tiro, abbassare un po’ la posta, lasciarmi andare, ed aspettare. Ma visto che le cose non durano in eterno (e me lo ricordava stamattina Firmino a colazione, proprio mentre leggevo le ultime pagine), non si può aspettare. Ed al di là della voglia di mantenere i ricordi e mai dimenticare, oggi mi dico di non abbassarla quella posta, ma di tenerla alta e di stancarmi per raggiungere quegli obiettivi pretenziosi ancora un po’ indefiniti, forse, ma che giorno dopo giorno, mentre il mio modo di vedere le cose cambia e si trasforma, e le mie convinzioni sono in discussione (…), diventano più concreti.

Il treno corre veloce, attraversa l'italia verde verdissima, passa accanto al mare. La gente si alterna intorno a me. Mi raccolgo su me stessa, infreddolita, l'aria condizionata è troppo forte. Leggo, tutto il tempo, con lo zelo necessario per arrivare alla fine del viaggio con il libro finito. Mi fermo a pensare al mese che mi aspetta, forse troppo denso di cose. Mi fermo a pensare ai mesi trascorsi, al punto scelto per poggiare i gomiti sul tavolino e fare i conti.
Leggere, partire, osservare il corridoio e, a tratti, creare un nido. Nuovi contatti, confrontarsi. Scoprire le cose belle che si possono fare, ed i kilometri e le attese. Un nuovo strano ed atipico desiderio di progetto, prendere le misure e disegnare. Condividere momenti difficili ed annusare odori che non si vuole mai più percepire, avere pazienza, e non vedere l'ora.
Stringere alleanze,potrebbero essere svolte, patti veri, e allora bisogna crederci, ed essere sempre sincere. Chè siamo romantiche, e vogliamo investire nei sogni, e nella forza.
Sentirsi dire a notte inoltrata che ora che sei una brava persona, puoi continuare ad esserlo, convenire che forse è questo crescere.
Arrivare, poi partire ancora, con fatica, ma senza stanchezza.
Ci sono cose che non pensavi di poter mai fare.
Ci sono idee che, così, ti passano un attimo per la mente e volano dalla finestra.
Ci sono sogni, speranze, tempi che aspetti che arrivino ma non cammini nella giusta direzione per incontrarli.
Poi, capita che condividi l'idea, manifesti il sogno, ti permetti di fare delle cose.
Un gioco, solo un gioco. Riflettere, divertirsi, stancarsi e capire.
Quando succede, con la forza di due, che è meglio della forza di uno, allora pensi e speri di poterlo far succedere ancora.
Il tedio mi assale. La pigrizia mi vince. Il tempo che fugge e i chilometri che percorro. Rifletto. Sono cambiata, è vero, non è più come una volta, quando due settimane prima del mio compleanno ero già in festa, felice di essere protagonista per un giorno, prepotente nell'attirare l'attenzione e ricercare la compagnia. Sono cambiata, è vero, non ho più voglia di aspettare il mio compleanno, sono triste al pensiero di dover partecipare alla farsa di famiglia in cui sono falsamente protagonista e mi sento un'estranea. Vorrei potermi sentir libera di dire ai miei, solo a loro, di andare a cena fuori, ma poi farei fatica a riempire il tempo di conversazioni, omertosa come sono con loro.
Ieri uno slancio di buona volontà mi ha condotto al supermercato, ho scelto le candeline, ho pesato le melanzane. Poi ci ho ripensato, ho aperto le buste e ho rimesso le melanzane scelte nelle cassettine, sono passata per l'uscita senza acquisti con il carrello vuoto, che strano, ho vagato un po’ per la città, e per inerzia mi sono trascinata in libreria dove, finalmente, ho trovato un po’ di serenità. Forse l'idea di strisciare la carta e spendere soldi - a prescindere dal modo - forse i libri che ho scelto, ma ho cominciato a sentirmi un po’ più serena di fronte a questa nuova consapevolezza del cambiamento. Che poi, non è che in assoluto io voglia ignorare il mio compleanno, è solo che mi affligge il pensiero di non trascorrerlo completamente serena. Quali pensieri mi turbano? Più di altri, le considerazioni sulle persone. La mia incapacità di confrontarmi, il silenzio in cui mi chiudo, l'apatia con cui evito gli eventi mondani, l'inutilità della discussione e il dramma dello scoprirsi diversi. Le idee che ci dividono, il non aver voglia di confrontarci, le strade che si separano e ci portano lontani, e poi ci guardiamo e rimane il silenzio.
Intanto, con gli anni che compio, i miei che invecchiano. Io che comincio a lavorare, e la loro pensione in agguato dietro l'angolo. Mia madre, così giovane ancora, lei che insegna e finalmente è in pace con i suoi bambini, tra i cartelloni e le letture, lei che ogni volta dimentica la destra e la sinistra, e che con ingenua spontaneità non può non avere feeling con quelle creature. Lei, che ha lavorato tutta la vita, ora costretta a lasciare la scuola, lei che, ne sono sicura, è uno dei pochi individui che ancora meritano il diritto di fare scuola, e mentre con rammarico ed amarezza mi racconta le sue delusioni, si fa forza e trova speranza e cerca di insegnarmi quali sono le cose importanti della vita. Chiede dei nipoti, per riempire il suo tempo e costruire la mia vita, e guarda le mie foto, e mi dice che sono bella.
E la luce della sera è serena dalla mia finestra


Forse è vero che io non riesco a parlare, ad aprirmi, forse sono vere le accuse che amiche più o meno lontane talvolta mi muovono, e che si riflettono nelle continue richieste di mia madre di raccontarle della mia vita, con me che sfuggo perfino ad i regali che le faccio, lasciandoli in improbabili posti e in improbabili momenti, come, bè come se fossi una dura dal cuore tenero.
Forse è vero che fatico a raccontare di me e arrossisco di fronte ai miei migliori racconti ed è vero perfino che non amo fare conversazione con gli amici di amici, mentre a volte sono logorroica con perfetti sconosciuti ai quali non racconto la mia vita, ma mi rivolgo presumendo che possano seguire il filo logico-illogico dei miei pensieri
Forse è vero che è scorretto rimanere in silenzio quando invece devo delle spiegazioni e sfuggire le ragioni che mi muovono e perfino gli appuntamenti quando mi annoiano ma non ho il coraggio di affermarlo.
E forse è vero anche che è scorretto tacere di fronte al confronto, alla discussione che si innesca a tavola, quando i commensali la pensano diversamente da me, e mi provocano anche ma no, non riesco a dire la mia.
A mia discolpa, solo il fatto, inconfutabile, della mia presenza costante e sincera ed affettuosa nella vita di queste persone che no, a volte non ritengo in grado di capirmi, con cui a volte non voglio discutere, che in generale hanno poco accesso ai miei pensieri. Ma che tuttavia possono, se voglio, leggermi nelle chiare manifestazioni del corpo.
Solo un problema di linguaggio, dunque?