sabato, 06 settembre 2008, 11:11
specchio


Ho letto in giro che settembre è un po’ come un capodanno, che si ricomincia, pieni di propositi. Ci ho pensato un po’ su ed in qualche modo credo che sia vero. Solo due settimane fa trascorrevo la serata con due vecchi amici a discutere di quanto fosse meglio scegliere la piscina piuttosto che un corso di ballo, e che comunque è necessario decidere di fare qualcosa prima dell'arrivo dell'inverno.  Ieri mattina, poi, giravo in tondo nella mia camera, a piedi scalzi, ripetendo ad alta voce prima di un esame  e all'improvviso ho tirato su il coperchio del pianoforte, e ho cercato di ripetere quei soliti gesti. Trovare la posizione, assestarmi sullo sgabello, il braccio con l'angolo giusto, il piacere, al tatto, dei tasti bianchi e lucidi, spinti giù fino in fondo troppe poche volte dalle mie mani incerte. 

Ho sentito il desiderio di provare ancora, di avere qualcuno che si metta accanto a me, a sistemarmi la mano, che mi aiuti a saperla lasciar cadere quando deve, a non mettere forza nel polso, a non essere rigida.  Che mi porti il tempo. Che mi indichi le cose da fare, e mi suggerisca come farle, e mi sostenga e mi incoraggi. Ho pensato che potrei trovare un insegnante, e cercare un buco nelle ore per dedicarmi a lui, ora bianco difronte a me.

Mi sono detta che è solo il bisogno di un proposito per il settembre-capodanno, uno di quei capricci che perdono vigore già sotto Natale, e che arrivati all'estate non ci si ricorda nemmeno di aver cominciato, e che allora non ne varrebbe la pena, e poi dove lo troverei il tempo? Ed avrei forse la caparbietà di dedicare a lui, solo a lui, un'ora del mio tempo ogni giorno, quando a fatica lo trovo per le persone? E poi, dovrei farlo accordare, che è proprio giù di tono, e ripulirlo, togliere tutta quella polvere..

Mi sono detta che si, poi, tra un po’ ci ripenso.


La sera, continuando a ripetere, seduta sul letto, l'ho guardato ed ho provato una sensazione stranissima, inquietante, ma non brutta, difficile da descrivere, contrastante. Pensavo che si, è vero, gli esami non finiscono mai e la vita è un esame e bla bla, ma poi, quando sai che il giorno dopo è proprio l'ultimo che devi sostenere, quello che una firma, il tempo di guardarla, e poi il libretto si consegna in segreteria, ecco, è da lì che è nato l'impulso di toccare i tasti, la mia grande cosa incompiuta, la mia paura di scontrarmi col mio limite suonando ed il terrore di scoprirmi troppo poco. 


Un tempo di bilanci, un cliché del capodanno, in effetti. Rendersi conto che questi anni, mentre tentavo di diventare un ingegnere (anzi, un'ingegnere, che sono donna), li ho impiegati a cercare una forma per me, una forma di me. Come con un libro, chiuderlo mi mette un po’ tristezza.  Si, lo so, lo scaffale è pieno, posso scegliere il prossimo, ma l'ultima pagina, quella quarta di copertina, che giro e poi lo riprendo tra le mani, lo soppeso, lo faccio mio, quel momento è la vera ragione per cui ho deciso di leggerlo, e di continuare, anche quando avrei voluto smettere,  e quella commistione di sentimenti la provo ora.

Sembra difficile vedere il legame tra il piano e l'ultimo esame, eppure ora che ci penso mi sembra così evidente, lampante. E' che arrivata (quasi) in cima mi sembra di vedere meglio quello che ho lasciato dietro, e questo spettro da cui sono fuggita - il pianoforte -  spaventata, amareggiata, e che ora mi sembra sciocco temere. Anzi, comincio a pensare che conoscerlo meglio possa essere un altro modo per confrontarmi con il limite, che a quattordici anni, prima di poterlo incontrare, ho evitato, cambiando vilmente strada, ignorando che potesse esistere, pur sapendo che esiste. 

Allora questo libro che si chiude, e che soppeso in questi giorni, ha il sapore di tutte le porte che apre, e la saggezza che il limite, in fondo, si può conviverci e pure governarlo, senza doverlo per forza dominare.


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mercoledì, 13 agosto 2008, 15:59
specchio


Si, dunque, questa vita qui è piena di parallelismi. Ed è inquietante. Ok, potrebbe non esserlo ma per come sono io lo è e basta. Riflettendoci, però, devo ammettere che tanto cose parallele non si incontrano mai, ciascuna per la sua strada, ciascuna in modo indipendente.


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mercoledì, 06 agosto 2008, 12:32



Qui urge una consulenza ed un parere. Valigia piccola, voglia di leggere tanta, tempo per farlo...da concordare...

Allora, quali mi porto?

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domenica, 03 agosto 2008, 23:36
specchio


Insomma, ho passato qualche giorno ad esaudire il mio desiderio di rinnovamento. La mia camera ha cambiato faccia e da pallida e per bene com'era (ma anche piena di polvere e zeppa di cose-ricorda-avvenimenti) è diventata più vuota, più pulita e più colorata.
Faticosissimo. Risultato tecnicamente scarso (mamma mia quanto è difficile far scorrere il rullo sul soffitto inclinato!!), ma soddisfazione alle stelle (anche se ho dovuto staccare le stelline che avevo un tempo sulla parete).
Ora l'ambiente è molto più in sintonia con la serenità emotiva che in questo momento mi appartiene. :)
Le foto, tutte qui

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mercoledì, 30 luglio 2008, 12:39
ritratti


Siete percaso alla ricerca di qualcosa? Volete fittare una camera? Vendere un computer? Comprare una moto usata? Regalare un cucciolo? Pubblicizzare un evento? Manifestare un dissenso?
Bene, sicuramente saprete come raggiungere al meglio il vostro obiettivo e, armati di carta e penna, o magari organizzati perfino con volantini photoshoppati e fantasmagorici, ve ne andrete ad attaccare tutto ciò su qualunque superficie possibile.
Benissimo, ottima idea.
Un consiglio, però: non perdete tempo con le bacheche lungo il corridoio del piano terra della Facoltà di Ingegneria, si proprio quello con l'entrata accanto al bar e dove ci sta il bancomat della Banca Popolare di Bari: il vostro volantino non durerebbe più di due-tre giorni al massimo.
E si, perchè un solerte ometto che ogni tanto scorazza sulla macchinina-pulitrice, la sera si preoccupa di liberare accuratamente tutte le bacheche di quel piano. All'inizio, quando ho notato che erano sempre vuote, ho apprezzato l'intervento, e l'ho subito associato a lui, che spesso, quando vado via a sera inoltrata, gentilmente impedisce l'uscita da quel corridoio, lavato di fresco e col pavimento non ancora asciutto, e guida le persone in quello parallelo (che in realtà puzza di mensa). Col tempo però ho notato che tale meticoloso e zelante ometto non si limita ad eliminare manifesti ormai scaduti e bandi oltrepassati ed eventi  di cui già si è persa memoria, ma toglie proprio tutto, anche quello che ancora non è successo.
E' così, se ne sta lì, alto e magro com'è, impalato, nella sua tuta verde, pallido che fa impressione e con gli occhi celesti in cui si riflette il suo pallore. Le orecchie a sventola e l'aria autoritaria, che però lascia trasparire un senso di gentile rispetto mentre pasticcia con le parole ed una sera dice ciao, l'altra ancora si rivolge con il voi, blocca la strada incastrando il manico di scopa tra le porte, e si trascina camminando a papera mentre aspetta che finisca il turno. E' uno snorki.
Ha un'aria familiare, ed è rassicurante trovarlo lì, con quella sua faccia buona, che mi fa pensare che anche alle nove di sera posso stare tranquilla se sono sola e tutte le luci del corridoio sono spente e le porte tutte chiuse.
Quell'aria familiare, però, pensa e ripensa, un senso ce l'ha: una vecchia foto di un carnevale ai tempi della scuola materna in cui col mio vestito da puffetta facevo il girotondo con i compagni, e tenevo per mano proprio lui. Lo snorki che stacca i volantini.

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mercoledì, 30 luglio 2008, 10:43
ritratti, boulevard parisien


E' stato un periodo tormentato e difficile, e dormire bene, praticamente impossibile. Le ho provate tutte, allora, a partire dal "forse è questo paio di lenzuola, troppo colorato, ad indurre un sonno agitato e non riposante".a finire col cambiare posizione, cambiare cuscino, cambiare orario.
Poi, ho provato a cambiare la sveglia. E' che era inquietante, così continua, e talmente sottile che mi sembrava continuasse anche quando ormai ero in piedi, e si rifletteva nella campana lontana attaccata al collo di una smunta capra qualche centinaio di metri lontana dalla mia finestra. Così, ossessionata da quel beep beep, una mattina più irrequieta del solito ho cambiato.
Ed è allora che, mentre impostavo cartoon, ho ripensato a lei, la vietnamita che mi ha ospitato nella mia seconda settimana parigina.
Arrivando da lei, ho finalmente realizzato di essere a Parigi, che nella prima settimana era stata solo LC1 (che non è lo yogurt) da Levallois-Perret, dove era il mio albergo, a Paris Dauphine e ritorno, cene macdonaldiane e solitarie, e confusione infinita ed estrema senza poter scambiare molte parole con nessuno. Comunque, dicevo, arrivando ho visto la torre Eiffel, e poi sono andata da lei con una rinnovata energia che non mi ha fatto nemmeno pesare i sette piani di scala a chiocciola di legno e dai gradini consumati e scivolosi per i quali ho dovuto trascinarmi l'enorme valigia che avevo con me.
La sua chambre de bonne mi è piaciuta troppo, con la moquette blu ed i suoi libri per imparare a cucinare. Minh è strana e gentile. Mangia come un roditore, in realtà, che non è una bella immagine, ma resta a suo modo graziosa e delicata. I capelli nerissimi, e come spaghetti, e gli occhi a mandorla. Le sue scarpe ed uno zaino enorme e semivuoto. Mi ha fatto mangiare una cosa strana, una specie di carne essiccata e conservata sottovuoto che, pare, abbia il senso delle nostre patatine da aperitivo, condita con sale e limone, ed io le ho preparato il caffè e la pasta con le zucchine. Ho passato una mattina con lei in lavanderia, a cercare sui giornali un annuncio per una casa per me, e abbiamo dialogato attraverso il vocabolario. Lei non parlava inglese, ed io non parlavo francese. Belle commedie, insomma.
La sera, metteva il suo cuscino a rullo in mezzo al letto e si girava dall'altra parte augurandomi la buona notte. Al mattino, il suo cellulare cominciava a suonare, con una musichetta un pò cartoon, appunto. E poi, continuava a vibrare durante i corsi, e non lo staccava mai. I piedi a papera, e la strana mania di spostarsi col pc per tutto il piano alla ricerca di una rete libera a cui connettersi. Le sue telefonate in quella lingua incomprensibile ed il bagno nella cucina. Faticoso pensare di tenere sullo stesso mobiletto i pacchi di pasta ed il deodorante, e lavarsi i denti nello stesso lavandino in cui si lavano i piatti!



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venerdì, 25 luglio 2008, 23:12
specchio


Per quanto geek io possa essere, e per quanto io possa amare esserlo, no, non c'è emozione più bella di quella di aprire la vecchia, arrugginita e malandata cassetta della posta e trovare una cartolina che arriva da lontano.
Fosse arrivata da vicino, sarebbe stato lo stesso.

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mercoledì, 09 luglio 2008, 15:31
conneries


Ma il magnum caramel&nuts, che è oggettivamente piccolo, perchè si chiama magnum?

(si, sono vittima di disordini alimentari, ma fatevi i fatti vostri che camperete cent'anni)

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giovedì, 03 luglio 2008, 05:42
specchio


Qualche sera fa, in campagna di un amico, ho passato un tempo indefinito ed apparentemente indefinitamente lungo, sull'altalena. La classica altalena con le corde e il legno, il fresco della sera, il caldo del vino, il profumo del prato e la sensazione del  cielo sereno. Un senso di pace che non provavo da tempo.


Ieri, ho scelto qualcosa che apparentemente è contro senso, contro logica, contro utilità, che non ha nulla di razionale ed avrà un prezzo, per ora ancora da stabilire, forse anche troppo alto. E' stato però un gesto che avevo bisogno di compiere, da molto tempo. E' stato rifiutare un voto ad un esame, dopo averlo sostenuto molto male. Non so cosa sia andato storto, non sono arrivata impreparata ed ero particolarmente agitata. Il voto basso che il prof mi ha proposto non è un voto che influisce sulla mia media, e la materia non è una materia che mi interessa. Per di più era il terzultimo, sono agli sgoccioli e perdere tempo è l'ultima cosa che vorrei, ma ho sentito dentro di me il bisogno di riflettere ancora su quello che ho studiato e trovare le ragioni per cui non sono stata capace di dimostrarlo.

E' una vecchia storia questa, che mi porto dietro dagli ultimi esami della Laurea Triennale: c'è stato un momento, allora, in cui ho cominciato a prepararmi per una data ed inevitabilmente ritardare di una settimana l'esame, perché volevo più tempo per pensarci, e poi ho visto scendere il mio rendimento, la mia concentrazione, ho perso quel modo brillante di descrivere le cose che spesso mi ha permesso di superare con voti eccellenti anche esami in cui la mia preparazione non era al top.

La laurea specialistica poi è cominciata in una fase strana della mia vita. Il primo esame che ho sostenuto,stessa spiaggia stesso mare, l'ho sostenuto e non volevo sostenerlo. Avevo bisogno di pensarci; in quel momento, però, mi sono lasciata spingere e convincere ad entrare, sedermi, e quando sono uscita, mi è stato fatto notare come fosse importante accettare quel voto. Questo poi si è ripetuto altre volte, anzi a dire la verità se non fosse stato per una presenza costante che mi ha aspettato dietro la porta in tutti questi esami, probabilmente ora sarei alla metà, e non vorrei, davvero. Ma ieri no, ieri, un moto d'orgoglio, o forse un pizzico di follia, o non so cos'altro, senza alzare lo sguardo - l'ho fatto solo dopo - mi ha indotto a dire - non lo voglio - .

 

E' che devo capire: dove è andato quel modo brillante di discutere? Dove è finita la capacità di restare concentrata e pensare? Dove l'intelligenza per collegare le cose fra loro? Non mi basta sapere che so, non è sufficiente a lavarmi la coscienza. Il punto è che devo dimostrarlo, all'altezza di quello che so. E' il senso dell'esame, è il momento in cui si dimostra, si verifica, e si affronta a testa alta il giudizio. Ma il giudice deve essere prima in sé, e ieri, per me, l'esame non l'ho superato. [D'altra parte, forse nemmeno per il prof, che prima mi ha proposto quel voto bassissimo, e al mio rifiuto mi ha chiesto come penso di studiare ora (gli ho francamente detto che forse ho studiato in modo superficiale, un po’, ma non credo di avere bisogno di molte spiegazioni, che mi ha proposto di darmi), me ne è sembrato convinto: quando nel pomeriggio sono tornata da lui per dirgli che tra un paio di settimane vorrei sostenere di nuovo l'esame, mi ha detto ok, ma che secondo lui non sarà abbastanza. Allora, vuol dire che non era abbastanza anche ieri?]


So che ho fatto una stronzata. Ma non sono pentita, anzi. Sono serena, ora, come quella sera sull'altalena, perché ho ritrovato quella persona che ero, e che per troppo ho lasciato stare in silenzio. Ho bisogno di saper dimostrare quello che sono, e finché non ci riesco, devo riprovare. Ho bisogno di fare le cose che mi piacciono, come andare sull'altalena, che a 26 anni sembrano non avere un senso, e magari non ce l'hanno, ma sono parte di me.


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domenica, 29 giugno 2008, 19:06
dedicato a, bloggers, leggendocondivido


Voglio dire, visto che ci si lamenta della mia pigrizia o presunta distrazione, io non solo lo linko (a destra, alezen, non mento), ma lo pubblicizzo pure. Va da sè che lo leggo (ed il titolo del post lo dimostra).Se lo meritasse, almeno! d'altronde, questo ennesimo suo tentativo di fare il blogger va in qualche modo stimolato, se non altro per amicizia (). Speriamo bene! Costanza, Ale, costanza!

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venerdì, 27 giugno 2008, 15:06

Allora, il prof, quello che mi ha dato della pallida, arriva, con la sua tenuta estiva con pantalone arancione, e  sapendo che io sono sempre provvista di chewingum, me ne chiede uno:- mia moglie mi ha fatto il caffè col sale e andavo di fretta e me lo sono bevuto quasi tutto  -  - eh le donne, prof!- .

E poi se ne va. Torna dopo qualche minuto, e prima di cominciare a lavorare, dice qualcosa sul come si sente la bocca.  - Prof, ma il sale è stato un errore? -  - Eccerto capellone - risponde il prof con il noto soprannome per lo schiavo senza capelli. - Ci mancherebbe - dico io e subito capellone controbatte - E ma io chiedo, sono curioso, so che il caffè col sale si usa per la stitichezza - .


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venerdì, 27 giugno 2008, 00:24
fortuna, i-phone, wikio


Quindi, bando alle ciance e un pò di sana pubblicità per tentare la sorte.
banner per la sponsorizzazione
Che gioca qui, con Wikio, che mette in palio un i-phone.
Andate e partecipate!

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giovedì, 26 giugno 2008, 12:54
bloggers


E' da un po’ che ci penso: mi chiedo cosa fare di questo spazio. E' che faccio fatica a scrivere, faccio fatica a mettere in ordine, come prima invece mi veniva facile, quello che osservo. Mi accorgo di scrivere cose che, se le leggessi altrove, troverei molto stupide e affatto interessanti. Mi accorgo di allontanarmi pian piano da tutte le persone che in rete ho conosciuto e di usare sempre meno i social network che per lungo tempo hanno riempito il mio bisogno di comunicare.  Poi mi guardo intorno ed osservo che non sono l'unica a sentire questa cosa. Ne hanno già parlato altri. Faccio fatica anche a scorrere i miei feed, e a volte mi chiedo anche perché ne tengo alcuni che non leggo praticamente mai.

Mi chiedo se questa mia stanchezza sia legata al bisogno che ho di vivere più real life (e al contempo intessere relazioni con un samsung, ad esempio ), o forse sia indipendente. Magari dovuta alla difficoltà che ho di lasciar davvero intendere quel che vorrei comunicare. E mentre il mio compagno di lab dice che gli piace un sacco come rendo le cose, come parlo, come mi esprimo, io mi convinco sempre più che non è certo questo - e non lo sarà in futuro - il mio ruolo. Comunicare, in modo diretto, non fa per me. D'altra parte, questa mia difficoltà si vede pure quando a pranzo con i miei parenti mi nascondo in cucina a lavare i piatti pur di non cadere nelle banalità dei discorsi di tutti i giorni, e soprattutto pur di evitare domande a cui non ho voglia di rispondere, forse per presunzione, forse per timidezza. Ma sto divagando.

La questione aperta, ancora più aperta dopo una breve discussione con AleAllaRicercaDiUna.k.a., è quanto bisogno ho di questo spazio, quali sono le ragioni per cui ancora lo alimento e verso quali lidi voglio dirigerlo. Infatti almeno questo per ora è sicuro: non buttarlo via, perché è parte di me, e non si butta nulla (anche se qualcosa la rinnegherei, sono sincera). 

Rifletto allora a voce alta, magari immaginando che chi mi legge e resta silenzioso possa aiutarmi a capire quello che oggi non capisco.

Quanto ho bisogno di questo spazio non lo so esattamente. So che mi piace. Solletica la mia vanità e riempie il mio tempo. Mi lascia parlare quando magari nessuno mi ascolta e pensare ad alta voce senza dover censurare il mio pensiero.  (qui poi sorgono altre domande e mi chiedo quanto censuro, perché censuro, quanto lascio filtrare di me e della mia vita privata, quanto è giusto che giò avvenga, quanto sono responsabile di quello che dico, ed è evidente che è ancora poco, dato che faccio fatica all'idea che tutti proprio tutti sappiano che stellakeride sono io e che io sono stellakeride).

Quali sono le ragioni per cui lo alimento (ed ancora lo alimento)? E' cercare di  descrivere quello che vedo attraverso i miei occhi. Filtrarlo, interpretarlo, e da queste analisi capirlo meglio.

Allora mi accorgo che per fare queste mie analisi e dare queste mie letture è necessario dedicare del tempo, fermarsi a riflettere e non buttare giù quattro righe. Ed è vero anche che è passato il tempo dei post-flusso-di-coscienza, ed è maturata in me l'esigenza di rileggere e rileggere e rileggere ancora.  E più spesso ancora di pensare e ripensare e ripensare ancora prima di scrivere. Così, rimangono su un post-it  le note che prendono, perché un giorno vorrei raccontare di questo e di quest'altro, e non lo faccio mai. E sembra che sia come tutte le cose della vita. Mi dico un giorno farò l'inter-rail e poi scopro che già non posso farla più (o meglio posso farla, ma comprare un biglietto da adulto non è la stessa cosa, ed ormai non ho più l'età per il biglietto da young :( ) e così mille altre cose.

Mi resta dunque da capire dove voglio andare. Ed ancora non lo so.


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mercoledì, 25 giugno 2008, 08:55
cliché


Se i panni da lavare non sono nella vasca, allora nelle mattine d'estate sono già in lavatrice, che è in funzione.
E quindi, l'acqua, data la bassa pressione, non arriva alla doccia.

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martedì, 24 giugno 2008, 12:22
cliché


Le mattine d'estate entro in bagno per fare la doccia e la vasca è invasa di panni da lavare separati già per colore.

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